








Sogliono per la maggior parte coloro c'hanno fatto fatica in qualechuna de le buone arti, dedicarla a quel Principe che nel suo tempo si diletta dessa, non meno per dargli segno di servitù, et di more, che per ch'ei ne sia protettore, et fautore, et questo ho deliberato far ancor io con Vostra Excellenza, Illustrissimo Signor mio in una fatica, che ho preso ne l'arte de l'architettura, quantunque io sia il minor di tutti gli architetti de i nostri tempi. Per che sono in Roma sotto l'ombra di PAULO III Pontifice Maximo naturalmente inchinato, et per experientia dotto così de l'architettura, come de l'altre scientie, Antonio da San Gallo il saper del qual si vede grande in molte belle fabriche da lui fatte in quella città, ma grandissimo nel bellissimo Palazzo di Sua Santità nel cardinalato incominciato, c'hor nel papato si finisse et Messer Jacopo Meleghino Ferrarese molto inteligente di quest'arte. In Venetia ricetto di tutto il ben humano et divino, il Serenissimo et non mai apieno lodato Principe, messer ANDREA GRITTI, ha condotto al servigio de la sua inclita Republica questi singular huomini, che così fanno stupenda questa città di nobili, et d'artificiosi edifici come la fece Dio mirabile di natura e di sito, Antonio abondi util'huomo per la maniera de le fabriche usate ne la città; Iacopo Sansavino famoso scultore et architetto; Michel da san Michele, ne le fabriche sì per la commodità et per l'ornamento de la pace, come per la difesa de la querra expertissimo, et Verona sua patria ne può dar buon di lui testimonio, non solamente da lui et de i tempi divini et de' civili edifici ornata, ma ancora con diverse machine contra la guerra fortificata con ordine del Illustrissimo Signor DUCA di Urbino generale Capitano di questa gran Republica consumatissimo in tal arte quanto alcun altro di Christianità; né tacerò di Legnago fortezza inespugnabile da lui fortificata, et accommodata di allogiamenti civili, con ordine perho del sopradetto Signor DUCA, oltra molti altri luogi in Italia et fuor di essa da lui reparati. Il Cavalier Titiano, ne le cui mani vive la idea d'una nuova natura non senza gloria de l'architettura, la quale è ornamento de la grandezza del suo perfetto giudicio. Che dirò io di messer Vettor Fausto? il vivo, et sottil ingegno del quale è così applicabile all'architettura, come alle scientie et alle lingue, sì come si può comprendere da la numerosa giouentù, che sotto la sua molta erudition cresce ne la scola al culto del suo inqegno litterata et presta, et alquato al l'operar con le mani, et da la non prima creduta pruova ch'ella sia nel suo nascimento veduta quinquereme, che era stata settecent'anni morta con grandissimo honore, et reputatione de la patria sua. Potremmo accoppiar con questi molti gentil'homini de la noblità, che non pur si dilettano, ma sanno di quel'arte quanto i miglior maestri, come è messer Gabriel Vendramino, messer Marcoantonio Michele, et messer Francesco Zeno, e molti altri che del continuo hanno in opera qualche diligente maestro particulare, a commodo loro et ad universal ornamento de la terra. Evvi ancora messer Alvigi Cornaro non solamente architetto da sé grande, ma fautor grandissimo di tutti gli architetti, la bella loggia del quale dà inditio di quello c'ha da reuscir la sua casa in Padoa con moltissimo ornamento et gloria di tutta la città. Non tacerò in questa occasione di messer Alessandro Strozzo fiorentino, ma fatto da molti anni in qua habitator venetiano, il cui sapere in quest'arte è tanto più meraveglioso quanto ne fan men professione, et ne parla meno, dico, che con honor di tutti gli altri che in Venetia sono, et che si dilettano, et intendono de l'architettura, questo è raro, et di singularissimo giudicio. In Fiorenza è Michelagnolo Buonaruoti, sotto il cui chiaro lume non pur la Thoscana risplende, ma tuto il nome latino, et da le man del quale l'opere dipinte et sculte ne l'antica lor gloria sono ritornate. Nel stato d'Urbino al stipedio del mio unico Signore Duca FRANCESCO MARIA in questa de l'architettura come in tutte l'altre arti giudiciosissimo e lo excellente et per theo rica, et per pratica Girolamo Genga, non men pittor, che architetto, come per le sue molte opere in quel stato con sua gran lode si può vedere, apresso al magnanimo Signor FEDERICO Duca di Mantoa liberalissimo rimunerator, e premiator d'ogni virtù e quel bellissimo ingegno di Iulio Romano, vero allievo, et certo herede sì ne la pittura come ne l'architettura del divin Raphael da Urbino, la immatura morte del quale [p. 002R] sarà sempre lagrimosa ne la memoria di coloro, che fanno quel' che sia dissegno perfetto, inventione, legiadria, dispositioni giudiciosa, et colorir accomodato. Evi ancora Batista già lodato muratore, et hor lodatissimo architetto sì ne la theorica come ne la pratica expertissimo, ultra molti altri bellissimi ingegni, et intelligenti di quest'arte che in diverse parti d'Italia sono, la fama col nome de' quali, non è così chiaro, come sarebbe, se fossino adoperati da gran Principi in gloriose imprese, dove mirabilmente, et con grande honor del mondo reusciriano. Et di questo piangne, et si duol Vitruvio nel principio del suo terzo libro. Fra questi adunque così chiari ingegni come m'ho io da in introapore a quelli quasi oscura ombra fra tante lucidissime stelle? Senza aiuto, et protetion di Vostra Excellenza a cui mi volgo, come a lucentissimo Sole, la natura et benignità del quale è di porger i suoi raggi, et dar parte del suo ineffabil splendore così sopra la dura terra, et la vil paglia d'ogni humile, et basso tetto, come sopra i prezzati marmi, et sopra i dorati colmi d'oqui alto et superbo palazzo. A voi dicoo HERCOLE II, che tenete il nome del sole, la cui nobilissima casa da Este ha sempre havuto et ancor have gran copia d'ogni excellente ingegno in tutte le nobili arti, et tra quelle, in questa de l'architettura quanto a la theorica, come è messer Celio Calcagnino, che non pur di tutte le scientie è peritissimo, ma di questa intende quanto alcun altro si sia. Messer Iulian Nasello il quale ha voluto che si veda imparte quanto sia grande il suo concetto ne l'architettura, con una sua fabrica, ordinata in cotesta città di Ferrara, con gran testimonio de la sua multa scientia. Oltra molti altri et letterati, et dotti che vi sono, nondimeno al operare, par che per la morte de i passati non habbia hora che in questa arte molto si fatichi, il perché ho deliberato come ho detto, reverentemente supplicar a Vostra Illustrissima Signoria che non si sdegni s'io ho ardir di farmi quale io mi sia con l'opere mie suo, et ad accettar queste mie fatiche sotto il ricetto de la sua benignità, con quella mansuetudine, che alla moltissima virtù del animo vostro si conviene, et per aitar il picciol mio lume, et farlo chiaro col vostro sole fra quelli, c'haranno volontà di saper quel ch'io dico in questo, che è il quarto de' sette libri, che penso mandar fuori ne l'architettura et sia senza meraviglia vostra che io incominci da questo, imperò che essendo sette li pianeti, et tenendo voi el nome del quarto, che è il Sole, dal quarto ancora soto 'l nome, et protetion vostra era convenevole che io principiasse, come ho fatto, promettendo a Vostra Excellenza che sel suo benigno pianeta scalderà, et sosterrà il mio oscuro et basso ingegno, come pur spero, darvi ancora qli altri sei libri che sono già orditi et si può dir mezzo che tessuti. Et non come presuntuoso, ma come obligato a ciò fare, con quella poca gratia ch'io ho da Dio avuta non altrimenti che se la sua larghezza me n'havesse di grandissima fatto ricco. Volendo io come voglio, attender alla dotrina del suo santissimo Evangelio ne la parabola de i partiti talenti: per cioche havendosi essa parabola ad intender per la maggior, et minor larghezza da i divimi influxi versata in noi secondo la capacità de le anime nostre, possiamo da questo creder, che anco tutte le anime, sotto una istessa mesura di valor non vengono poi che in esse il maggior et minor numero de le gratie a ciascuna secondo la sua proprietà si dispensa. Il mio ingegno è picciolo et la virtù di molti, che ne l'architettura fanno questo secolo adorno, grandissima. Pur nel mio solo et picciol talento son tenuto far quello, che son anco obligati quelli, che n'hanno havuti tanti et così grandi non dispregiando la gratia che senza alcun mio merito è piaciuto a Dio darmi, nè tenendola sepolta ne le tenebre del mio terreno. Anci ho voluto mandar a luce tutto quello che ho potuto capire in questa nobilissima arte de l'architettura, non tanto per mia laude, che po esser molto poca, quanto per accender gli animi di quel li che la possono acquistar immensa a non tener otiosamente nascosti i lor thesori et a voler insegnar quel che ha ad esser di grande ornamento al mondo. Et se da la gratia d'un sol talento si potrà comprender qualche ragionevole acquisto, quanto et quai richezze faran quelle, che dal maggior numero de i talenti possono uenire? Dico che se da così minima favilla, che a Dio piaque darmi col mezzo di Baldassar da Siena mio precettor si vedrà uscir alcun raggio, infiniti lumi, et splendori saran quelli, che da tanti soli, che l'età nostra illustrano aspetaremo? Sendo massimamente questi excellentissimi architetti non solamente di molto saper fatti da gl'influxi cellesti degni, ma ancora da i lor benigni principi aiutati et favoriti. Degni adunque Vostra Illustrissima Signoria accettar questo picciol frutto soto il suo ampio splendore del ardente suo sole, con animo alegro et cortese, sotto il cui favor, et caldo, potrà un giorno ancora farsi grande et bello a bastanza.
Sebastiano Serlio, Regole generali di architetura sopra le cinque maniere degli edifici cioè thoscano, dorico, ionico, corinthio et composito, con gli essempi dell'antiquita che per la magior parte concordano con la dottrina di Vitruvio, Venezia, Francesco Marcolini, 1537.
Exemplaire reproduit : Madrid, Universidad Complutense
Sebastiano Serlio
(auteur, dédicateur)
DBI (2018)
Enciclopedia
Ercole II d' Este
duc de Ferrare
(dédicataire)
DBI (1993)