








Hanno naturalmente, Magnanimo et valoroso Principe, gli huomini grandi con gli scientiati una certa santa amicitia, per laquale eglino scambievolmente si giovano et aiutano l’un l’altro. Percioché ogni vigore d’eloquenza riuscirebbe in tutto vano, se i principi, et gli huomini c’hanno imperio sopra gli altri, con le cose grandi ch’essi fanno o in pace o in guerra, non dessero materia et suggetto di scrivere. Et gli honorati fatti anchora de’ capitani illustri et dei Re si rimarrebbono in perpetue tenebre nascosi et sepolti, se gli huomini litterati affine di ammaestrar con essi coloro che vengono dopo, non gl’illustrassero et tenessero in vita con gli scritti loro. Perciò Alessandro Magno quando giunse al sepolcro d’Achille, dicesi che nobilmente esclamò: “o fortunato te, c’hai havuto in sorte Homero, il quale ha celebrato le tue lodi”. Pensò certamente quel gran re (et non senza cagione) che le notabili prodezzę di quel fortissimo capitano, o si sarebbono spente insieme con l’auttore, o certo in brevissimo spatio di tempo dileguate dalla memoria delle persone, se lo ingegno di così gran poeta affaticato non si fosse a celebrarle con l’immortal canto delle Muse. Giacerebbono veramente, ottimo principe, sotto quello smisurato monte della mortalità nostra sotterrate, tutte quelle cose che gli huomini singolari dal principio del mondo, valorosamente, et magnificamente, hanno operate a tempo di guerra o di pace, se lo stile degli huomini dottissimi fuor delI’oscura nebbia dell’oblio non l’havesse sollevate in questa publica luce. Ciò molto ben conobbero Dionigio Principe di Siracusa, quando con tanto honore andò a incontrar Platone, et Catone, quando partendo dall’esercito navicò a Rhodi, per udire Athenodoro, et Scipione, quando egli desiderò tanto di veder Panetio, et Pompeo, quando abbassandosi nella grandezza dov’egli era, si degnò di visitare Possidonio chiarissimo Philosopho. Et di qui meritamente anchora avviene che la Illustrissima famiglia de’ Medici per antico et lodevole suo costume s’è sempre [p. 001V] dilettata per acquistarsi gloria, favorire i nobili ingegni, e in ogni qualità d’huomini esaltare et gradire le lettere et le buone arti. Però seguendo anchor Voi questa usanza de’ maggiori Vostri, sete communemente chiamato et conosciuto per protettore et fautore di tutte le discipline et scienze. Questi sono i bellissimi titoli d’un Principe lodatissimo come Voi, questi son gli ornamenti d’immortal memoria. Con questa cortesia non hanno da paragonarsi, né le lauree, né i carri triomphali, i quali sono apunto a guisa di sogno et di scena, laquale tosto che è levata, tutte quelle belle varietà et apparenze subito anch’elle spariscono, et co’ raggi del Sole tutta la vanità de’ sogni si riduce a nulla. Questo è proprio cosa da re, anzi vero ornamento d’una certa virtù heroica, benignamente portarsi a benificio altrui, giovare ad assaissimi, et sovvenire, aiutare, e inalzare le discipline nobili, per mezzo delle quali noi siamo tanto differenti dagli animali senza ragione. Dove non è nessuno che non sappia, come ciò principalmente è necessario a mantenere insieme la compagnia degli huomini. Percioché levato l’amore delle lettere, non si celebrerebbono più le raunanze degli huomini, anzi senza costumi, senza legge, senza religione et senza humanità viveremmo quasi a uso di bestie. Questi son finalmente grandissimi fregi d’animo bene ordinato, per li quali la natura humana tanto diviene illustre, che s’appressa poco men che a Dio. Conciosiacosa che non v’è quasi niente altro, onde l’huomo si possa procacciare né lode né splendor singolare. Ma perché mi distendo io tanto in parole? Non per altro humanissimo Principe, se non perché sappiate la cagione che m’ha mosso a intitolarvi questa fatica mia nell’historie di Monsignor Giovio. Laquale è stata il pensare di farvi un gratissimo dono. Et a chi si dovea più presentare un dono d’historie, se non a Voi che l’historie et l’auttor di quelle tanto havete amato? Habbiatelo dunque caro per merito suo, et per l’affettion mia, laquale è verso Voi tale, quale l’hanno fatta gli oblighi infiniti ch’io vi tengo, et quegli ch’io son per havervi tuttavia, mentre ch’io havrò spirito et vita. Nostro Signore Iddio vi faccia et conservi felicissimo, come ben meritate. A XXX di Marzo MDLIII. In Fiorenza.
Ludovico Domenichi, Lettre de dédicace, Istorie del suo tempo, Volume 2, traduction italienne Giovio Paolo, Firenze, Lorenzo Torrentino, 1551-1553.
Exemplaire reproduit : Oakland, University of California, Rare D228 .G56 1551
Ludovico Domenichi
(traducteur, dédicateur)
DBI (1991)
Paolo Giovio
(auteur)
DBI (2001)
EM (2014)
Cosimo I de' Medici duc de Florence
(dédicataire)
DBI (1984)