








Remossome al tucto dal publico giogo, ove havendo multi anni spesi, ne ho consequito el medesmo effecto quale da più antiqui et moderni se sole ricogliere del servitio publico, magnifico Lodovicho Torto, incominciava ad godere tranquilla pace una mia istituita agricultura, ove sequitando i vestigii de’ y magiori era recuperato como in porto tranquillo, exempto dai mordaci fastidii ociosi et alieno da publici pensieri, tormenti acerbi nel presente tempo de ogne honesta mente, quando exortato da vui presi el partito de far vulgari le vite de Plutarcho ; ardua impresa senza dubio alchuno et la bassezza del mio fiacchato ingegno exuperante, si per la sua voluminosità, sì anchi per la gravità de loro sententie, ad le quali havendose ad dare idioma congruamente lucido et ornato altra copia de dire, magior doctrina et più exacta experientia che in me non è, se gli recercharebbe pur non di meno credenno de me medesmo più ad altri che ad me tale impresa piglai iocundamente. Et quantunqua sogliano li scriptori dedicare loro fatige et vigilie ad gran signori et principi per riportarne o vero premio magiore o magior fama, nientedemeno considerando io con quanta diligentia ve siate delectato in nelle historie; però se la opera se deve applicare ad quello che più la preza et se è officio de homo latino donare aiuto ad chi de historie brama haver noticia, meritamente ad verun altro più presto che ad vui queste mie inculte lucubrationi ho dedicate. Adtento che essendo Plutarcho de greche et latine historie archivio habundantissimo, vui mediante esso prenderete de quelle perfecta noticia et lui non diventarà coscino né recepto de polvere presso vui, ma ce trovarà tal debito honore che spesso legendolo farrete la sua già morta voce tornar viva. Ma se tucti scriptori de historie et factori de gran facti, havendo ogne lor studio posto in opra sprezzando anchor questa caducha vita, sol per vivere poi sempre per fama, giudicho che Plutarcho et questi magninimi homini de chi scripse, de grande obligo ad vui son debitori, sì per che havendoli io ad piacer vostro deductigli in noticia de vulgari, tanto più lor fama rinfreschandose se dilata quanti sonno più li homini vulgari che li docti fra i quali solo prima se celebrava lor memoria, si anchi che con tal dignissima lictera havete usato studio che se stampe. Che como quel magnanimo Alexandro volse che solo Apelle el depignesse et solo essere sculpito da Pirgotile et che solo Lisimacho el buctasse de gepto, così medesmamente Plutarcho et questi homini laudabili se hor fossero in vita non vorrebono che de nisciuna altra lictera fossero loro opre gloriose poste in carta, parendoli che la dignità de quella istigarà le menti de’ vulgari ad voler simile opra et accrescerà fama ad loro memoria. Cognosco adunqua, magnifico Lodovicho, che fra la excellentia della opera, fra la dignità del vostro merito et la speciosità de simile littera solo sonno le mie parti indigne et imperfecte et che la mia obscurità ad sì grandi splendori dona tenebre, del che presso i discreti iudicii me excuse, ché error confesso merita perdono et la brevità del tempo che ad ciò ho speso et le difficultà nostre domestiche, sì como temo, tale opra nol dimostre da se stessa. Et per che el nostro fine circha tal cosa è far note ad genti indocte queste vite, non meno senza ambito de parole, che [p. 001V] secho sol portar el stil materno, che con chiareza cognosco in nel translatare havere trangressa la lege de lo interprete, però che non ho atteso ad explicare parola per parola secondo la proprietà del latino, el che haveria inducta una inconcinna prolixità et fastidiosa. Ma non discostandome per quanto ho inteso da le vere sententie ho lassata indietro quella lege quale non ad translatori de latino in vulgare, ma ad conversori da greco in latino circha la observantia de y termini se sol requedere assai severamente, nel che al iudicio de docti me remecto, requedenno y loro humani iudicii, ché ogne altro mio errore circha tal cosa vogliano tolerare non aspramente, como processo non da alchuna persuasione de me medesmo, ma solo per far copia de tal degne vite et exempli laudabili alli vulgari.
Plutarque, Vitae illustrium virorum, la prima parte delle Vite di Plutarcho, l’Aquila, Domenico da Montorio et Ludovico de Camillis, 1482.
Exemplaire reproduit : Paris, Bibliothèque Mazarine, Inc 322
Plutarque
(auteur)
Enciclopedia
Battista Alessandro Iaconelli
(traducteur, dédicateur)
DBI (2004)
Ludovico Torti (dédicataire)
Plutarchus, Vitae parallelae, traduzione italiana Battista Alessandro Jaconello, fac-simile della edizione aquilana del Rotweil stampata nel 1482, Comitato per il V centenario della introduzione della stampa in Abruzzo, L’Aquila, 1982 (con introduzione di Armando Petrucci).
Virgilio Costa, « Sulle prime traduzioni italiane a stampa di Plutarco », in Volgarizzare e tradurre dall’umanesimo all’età contemporanea, Atti della Giornata di Studi 7 dicembre 2011, roma uiversità La Sapienza, ed. M. Accame, Roma, edizioni TORED, 2013, p. 83-104.