










ESSENDO già per tanti anni ita avanti et quasi passata in legge la consuetudine di coloro che, stando per mandare in luce alcuna loro fatica studiosa, se le procura primieramente la protettione di persona tanto celebre, che possa rendere il libro ragguardevole a quelli dico, che per meno intenderlo, ne facessero poca stima, senza pure haverne sentito il gusto. Et perché tra tutti che seguono tale consuetudine, mi paiono piu aventurati quelli che a più chiaro nome truovano di ricomandare le opere loro, io che studio sommamente di havere in questo la desiata ventura, mi darò a credere di esser stato felice, se Vostra Eccellenza (come io spero) commenderà questo mio ardire, ché fidandomi de la sua humanità et cortesia (com’io odo eccessiva et mirabile) habbia sotto ’l nome illustre di quella, mandato in publico la tradottione di Lodovico Vives De l’ufficio del marito, et di ammaestrare la femina christiana, opera tanto più degna che sia dedicata a Vostra Eccellentia, quanto più è per voce di tutti manifesto, che quel verace et sincero amore che tra marito et moglie si ricerca, e con ogni sua qualità espresso tra lei et il suo illustrissimo consorte. Né mi ripigli alcuno di temeraria prosontione, come ch’io voglia col nome illustre di così gran Signora fare scudo a [p. 001V] tanto bassa opera, come puotrà alcuno per suo parere giudicare questa mia, io tengo per cosa certa, che egli s’avederà d’haver preso errore, quando gli sarà manifesto me non havermi persuaso di portare con questo mio libro luce alcuna a la Vostra Eccellentia, tanto per se stessa honorata per le rare et egregie qualità sue, che il mio volerla honorare, sarebbe voler con picciola lucerna far luce al sole. Poi che non tanto m’enganno di me stesso, ch’io non vegga quale sciocchezza sarebbe la mia, s’io mi pensassi con sì picciola opera di aggrandire la gloria di quella. Anzi è stata mia intentione di fare col nome di quella celebre il libro mio, la cui bassezza di non minor sostegno ha bisogno. Non per ciò si fa ingiuria al suo chiaro nome, anzi direi che se le apprestasse occasione di manifestare al mondo quanto sia grande il suo splendore, la cui luce hora si mostra maggiore, quando illustra et sa più stimare una cosa men degna. Né si creda alcuno ch’io chiami oscura et bassa l’opera latina di questo dottissimo autore, la cui vertù et dottrina per sua grandezza è a tutti manifesta, et la cui gloria non si puotrà per tempo alcuno oscurare. Ma intendo solamente di parlare de la tradottione fatta da me, per giovare a molti, i quai come che non leggano latinamente per non haversi a caso dato ad imparare latino, sono però di eccellente et elevato ingegno; ne la quale quanto mi sia riuscito quello ch’io in tendevo di fare, lo lascio che ne giudichino li prudenti lettori; a me si conviene di sentirne et parlarne con modestia. Leggerà adunque Vostra Eccellentia quest’opra utilissima quando le sarà a grado, bench’io m’aviso che, gustatone ietl frutto, le sarà giocondissima, sì per esser [p. 002R] nuova materia, et da niuno prima di Lodovico Vives posta in luce, sì perché vi si tratta di quel nodo matrimoniale, tanto da Dio stimato a l’humana natura necessario, che volle egli stesso da prencipio esserne l’autore. Leggesi in questa con quale riguardo il marito è tenuto di governare la moglie, et quale soggettione debbe la moglie al marito volendo conservare quella pace che ci fa parere meno acerba questa misera valle. Parimente impariamo come indirizzare li figliuoli a Dio, et a reggersi ne gli atti de la vita, et (come è l’ingegno di tant’huomo di scientia et d’historie copiosamente fornito) tutta questa lettione è utile et dilettevole. Ma che m’affaticherò io a volere pure accennare la bellezza di quest’opra a Vostra Eccellentia, la quale puotrà per se stessa informarsi dal libro assai meglio, ch’io non sono atto a mostrare a persona di tale intelletto, perché, havendo con la sua vita d’ogni vertù ornata mandato ad effetto piamente li precetti de la presente opera prima che fussero scritti, non le sarà malagevole intendere quello che per divina gratia opera de continuo, accioché quelle che non sanno o non possono leggere questo libro, leggano in quella vivo essempio et efficace a mostrare del matrimonio la vera forma. Resta solo che questa mia fatica sia così grata a Vostra Eccellentia, come io mi rendo certo che sarà a gli altri gratissima, essendo a lei accetta. Et io con tutto ’l cuore le supplico che se ne degni et a lei infinitamente mi raccommando, supplicando di essere annoverato tra minimi servitori di quella ne la sua buona gratia, et il signore Dio a lei doni la vera felicità. Di Venetia.
Juan Luis Vivès, De l'vfficio del marito, come si debba portare uerso la moglie. De l'istitutione de la femina christiana, uergine, maritata, o uedoua. De lo ammaestrare i fanciulli ne le arti liberali. Opera ueramente non pur dilettevole, ma anche utilissima a ciascuna maniera di persone, Venezia, Vincenzo Valgrisi, 1546.
Exemplaire reproduit : Roma, Biblioteca Nazionale Centrale, 12. 25.D.30
Juan Luis Vivès
(auteur)
RAH
VIAF n° 71399403
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Pietro Lauro
(dédicateur, traducteur)
DBI (2005)
Eleonora da Toledo duchesse de Florence
(dédicataire)
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