








Considerando io più volte fra me stesso la grandezza de gli antichi Romani, et il loro alto giudicio ne lo edificare, il quale anchor si vede ne le ruine di tante e sì diverse fabriche, così ne l’antica Roma, come in più parti de l’Italia e ancho fuori; deliberai, oltra le altre mie fatiche di architettura, di mettere in un volume, se non tutte, almeno la maggior parte di esse antichità, accioché qualunque persona che di architettura si diletta potesse in ogni luogo ch’ei si trovasse, togliendo questo mio libro in mano, veder tutte quelle maravigliose ruine de i loro edifici, le quali se non restassero anchor sopra la terra forse non si darebbe tanta credenza a le scritture, le quali raccontano tante maraviglie de i gran fatti loro. E perché in questa età la bella e util’arte de l’architettura ritorna a quella altezza che ella era a quel felice secolo de i Romani e de i Greci trovatori de le buone arti, et essendo vostra Maestà non solo dotata di tante altre scientie e per theorica e per pratica, ma tanto intendente et amatore de l’architettura, quanto ne fan fede tante bellissime e stupende fabriche da quella ordinate in più parti del suo gran regno, avendoci posto ogni mia diligentia, ho voluto collocare questo mio volume sotto i larghissimi rami de la intelligentia di Vostra Maestà, sperando che quella con l’ombra sua l’abbia di picciolo a far grande. Né mi sia da quella imputato a prosuntione, che io minimo habbia avuto ardire di porger l’opere mie ad un tanto Re, percioché quella mi diede tal animo l’anno passato, quando per Monsignor di Rhodez mandandole l’altro mio libro ella si degnò di accettarmi a li suoi servigi, e così mossa da la sua innata liberalità ordinò di sua bocca che mi fussero mandati trecento scudi d’oro, accioché io potessi condurre la presente fatica al debito fine. Onde io con maggior animo che prima diedi ispeditione a l’opera cominciata; et hora la porgo a Vostra Maestà così imperfetta. Imperfetta la chiamo, mancandoci quelle tante e sì belle antichità, che sono nel bel regno di Francia, che per quanto mi riferisce Monsignor di Mompolieri orator di vostra Maestà qui in Venetia, elle sono tante e tali che vorrebbono un volume per sé sole, sì come si vede ne l’antichissima città di Nimes, donde hebbe origine Antonino Pio, la quale per le antichità che vi sono dimostra quanto fusse cara a Romani, ne la qual fecero il bellissimo Amphitheatro di opera dorica e di così buona materia, e sì bene inteso, che fin’al dì d’oggi è anchora integro. Io non racconterò de le molte statue di marmo e de gl’infiniti epitaffi latini e greci di belle lettere, ma non tacerò de i due torroni antichi di otto faccie collegati con le mura de la città, ne i quali anchor si vede il modo de le difese che usarono gli antichi. Né tacerò de l’abbondante e profondissima fonte, anzi un lago, che è a pié del monte, sopra la quale si vede anchora il bello e bene inteso tempio Corinthio dedicato a la dea Vesta. Vi è anchora sopra il monte il gran sepolcro, che se gli dice Torre magna. Ma dove lasso io il bel palazzo corinthio che anchora si habita tanto è conservato? Fuori di Nimes circa quattro leghe ben si dimostra l’animo generoso de i Romani, li quali per condurre un’acqua da un monte a l’altro per augumento de la sopra detta fonte fecero il superbissimo acquedotto la cui altezza trapassa quella di tutti gli altri edifici di quei luoghi, per esser fra due monti di grande altezza dove passa un torrente molto rapido. Questo acquedotto per aggiungere a la sommità de i monti ha tre ordini di archi l’un sopra l’altro et è di opera rustica. Li primi del fondo, che sono cinque, sono di tanta altezza che un sol pilastro rappresenta un'alta torre, e questo primo ordine è di opera rustica grossamente abbozzato. Sopra di questi cinque archi, perché i monti si vanno allargando, ve ne sono undici altri di grande altezza, e di opera rustica, ma più dilicata, e sopra di questi undici ve ne sono trenta sei et ogni arco de gli undici ne ha due sopra esso, ma per allargarsi li monti vengono gli archi superiori ad essere di tanto numero, sopra li quali è l’acquedotto a livello de i monti, per il quale si conducevano le acque fin dentro di Nimes. Oltra di ciò a san Remigio è un bellissimo sepolcro di tre ordini l’un sopra l'altro. Il primo ordine, oltre un basamento ch’egli ha sotto, è di opera ionica composita, et ha le colonne piane su gli angoli, e ne i spatij vi sono bellissime scolture. In uno de i lati vi è una battaglia di cavalli, ne l’altro lato è una battaglia di pedoni. Nel terzo lato è una cacciagione; nel lato quarto vi sono vittorie e triomphi. Sopra di questo primo vi è un altro ordine corinthio con le colonne su gli angoli et è fenestrato, molto ornato di lavori. E sopra di questo vi è un tempio spherico con la sua tribuna, o ver cupola sostenuta da dieci colonne corinthie canellate e molto gracili. Nel mezo di questo tempio vi sono due statue di marmo, le quali trapassano la grandezza di un huomo, et è un maschio et una femina, e vi mancano [p. 001V] le sue teste, et altri membri abbattuti dal tempo e da la malignità de gli huomini. A l’incontro di questo è uno arco triomphale molto ricco di diversi ornamenti. Che dirò io de le antiquità di Arles, e massimamente del vecchissimo Amphitheatro? del molto antico palazzo in Frigius ? e de l’Amphitheatro fuori de la città, cosa grande a mirarlo ? A san Chamante presso Avignone è un bellissimo ponte, da l’uno e l’altro capo del quale vi è un portone che rappresenta un arco triomphale. Similmente del tempio corinthio di Vienna dedicato a la Madalena, e di molte altre cose che sono nel regno di vostra Maestà, io non tratterò al presente, perché io mi riserbo a farlo quando a quella piacerà che io personalmente venga a veder tutte quelle maraviglie e misurarle; e postole in disegno, come gli altri edificii, che io le publichi al mondo insieme con l’altre mie fatiche. Il che senza lo aiuto e favore di vostra Maestà io non posso condurre al fine. In questo mezo quella si degnerà accettar questo picciol volume, il quale spero che sotto il real tetto suo si farà grande et a lei humilissimamente inchinandomi faccio riverenza, desideroso e pronto di venire a i servigi di quella, mentre le piacerà.
Sebastiano Serlio, Il terzo libro di Sabastiano[!] Serlio bolognese, nel qual si figurano, e descrivono le antiquità di Roma, e le altre che sono in Italia, e fuori d'Italia. Con nove additioni, come ne la tavola appare, Venezia, Francesco Marcolino, 1540.
Exemplaire reproduit : München, Bayerische Staatsbibliothek, 2 Alt 77
Sebastiano Serlio
(auteur, dédicateur)
DBI (2018)
François Ier roi de France
(dédicataire)
EM (2014)