














Gli antecessori della Santità V. Beatissimo Padre, hebbero di continovo amicitia tale con la Rep. di Ragusi, che furono sempre tenuti come carissimi membri di essa; onde molti trasferendosi di Cremona, patria loro, nella Città nostra, questa a quella come Patria commune anteponendo, l’habitarono et qui lasciarono morendo le ossa. Et ancora il nome et la progenie della Illustrissima famiglia de gli Sfondrati tra noi in molti descendenti si mantiene ; molti edifici qui tra noi si veggono fatti da gli Sfondrati, molte possessioni godute, molti sepolcri, ove riposano le ossa loro, fra le quali ci sono quelle del Signor Girolamo B. M., del [p. 001V] Signor Giovanni, Bartolomeo e Marino Sfondrati, nobili di Ragusi et di Cremona : et al presente vive ancora il Signor Lorenzo Sfondrato vecchio di 86 anni, co 'l nipote giovane di molto valore et di maggior aspetattione, il Sig. Nicolò Sfondrato, i quali conservano gran memoria della loro antica servitù con V. Santità, ricordandosi come dal fratello del Sig. Lorenzo, zio pure del detto Sig. Nicolò, V. Santità ne’ suoi più teneri anni per ordine dell’illustrissimo suo Padre fu gentilissimamente et come ad indole di futuro Pontifice fi conveniva, ne’ buoni costumi allenata. Onde per la lunga amicitia e per la continovata osservanza che la Republica nostra hebbe sempre con la casa di V. Santità, piacque alla B. M. dell’illustrissimo et Reverendissimo suo Padre di prendere particolare protettione di essa, la quale ci arrecò e molto utile et sommo honore: et per far palese quella singolar affettione, che egli portava a quella città, volle farsi chiamare presso a Sommi Pontefici protettor della Rep. di Ragusi. E doppo la morte di lui, essendo V. Santità di età ancora tenerissima, fu eletto per protettor nostro il Cardinal Farnese, ma però morendo egli, i miei Signori divotissimi di Vostra Santità non vollero mai pigliar altro protettore, mirando tuttavia in lei che allhora era Cardinale, nel qual tempo si ritennero di essequire il loro pensiero, perché stavano aspettando che la Santità [p. 002R] Vostra si risolvesse di fare la sua stanza in Roma, di maniera che vollero più tosto lasciare di far elettione di altro Cardinale et restar senza Protettore che facendola anteporre alcuno a lei. Però essendo Vostra Santità per gratia di Dio stata essaltata a quella suprema dignità che è la maggiore che tra Prencipi Christiani un mortale possa conseguire, et giunta quella nuova alla nostra Città di Ragusi, ristorò ella le sue miserie con questa unica e nuova felicità, essendo di tanta gioia in un subito divenuta ripiena, che nè un sol petto per capirla, nè un solo cuore per sentirla, era bastante: non fu sesso, non fu grado, non fu età in questa Città che giungendo le palme et chinando le ginocchia in terra, non ringratiasse il Re dell’universo, prima in generale di questa sì savia, sì santa et per li tempi prezenti sì bisognevole elettione, fatta veramente dallo Spirito Santo ; poi in particolare, perché alla Rep. nostra havesse conceduto un Sommo Pontefice, il quale habbia hereditaria la sua protettione, poiché l’Illustrissimo suo Padre la mantenne con grande carità fino alla morte et ella istessa dapoi non si sdegnò molte volte, mentre era Cardinale, essendo visitata in Cremona da alcuni nobili nostri, di porsi per soverchia affettione nel numero di noi dicendo nel corso de’ suoi ragionamenti noi altri Ragusei. Laonde io come Raguseo, per mostrar segno della lunga servitù e continova osservanza [p. 002V] che habbiamo sempre havuta con la Illustrissima casa Sfondrata, a chi poteva over doveva consecrar questo mio picciolo volume delle Republiche, se non a lei, cioè ad un Padre, ad un Pastore et ad un Protettore della Republica nostra ? Però prima, Padre Santo, io m’inchino e prostrato a terra bacio con l’animo, quanto più affettuosamente posso i Santi piedi di V. Santità: poi alla protettione del suo gran nome questo mio volume et poco dono divotamente consacro, il quale, se bene picciolo, mirando alla grandezza di lei et alla bassezza del dono, non tale però sarà, se si riguarderà all’animo mio, il qual supplico V. Santità a voler vedere ancora in queste poche et imperfette carte, come fanno vedere i cosmografi in angustissimo quadro dipinto l’immenso globo del Mondo et si degni mirare il fuoco della mia divotione e servitù, anzi non tanto della mia, quanto di tutta la Republica nostra et appagarsi della picciola offerta, come si appagò Artaserse dell’acqua, che gli presentò Simete nel vaso delle sue mani; e tanto più volentieri, quanto è più nobile il cuore delle mani, contentandosi che dal nobile riflesso della sua grandezza ne risulti qualche poco di stima et honore a questo libro, perché se Minos Re di Candia e Radamanto, Legislatori, e Numa Pompilio appresso i Romani per dar maggior forza alle loro leggi, davano a credere, di haver quelle da i loro falsi Dei rice [p. 003R] vute, come sperare non debbo io che uscendo questi miei Discorsi Civili sotto il nome di uno che tiene in terra il luogo di Christo, Signor Nostro, vero Dio e vero huomo, non habbiano da ricever e lume et splendore da un tanto Sole? Ma per non occupar in più lunga lettione la mente di V. B. a cose grandi intenta, faccio fine pregando Iddio che le conservi l’animo che le ha dato a beneficio universale di Santa Chiesa et che le accresca i meritati giorni, poiché la sua vita e la sua felicità sono le radici del nostro bene, anzi dell’universo che tutto pende da lei.
Di Ragusi il dì primo di Luglio 1591
Della Santità Vostra.
Humilissimo Servitore
Nicolò Vito di Gozzi
Niccolò Vito di Gozze, Dello stato delle republiche secondo la mente di Aristotele con essempi moderni giornate otto, Venise, presso Aldo II Manuzio, 1591.
Exemplaire reproduit : Paris, Bibliothèque Nationale de France, RES- E*- 304
Nicolò Vito di
Gozze (Vitov Nikola Gučetić)
(auteur, dédicateur)
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Grégoire XIV Pape
(dédicataire)
DBI (2002)