










COMMUNE è opinione, magnifico Lorenzo, gli huomini antichi esser prudenti et savii pella lunga experientia delle cose vedute da loro e pel contrario difficil cosa essere a trovarla ne’ giovani come inexperti. Laqual sententia non è dubio essere verissima in quelli che equalmente vivono sanza havere altra cognitione che quanto dì per dì vegono, et è ragionevole quanto più sono stati in questo mondo sendo di pari intellecto più maturamente possino giudicare che chi c’è stato poco. Ma universalmente dire che tutti e’ vechii siano più savii ch’e’ minori di loro, né fare distinctione da quegli ch’ànno doctrina a chi n’è privato, questo mi pare molto alieno dalla verità, imperò che se ha essere reputato prudentissimo colui che della età sua, quantunche lunga si sia, ha veduto nella sua republica le cose facte in quella, o in Italia, o nel mondo e per gli eventi d’esse può per lo avenire dar sententia et eleggere el miglior fine di quanto viene in disceptatione, quanto maggiormente uno in minore età constituto ch’abbi col mezo delle lettere veduto non le cose facte in una età, ma il successo d’infinite, né solo in una città o in una provincia, ma in varie republiche et regni e lle mutationi d’esse e lle leggi in fondarli et mantenerli, più perfectamente può giudicare havendo al continuo innanzi agli occhi della mente le cagioni ch’ànno facti degni et immortali infiniti huomini e imperii e republiche, e’ mezi che l’hanno facte pervenire al ultimo fine. Certamente io giudico non sendo la prudentia altro ch’un uso grande delle cose humane occorrente, e chi più è exercitato in quelle colui esser più perfecto, molto magiore uso haver colui che col mezo delle lettere in trenta o quarant’anni ha potuto contemplare e toccar con mano quello e stato migliaia d’anni in diversissimi luoghi, che chi sanza quelle solo nella sua patria ha veduto tutto che è seguito nel tempo della sua vita. Et essendo niuna cosa più prestante e più degna, né che meritamente più ci abbi a far chiamare huomini che questa prudentia e giudicio, et esser prudente chi ha vedute più cose, niuno altro refugio habiamo migliore che le lettere e lle historie, pel mezo delle quali [p. 001V] intese le forze della vera virtù e mezi dell’exercitarle e così di fuggirle come l’ape, possiamo elleggere quello habbi a essere utile a noi agli amici, et alla patria e fugire l’opposito. Per la qual cosa sendomi pervenuto alle mani un commento di maestro Bernardo da Montalcino sopra e’ Triomphi del Petrarcha, opera degna e della sua philosophia e cognitione varia, e da essere diligentemente lecta da ciascuno amatore delle virtù e del Petrarcha, legendola diligentemente, trovai haver pretermesso d’exporre un capitolo del Triompho della Fama, el quale invero a me pare contenga in se tutta l’intelligentia de’ Triomphi, perché desiderando io, come affectionatissimo al nostro poeta, che qualunche sua cosa sia più intesa e possibile, presi questo carico d’exporlo secondo el mio debile ingegno, el quale peso, benché sia gravissimo alle mie tenere spalle e difficile a ciascuno huomo doctissimo, nondimanco confortato da molti, l’ò preso volentieri per dar cagione e essere stimolo a qualche huomo di maggior doctrina e intellecto del mio, che supplisca dove io havessi mancato, sendo a me piacere singulare al continuo intendere e conoscere el vero, rifidandomi che non fia alcuno sì ingrato che vogli da me più che le forze mia si richieghino. E perché, charissimo Lorenzo, io conosco quel poco di cognitione e in me tutto essere per conforto e acerrimo stimolo ne’ miei teneri anni da Cosimo tuo Avolo pari per certo a Camillo, o Fabritio o Scipione o qualunche altro, i quali apresso di noi sono in veneratione, se fussi nato nella romana republica mi pare essere obligato e constrecto ogni fructo producessi per alcun tempo le sue gravissime monitioni et exortationi come persona grata, a te vero e degno suo herede, destinarlo a ciò che intenda quel tanto di lume d’alcuna virtù e in me reconoscerlo dalla casa tua, alla quale tanto sono obligato quanto giudicherai sieno da stimare queste mie lettere. Leggerai addunque questa operetta, come prima harai ocio per le tue infinite occupationi, nella quale vederai assai cose varie brevissimamente narrate e una cognitione diffusa. L’origine dell’imperio Romano, con quali virtù s’acquistò, e con che vicii manchò infiniti huomini egregii e sancti in quella republica ; lo imperio albano e chi vi regnò ; de’ primi che in Italia regnorono, e’ Carthaginesi, gli Atheniensi, e’ Thebani, e’ Lacedemonii, gli Assirii, e’ Troiani, e’ Persi, e’ Franciosi, gli origini et principii loro e molte cose excellente di innumerabili luoghi raccolte quivi [p. 002R] troverai, le quale sendo approvate dal tuo iudicio excellentissimo, non dubito habbino a essere accepte a ciascuno, et intendendo ti piaccino et sieno di qualche fructo, rifidandomi nella auctorità tua, per l’avenire di piccol fiume mi metterò a navigare in alto mare, sperando con prospera fortuna condurmi in porto, havendo te per capitano e governatore.
Jacopo Bracciolini, Sopra il Trionfo della Fama di messer Francesco Petrarcha, Roma, Vitus Peucher, ante 1476.
Exemplaire reproduit : München, Bayerische Staatsbibliotek, 4 Inc.s.a. 1485 h
Iacopo Bracciolini
(auteur, dédicateur)
DBI (1971)
EM (2014)
Lorenzo de' Medici
(dédicataire)
DBI (2009)
EM (2014)
Francesco Bausi, « Politica e cultura nel Commento al Trionfo della Fama di Jacopo Bracciolini », Interpres, 9 (1989), p. 64-149.