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De la sfera del mondo. Libri quattro in lingua toscana
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A LA NOBILISSIMA E BELLISSIMA MADONNA LA MOLTO GENTILE MADONNA LAUDOMIA FORTEGUERRI DE COLOMBINI:
ALISANDRO PICCOLOMINI ALTRIMENTI LO STORDITO INTRONATO. S. S. S.

É per infin qua venuto al'orecchie, Nobilissima e Bellissima Madonna LAVDOMIA, che trovandosi in questa Primavera passata, la S.V. un giorno con altre nobilissime Donne in un giardino a sollazo, et essendo tutte insieme ne le più calde hore del giorno, quasi in un coro celeste et angelico ridutte sotto un lauro in corona bellissimi et molto dotti e filosofici ragionamenti accader tra voi. Dove doppo che varij et ingegnosi discorsi furon havuti hor da questa hor da quella, cadute finalmente in proposito de le cose divine, come di cose simili a voi, da poi che per gran peza si fu ragionato e de la bellezza e splendor dei corpi celesti, e del maraviglioso ordine, che senza un minimo fallo tra lor del continuo s'osserva, e d'altre cose simili a queste, intesi che la. S.V. disse che oltra 'l dispiacer ch' ella ha sempre havuto che per esser nata Donna, non le sia stato conceduto di poter donare gli anni suoi a qualche pregiato studio et honorata scientia, per questo ciò le dolea più che per altro ch'ella non havea possuto pascer l'animo suo de le cose d'Astrologia, a le quali la si sentia più che ad altro inclinata. O nobilissimo e ben purgato spirto di Donna, animo veramente saggio, e sol degno di così honorata veste quanto le più rare bellezze che mai fusser viste lo cingon dattorno. Questa si può chiamar Donna senza alcun dubio immortale, che de l'ardente desio del sapere s'infiamma e s'accende, il qual desio gli huomini stessi salvo che pochi, con l'acque de l'otio e de la poca religione d'ammorzar cercan con ogni studio, però che dove ch'essendo egli nel mezzo posti di questa gran Machina, et havendo d'ognintorno infinite cose, donde possin con gran maraviglia e stupor conoscer in parte la infinita possanza di chi l'ha costrutta in un punto, nondimeno chiudendo gli occhi de la mente, e ne la lor viltà ostinati, nel brutto fango de l'ignorantia dormono gli anni loro, di che io spesse volte mi son maravigliato, e certo è gran cosa che tutte l'altre spetie de le cose create, così le piante come gli animali, et ogni altra cosa parimente operino a punto ciascheduna per se, secondo che la spinge quella proprietà, o ver particolar natura che da l'altre cose la fa differente; e gli huomini soli sien quegli che tutto 'l contrario fecendo, si sforzin di mostrar segno ne le lor' operationi, più tosto di quel che gli han co- [p. 001V] mune con gli altri animali, che di quel che diversi gli rende da quegli; perciò che nissun' altra cosa rende noi differenti da tutte l'altre spetie di questo mondo inferiore, salvo che la ragione e 'l discorso, che n'inclina al desiderar di saper le cagioni di tante cose che veggiam tutto' I giorno e sentiamo. E quel che più m' accrescie di maraviglia è che questa cotale operatione de l'Intelletto, non solo non è di noia alcuna o di danno cagione, ma dolcezza infinita, e giovamento incredibil ne porta seco, essendo che d'altro non si satia il nostro Intelletto, che del proprio suo cibo, che e la istessa verità de le cose. Et qual contentezza e giovamento insieme direm noi che si truovi nel contemplar le cagioni e la virtù e la natura di tante cose maravigliose, che ne la terra istessa, ne l'acqua, e nel aer più basse si producan continuamente? ma qual per Dio poi, quando alzando il volto (che per altro non l'haviam noi levato da terra) ci si appresentan agli occhi i confini et le mura di questa gran Fabrica? di così pregiate e riche gemme fabricate, che col chiaro splendore e col continuo girare penetrando in ogni parte con la virtù loro, concorrono a la vita et all'esser di tutte le cose? intorno a che speculando poi noi e discorrendo di cagion' in cagione perveniam finalmente a quella prima Causa saldissima e perfettissima ;e quivi, non dependendo ella d'altronde che da se stessa, è forza che ci quietiamo, e la sua infinita possanza che così belle cose di niente in un punto ha create, temiamo, amiamo, e reveriamo. Dunque il cercar di sapere, oltra 'l diletto che ne vien seco, ne reca anchora felice vita e quieta, egli ne scaccia via l'otio, l'ambitione e l'avaritia, et altre simili scelleranze, facendone conoscer quanto le richezze e gli honori sien cose di poco momento, e leva dagli occhi nostri quel velo che l'ignorantia posto n'ha in prima, machiato d'un certo colore, che ne fa trasparer le cose d'altro color che le non seno. Il sapere tolle via l'arrogantia, mostrandoci chiaramente quanto breve e fragil cosa sia l'huomo, tolta quella parte che ne rimane inmortale. Dal saper ne divien l'huomo prudente, vedendo egli apertamente quel che possa nascer da questa cosa e da quella; e finalmente ne deriva il timor con l'amor insieme che haver si deve al grande Iddio disponitor del tutto a voglia sua. E fra l'altre scientie, di tutto questo giovamento è cagion principale quella parte di filosofia che Astrologia si domanda; a cui. V. S. come ho detto affermava di sentirsi più che ad altro inclinata. Dunque un così bel suo desiderio, doppo che venutom’a l'orechie, m' hebbe confermato quel che sempre ho tenuto per saldo, et è che in nissuna quanto si voglia gran Donna, fu così miracolosa bellezza, animo mai più nobile e generoso congiunto, di quel che ne la. S.V. si vede; m'accese parimente d'ardente desio di voler' in parte a cosi honorata voglia, per quanto si stendon le forze mie sodisfare, con l'ingegnarmi di raccoglier in lingua nostra da i più famosi et approvati scrittori, che han trattato de le cose d'Astrologia, tutto quel che io giudicasse più degno d'esser Saputo, perciò ch'io non dubito punto che quanto si voglia sottile et dotta speculatione, non sia per esser da. V.S. compresa benissimo; essendo che sola cagion che. V. S. non habbia possuto alcune cose sapere, stimo io l'esserle stato ascosa la lingua latina, colpa de la mal'usansa dei nostri tempi, la qual de poi che le scientie non son ne la lingua nostra, ne vieta ancora che le Donne non appren [p. 002R] din quella lingua, in cui le si truovano; e così ne inpedisce che molte Donne non venghin negli studij de le lettere escellentissime e rare. A questa impresa m' ha spinto parimente il saper io quanto sia familiare a la. S.V. la Comedia di Dante e massimamente il Paradiso, del qual mi ricordo haverle sentito esporre alcuni Capitoli così sottilmente, che mi da maraviglia sempre che in mente mi viene: e per esser' in questa Comedia alcuni passi d'astrologia, ho pensato che scrivendone io alcuna cosa potrà forse esser a proposito per la intelligentia di quegli. Infiammato adunque e resoluto a questa cosa, comsiderai che avanti che io venisse a trattare spetialmente di molti particolari accidenti che si possan considerare intorno a i Corpi celest, fusse necessario trattarne alquanto in generale e communemente, perciò che da quel che è più facile e manco ascosto si deve sempre incominciare, devendosi venir' a la notitia d'alcuna cosa: e quanto le cose son più universali, tanto più agevolmente son apprese da 'l nostro Intelletto. La onde stimando io che fusse ben fatto di scriver prima de la Sfera del Mondo tutto quel che in universale intorno ad essa si ricerca, riservando ad altro tempo ogni spetial consideratione, e particolar accidente, mi risolvei di destinar intorno a questo una particella di questa, state non traducendo, nè obligandomi a questo scrittor più che a quello; mà dai miglior raccogliendo, et alcune cose per me speculando, secondo che più m'è parso che al mio primo proponimento ne convissero. E per più presto ispidirmene posi da parte una Operetta latina che io havevo quasi guidata a porto, dove io defendo Tolommeo contro Gebro in molte cose, de le quali egli il riprende nel Libro de l'Almagesto. Posto dunque questo da parte, per più commodità del nuovo mio proponimento, me ne venni in una villa poco più che XII miglia da Padova lontana, detta Valzanzibio, luogo molto ameno e dilettevole, non tanto per la dolcezza de l'aere che vi è perfetissimo, quanto ancor per ogni altra dote de la Natura, che si suol ne la villa desiderare, come sono acque limpidissime. frutti pregiati e d'ogni sorte, colli piacevoli non punto troppo erti o fatigosi, valli, selve, fiumi, prati e giardini d'ogni vaghezza ripieni, dove diversa commodità tutto 'l giorno haversi possano, di trattar inganni et congiure contra i pesci e gli augelli. E per dir brevemente ogni lode di questa villa, ella è in tutto simile a quei bellissimi luoghi che. V. S. possiede a la CHIOCCIOLA in quel tempo però, ch' ella non vi si truova, perciò che dove ella sta presente, con la luce degli occhi suoi nuova et occulta virtù porgendo a le piante et a l'herbe, tali le fa sorger è germogliare, che altre simili trovar non si possano, e di tal serenità e dolcezza riempie l'aer dattorno, che saria bastante a ritener il tempo, che non recasse mai la vechiezza a quei che quivi per lor buona fortuna si dimorassero, ma di questo mi riserbo ad altro tempo, se Iddio e 'l favor di. V. S. mel concederà. In questa villa dunque di Valzanzibio ho condotta al fine qual'ella si sia, questa operetta de la Sfera del Mondo; e l'ho divisa in quattro Libri; dove mi è parso d'haver trattato di tutto quel che a tal notitia facea di mestieri, havendo usato ogni ingegno e diligentia di ridur tai cose à tanta facilità e chiarezza che io tengo per certo che qual si voglia poco esercitato negli studij di Matemmatica, (o donna o huomo che sia) potrà intenderle agevolissimamente: non dico de la. S.V. peroche [p. 002V] già non mi è nascosto di quanto divino ingegno e buon giuditio ella sia. E per render questa opera men confusa e più chiara, ho preso ardir qualche volta intorno ad alcun concetto, a cui manchi nome appropriato ne la lingua nostra, di usare alcun vocabolo che forse apresso o del Boccaccio o del Petrarca, non si trovarà, per non esser ad essi accaduti tai concetti al proposito loro. E questo ho fatto arditamente, perciò che molto meglio ho giudicato io che sia l'esser inteso con alcun vocabolo non in tutto nostro, che o circunscrivendo, o con qualche sforzata riduttion depingendo, render così confuse e fosche le mie parole, che nè dagli altri, nè da me stesso intender si possa quel che io tra quelle mi voglia dire. Oltra poi ai quattro libri dela Sfera, vn'altro n'aggiognerò de le Stelle fise, nel qual io mostrarò la via agevolissima e chiara, non solo di haver notitia de le celesti Immagini che son nel Cielo stellate, ma di sapere ancora in ogni tempo de l'anno, in qual si voglia hora di notte, in che parte del Cielo si ritruovi ciascheduna de le Stelle loro. Resta solo, bellissima Madonna LAUDOMIA, che la. S. V. si degni prendere in dono questa mia fatiga, non havendo riguardo a i meriti suoi, perciò che io ancora so molto bene che se si havesse da considerare le singularissime parti sue, non si troveria così pregiato dono che a gran pezza se le convenisse, essendo che la maravigliosa bellezza che in lei si vede temprata e retta da l'invitta virtù del nobile et illustre animo suo, non solo è stata bastante a render chiara e fortunata la Città nostra, ma a porre ancor la fama in camino, che già velocissimamente le penne battendo si è inviata portando a consecrar una così rara e gran Donna, quanto è la. S. V. a 'l Tempio de l'Etternità. Tutto questo io so benissimo; ma. V.S. voglia a questa volta haver rispetto a quel che io posso, et a quel che io vorrei, di che tengo in vero buona Speranza, sapendo per molti essempi, che in persone rare e più che mortali, sì come sono in molte cose più simili a Dio che molti altri non sono; così parimente se gli assomigliano in far più stima de l'animo di chi dona, che degli stessi doni che nei sacrifitij se gli porgano. Onde infinite lodi et honorata fama, assai più che di mille invitte opere che fatto havea, acquistò Anaxerse per haver con lieto animo e con benigna fronte ricevuto da un pover huomo, il picciol dono di alquanta d'acqua, che ne le concavità de le mani gli porse non havendo altro. Accetti adunque benignamente. V. S. questo picciol presente e mostrandomi ella che a grado le sia, verrò ad esser più pronto a scriver più particolarmente d'alcune cose d'Astrologia, come di sopra le ho detto. In questo mezzo stia sana e felice, e si ricordi che io del continuo desidero che ella mi comandi.

De la Villa di Valzanzibio. Il di. X. di Agosto, nel MDXXXIX.
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Références ouvrage

Alessandro Piccolomini, De la sfera del mondo. Libri quattro in lingua toscana, Venezia, Giovanni Antonio & Domenico Volpini ad instantia de Andrea Arrivabene, 1540.

USTC n° 848284
EDIT16 n° 29469

Exemplaire reproduit : Madrid, Biblioteca Nacional de España, GMM/2862

Notices biographiques

Alessandro Piccolomini (auteur, dédicateur) DBI (2015)

Laudomia Forteguerri (dédicataire) DBI (1997)

Autres personnalités citées

Dante Alighieri Enciclopedia

Ptolémée

Francesco Petrarca

Geber (Jabir Ibn Hayyan)

Giovanni Boccaccio