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La seconda parte della filosofia naturale
[p. 001R]

ALL'ILLUSTRISSIMO ET REVERENDISSIMO SIGNORE
Il Signor Hippolito da Este, Cardinale amplissimo di Ferrara, Signor suo osservandissimo
ALESSANDRO PICCOLOMINI

QUANDO io posi principio a scriver, tre anni sono, in lingua nostra la Filosofia Naturale (Signore Eccellentis. Reverendissimo) ciò feci con animo d'haver non solo a por fine a quella, ma a la Morale parimente, per cagione de la quale mi posi a scrivere l'altra prima, come che aiuto fosse per dar assai a la intelligentia di questa che i costumi e l'attioni humane riguardando, vien ad esser propria de l'huomo. Ben'è vero che veggendo [p. 001V] io dico di essere il primo che questo habbia fatto (perciò che quantunque sia stato chi d'una e chi d'un'altra materia filosofica habbia con volgar lingua in qualche opera sua accidentalmente ragionato, secondo che a proposito gli è venuto, tuttavia nessuno è stato, ch'io sappia, che con ordin continuato habbia preso a intessere dai suoi principij la Filosofia, com'ho fatt'io, considerando per tal cagione che questa è impresa di grande ardire, pensai che fosse ben fatto mandata fuora la Prima Parte, soprasedere alquanto e lasciar qualche spatio di tempo a veder con che animo fossero queste fatighe mie ricevute da le persone dotte e di buon giuditio. E a quest'effetto mi elessi alcuni veri amici miei, li quali in diversi [p. 002R] luoghi secondo l'occasioni che venisser loro, a guisa di sentinelle honorate, porgesser l'orecchie a le censure che fosser fatte e fedelmente me n'avisassero, acciò che io potessi per cotal via e correggere i falli miei, con più saldo occhio porre avvertentia ne l'altre Parti, ch'ancor ne restano, annullar tutta l'impresa ancora se bisognasse. Et acciò che questo meglio si potesse fare, io in quella epistola dedicatoria che in luogo di proemio universale di tutta l'opera, posi nel principio de la Prima Parte, m'ingegnai d'opporre contra di me medesimo tutte quelle calunnie e difficultà che io giudicavo havere qualche colore di verisomiglianza e quelle per non parermi indissolubili, andai disciogliendo [p. 002V] ad una ad una. E insiememente mostrai quivi che cosa a cotal Opera m'inducesse et per qual cagione la lingua Italiana a questo m'havessi eletta, e qual fusse l'utile che ne seguiria, quali sorti di persone havesser ad esser partecipi del giovamento. Parimente dichiarai quivi qual ordine di dottrina io fussi per seguire, e perché tra l'altre sette de' filosofi, la Peripatetica m'havessi eletta per certa guida. Le quai cose volsi io far, com'ho detto in quel prohemio acciò che più largo campo s'aprisse a i dotti di farne il giuditio che lor paresse. Perciò che si come io son solito di far poca stima di coloro che poco sapendo, pensando di saper molto e non havendo altra via d'innalzar se stessi che con l'abbassar al [p. 003R] trui, s'ingegnan di mordere e pungere l'opere d'altri e di voler trovar in esse errori, o sienovi o non vi sieno, la qual sorte d'huomini io soglio chiamar plebe de i litterati ; così per il contrario in grandissimo pregio terrò io sempre le censure e l'ammonitioni che più per zelo de la verità che per invidia, o per natura maligna,con caritevol modestia, mi sien poste dai dotti dinanzi a gli occhi. Con quest'animo adunque, mandata in luce la Prima Parte, ho sostenute l'altre Parti per fino adhora. La quale interpositione così volontaria, com'ho detto, fu fatta in parte quasi violenta, da una lunga infirmità che con rari e deboli intervalli m'ha molestato per fino a oggi. Ma cominciando io già per gratia di [p. 003V] Dio a sollevarmi alquanto da questa infirmità ch'io dico, mi rallegro che insiememente non mi è venuto a l'orecchie fin qui da nessuna banda che cosa da persona di buon giuditio sia stata detta contra di quanto ho scritto che punto mi porga spavento, o mi faccia ritirare il passo in dietro. Anzi per fidelissimi ragguagli e privi di adulatione son fatto certo che persone sono state di gran fama tra i litterati le quali in più occasioni che si son porte loro, hanno rintuzzato le parole e ripresa la mordace malignità d'alcuni che in cose di niun momento hanno havuto ardire di riprendere gli scritti miei, senza pur intender molte volte i termini e i principi di quel che parlino. Libero adunque veggendomi in par- [p. 004R] te da la mia infermità e quasi in tutto del timore di giuste reprensioni, non ho voluto tardar più a mandare innanzi quelle Parti che restano de la mia Filosofia. Et havendo dedicata la Prima Parte a Giulio terzo Sommo Pontifice, giudico cosa ragionevole il far dono hora de la Seconda a V. S. Illustrissima et Reverendissima, perciò che se si considera bene, non veggio qua persona in Italia per chiara e splendida nobiltà di sangue, per grandezza di cose fatte dai maggior suoi, per proprio valore e virtù leggitima, che tutto 'l giorno si dimostra nei gran maneggi, e quel che importa più, per caritevol zelo di vera religione, a V. S. Illustriss. superiore stimarsi possa.

A questo s'aggiugne poi per ho [p. 004V] norato fregio de l'altre virtù benignità maravigliosa e somma liberalità, e altri così fatti ornamenti che le adornan la mente. Di maniera che se l'effetto ceder deve a la causa, si può credere che la degnità che le tien la persona ornata di porpora, sia di gran lunga inferiore a tante altre degnità eccellenti che le tengano adorno l'animo. Là onde sì come dove sia fra più torchij minori un torchio molto maggiore acceso par che l'occhio di chi sia presente, se ben altra cagione a ciò non lo tiri, tuttavia per se stesso a pena accorgendosene, a quel maggior lume si rivolga, così ancora non dee recar maraviglia se a la fiamma eccessiva del valor suo può V. S. Illustrissima tirar verso di se gli occhi de l'altrui menti, sì come a me adiviene [p. 005R] al presente, il quale quantunque altra cagione non mi movesse a farle il presente dono, non di meno da la luce de la sua virtù, a far questo sarei tirato. Et a farmi più saldo in questo concorre poi doppio obligo che a ciò m'invita. Il primo ho io commune con gli altri cittadini de la mia Patria, sicome commune è 'l benefitio che si riceve. Conciò sia che havendo la bona fortuna de la nostra Città ne le sue maggiori afflittioni ritrovato a scampo suo la sapientia primieramente e somma bontà del Christianissimo Re lontano e la prudentia poi e gran benignità di V. Illustrissima S. presente, non si può se non sperare che mentre che 'l dispor di lui l'eseguir di lei saran congiunti a benefitio de la libera salute nostra grandissimo [p. 005V] giovamento n'habbia da risultare, si come sin qui si è provato e più si spera di giorno in giorno. L'altro obligo è proprio moi, perciò che non m'è nascosto che senza che io habbia servito V.S. Illustrissima in occasion alcuna e senza conoscer'io merito in me che tanto vaglia, vien ad esser nato solo da la benigna natura di lei, quel favore che più volte occorrendo con dimostrar buona opinion di me, m'ha fatto di me parlando. Il qual obligo vien parimente a farsi maggiore per la grata accoglienza e ben disposta volontà, che ogni volta che accada, suol apertamente demostrare verso di Messer Giovanbattista Piccolomini mio fratello. Queste cagioni adunque tutte congiunte insieme, m’hanno spinto a mostrarle questo se [p. 006R] gno di gratitudin d'animo, che per me si puote col farle dono di questa seconda Parte de la mia Filosofia naturale. Supplicole con tutto il core che guardando ella più la volontà di chi dona che 'l dono stesso, segua di tenermi ne la sua gratia. E con questo fo fine, pregando Dio grandissimo che la conservi felice per lungo tempo. De la Villa di Lucignano ad Asso, A li VIII di Decembre, MDLIII.

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Références ouvrage

Alessandro Piccolomini, La seconda parte della filosofia naturale, Roma, Vincentio Valgrisi, 1554.

USTC n° 848312
EDIT16 n° 37631

Exemplaire reproduit : Paris, Bibliothèque Nationale de France, R-9600

Notices biographiques

Alessandro Piccolomini (auteur, dédicateur) DBI (2015)

Ippolito II d' Este Cardinal (dédicataire) DBI (1993)

Autres personnalités citées

Giovanbattista Piccolomini

Jules III