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La rhetorica di Francesco Sansovino
[p. 001R]

AL MAGNANIMO SIGNOR PIETRO ARETINO, FRANCESCO SANSOVINO.

Gl’antichi eccellente Signor mio, sogliano haver in proverbio ch’egli è di poco honore, anzi di molta vergogna cagione, esser lontano dalla cognition della cosa nella qual lo huomo continuamente conversa. Il qual proverbio havend’io bene apparato, e a tutto mio poter di metter in opra il contrario cercando, conciosia ch’il mio fine debba esser il Palazzo di cotesta invitissima e famosa Città, ho havuto ardire scrivendo manifestare i segreti della Rhetorica sopra la nostra lingua materna in XXIII Libri, da’ quali havendo cavato la presente piccola somma, ho havuto più ardire dedicarla alla vostra Eccellenza, da che la Natura la ha prodotta tra i più mirabili ingegni eloquentissima e chiara. Appresso lo ho fatto (oltra il debito che io tengo con la sua immensa virtù) accioché ella possa far fede a Messer Iacopo mio prudentissimo padre, che io ho l’animo intento alle cose che mi son d’utile e parimente di honore. Accettila adunque, e si degni tenermi nella sua buonissima gratia.

Di Bologna, il XV di Gennaio M. D. XLIII.