












È LUNGO tempo ch’io ho desiderato occasione, Illustrissimo e Reverendissimo Signor mio, con la quale potesse in qualche parte mostrare la divotione che ho sempre portato a tutta la sua magnanima e generosa famiglia, e a la sua persona in particolare. Perché se bene io so quanta humanità ella habbia accompagnata con la sua grandezza, nondimeno havendo più riguardo al poco merito mio che a la molta gentilezza sua, stimavo che fusse spetie di prosuntione il venire a presentarmele innanzi senza pretesto alcuno. Ma poi che per la morte del Commendatore Annibal Caro [p. 001V] mio zio, rimase a me l’heredità de le sue fatiche et la cura di procurar loro favore et protettione in mandarle in luce, deliberai subito, che una de le principali dovesse esser quella di Vostra Signoria Illustrissima, sperando con questo mezzo acquistarmi ancor io la servitù et la gratia sua. Onde quanto prima per la difficultà de le stampe ho potuto mandar fora la Rettorica d’Aristotile facta in lingua toscana dal detto Commendatore, l’ho fatto sotto il nome et sotto l’ombra di Vostra Signoria Illustrissima perché da lei difesa ella se ne vada sempre sicura da le ingiurie de gli anni et da la malignità de le lingue. Oltra che, se è vero, come è verissimo, che l’arte de la Rettorica si convenga ad un Principe quanto altra qualità che si richieda in lui, non è dubio che con grandissima ragione io mi son mosso a dedicar quest’opera a Vostra Signoria Illustrissima perché oltre a quella parte di questa professione che la Natura ha dato a lei, come fa generalmente a tutti gli huomini, et oltre a quella che la sua lingua nativa le apporta per sua prerogative, Ella, per successione de’ suoi Maggiori, per particolare [p. 002R] studio, et per continuo essercitio che fa in essa, nel grado che tiene di consultore del Sommo Pontefice, la possiede et la tien cara, come veramente si deve. Or vegga Vostra Signoria Illustrissima se quest’arte ch’altri ha felicemente trattato in altra lingua sia esplicata hora, se non con maggior felicità, almeno con egual facilità in questa sua propria, da la quale havendo il Cavaliere imparato di ben parlare et direttamente scrivere, crederei di esser mancato grandemente al debito de la gratitudine, quando in sua vece ne la persona di Vostra Signoria Illustrissima io non havessi reso tributo a essa lingua di quelle compositioni ch’e gli fece per opera et per benefito suo. Tanto più sapendo ognuno con esso me, quanto egli per questo facesse professione di dovere a Firenze et a la Toscana tutta, et per conseguenza ai Principi, et ai Signori d’essa, come ne fa pienissima fede il testimonio ch’egli medesimo ne ha lasciato ne le sue Rime. Tutte queste ragioni come hanno mosso me a dedicare a Vostra Signoria Illustrissima questo volume, così tengo per fermo che sariano bastanti a indur lei ad accettarlo con quella prontezza, [p. 002V] con che io le ne presento. Ma io voglio confidar tutto ne la sua benignità et creder fermamente che quando bene il dono non fusse de la qualità ch’egli è per la dignità de la materia, per la nobiltà de l’artefice, et non mi vergognarò anco di dire, per la riputatione di chi l’ha tradotto, ella si degnarebbe gradire almeno l’affetto de l’animo mio. Così adunque la prego a fare. Et insieme a mostrare che le sia stato grato questo frutto de l’ingegno del Cavaliero, perché così, assicurato dal giuditio et da l’autorità di Vostra Signoria Illustrissima, tanto più liberamente seguitarò a dar fora le sue lettere, la sua Commedia, et la sua Eneide di Vergilio, che mi restano ancora a dare a la stampa. Et per ultimo supplicandola ad accettarme per quel divoto servitore che le sono stato et che le voglio esser sempre, humilissimamente le bacio le mami. Di Roma a li XIIII. di Giugno MD LX X.
Di Vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima
Humilissimo Servitore Giovan Battista Caro.
Giovan Battista Caro, Rettorica d’Aristotile fatta in lingua toscana dal commendatore Annibal Caro, Traduction et commentaire d'oeuvre Annibal Caro, Venezia, Damiano Zenaro, 1570.
Exemplaire reproduit : Durham, Duke University Libraries
Aristote (auteur)
Annibale Caro
(traducteur)
DBI (1977)
Giovan Battista Caro (dédicateur) Neveu de l'auteur de la dédicace
Ferdinando I de' Medici Grand-Duc de Toscane
(dédicataire)
DBI (1996)