










Ancoraché alcuna volta, nobilissimi signori Academici, il maligno & scelerato vicino si pruovi per invidia d’intorbidare le chiare fonti altrui, non è però che elle, come perfette & cristalline, non attusino qualunque lordura gli intorbida la chiarezza, & che in sé non racquistino il loro primiero colore. Ma poscia che alcuna fiata aviene che l’immonditia loro, scesa nel fondo, lascia un pestifero sapore, il quale sforza le genti a non gustarne, benché elle chiare sieno, nondimeno hanno bisogno d’aiuto per racquistare la dolcezza perduta. Con questo essempio dunque, pare a me, si confonde l’opinione di coloro che dicono l’aggravio dell’honore d’un cavalliere non esser tale, se non quanto egli se lo rechi ad ingiuria & che in coscienza si tenga gravato, poiché secondo il mio giudicio non basta havere l’honore limpido & chiaro, ma che anchora gli faccia mestiere d’essere accompagnato dalla credenza de gli huomini, laquale lo faccia dolce & amabile : altrimenti turbido & pien di fetore giudicato [p. 002V] sarebbe. Laonde essendo sforzato il cavalliere d’eleggere il morire per conservation del suo honore più tosto che vivere, & in parte alcuna menomato comportarlo : debbo anche io per mia giustificatione dare alla stampa questi tre quesiti veri, & non finti, prima che il Soldato m’esca di mano; quantunque egli per molti mesi sia desiderato da voi, & che io altresì ve l’habbia promesso. Pur tuttavia ho differito, confidato nel molto vostro valore & cortesia, & nella perfetta cognitione che tenete delle cose d’honore, essendo questa la vostra principal professione, & non solamente per sodisfare all’honore particolare, ma etiandio all’universale de cavallieri, con dar parere in materia tale a chiunque di loro lo ricerca, con insegnarli di conservarlo limpido & chiaro, & racquistarlo, mentre egli fusse in dubbio di perditione, & i veri modi che tener si deono nel pacificar cosa pensata solo dal dotto giudicio vostro per giovare alle republiche, acciò si mantengano nella perfetta quiete, & che una militia bene ordinata si conservi in amore & pace del suo principe, acciò militando possano con honore superare la forza & potenza de suoi nemici, ufficio vero & proprio di cavalliere degno di voi & de vostri bellissimi ingegni. Però vi priego che mi perdoniate se io ho mancato a quanto promisi di fare, essendo che io farò in brieve quanto m’ubligai. & perche ho sempre giudicato esser degno di biasimo colui il quale non si sentendo atto a fare assai, lasci di far poco ho voluto, con tutto poco che sia, fare quello, che ho saputo, sì per sodisfare a l’honore mio & non cadere sotto il biasimo, & sì per non vivere [p. 003R] otioso, come molti fanno, & giovare ad altri. Percioché l’huomo non opera mai così poco, che ad alcuno non diletti o giovi. Onde se questa poca fatica mia non servirà a principi delle scienze di guerra, in ogni modo gioverà a sudditi, & diletterà ad alcuno soldato. & sì come meriterebbe castigo quell’architetto, il quale non si sentendo atto a fare case da principi, lasciasse di farne per gli huomini, a principi inferiori, così meriterei io castigo quando havessi lasciato di far quello che per me s’è potuto. Però mi scuserete & dell’uno & dell'altro, tenendomi per vostro humile Academico & servitore, con che humilmente mi vi raccomando.
Domenico Mora, Tre quesiti in dialogo sopra il fare batterie, fortificare una città, et ordinare battaglie quadrate, con una disputa di precedenza tra l'arme & le lettere, Venetia, per Giovanni Varisco & compagni, 1567.
Exemplaire reproduit : Roma, Bibliotheca Angelica, F.ANT B.6 29/3
Domenico
Mora
(auteur, dédicateur)
DBI (2012)
(Bologne, 1536- après 1600)