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Le XII pietre pretiose le quali per ordine di Dio nella santa legge adornavano i vestimenti del sommo sacerdote […]. Discorso dell’alicorno et delle sue singolarissime virtù. Et della gran bestia detta Alce dagli Antichi […]
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ALL’ILLUSTRISSIMO ET REVERENDISSIMO SIGNOR ALESSANDRO PERETTI CARDINAL MONTALTO,
ANDREA BACCI.

Quel saggio di vera nobiltà e del bell'animo, che tuttavia il mondo ha conosciuto nel buon genio di Vostra Signoria illustrissima e reverendissima e che a me fin dai primi anni della sua puerizia per favore singolare di Sua Santità, è stato concesso osservare degnamente et ammirarlo, mi muove oggi, come divoto suo servidore, venire a farle riverenzia, e presentarle questa picciola opera, a nissun altro forse più convenevole che alle molte e dignissime qualità di Vostra Signoria illustrissima e reverendissima, e che è nata si può dire, e stesa in carta da me a contemplazione sua. La quale tratta delle dodici pietre preziose, che secondo la interpretazione di San Gieronimo e di San Epifanio arcivescovo antico di Cipri, si legge, che per ordine di [p. 001V] Dio nella sacra scrittura, se ne dovesse ornare il manto del Sommo Sacerdote. Convenientissime oggi allo splendore et alla purità della vita di Vostra Signoria illustrissima e reverendissima cominciato in questa sua degnissima essaltazione contanto essempio sì di Religione, come di favorire l’opere virtuose, che a paragone veramente delle pietre preziose e dell’oro, doverà essere sempre splendente al mondo, et a guisa del diamante talmente saldo nel ben operare che seguendo la luce, e la guida del gran Pastore suo zio SISTO V, Pontefice Massimo è oggi in commune espettazione e fermissima speranza d’Illustrare Italia e Roma, e di risuscitare per ogni secolo avvenire l’antica nobiltà e gloria dell’antichissimo Piceno, provincia nostra. Alla quale per la divina grazia, e providenzia non mancava altro che questa nuova luce, perciocché chi bene osservarà l’istorie e le memorie antiche, troverà che questa nobile provincia, non fu mai seconda a nissuna altra parte d’Italia, celebrata non solo per fecondissima di tutte le grazie della natura, ma generosa talmente d’uomini di valore, e bellicosa, che par maraviglia quel che ne scrive Plinio, esservi memoria innanzi a suoi tempi, che nella prima confederazione, che fecero co’ Romani, venissero trecento sessanta mila Picenii. [p. 002R] Et che ciò sia vero, non è altra parte d'Italia, né città, per maggiori che alcune altre sien venute poi, che mantenghi più chiara nominanza, né ven abbi in tanto numero che a nominarle, solamente portan seco dignità: Truentum, che era nella foce del Tronto, Fallare appresso Piceno, dove fu poi Fermo; Tinnium, nella Tenna suo fiume. Cupra nella Montagna, et al mare Cluana; Potentia, Ilumana, Ancona, appresso Sinigaglia, Fanum fortuna, Esis, Auximum, Elia Ricinia, dove è Macerata, e Recanati, Septempeda, Tollentinum, Vrbs Salvia, Camerinum, Cingulum, Matilica. Di celebre nome è Ascoli, nominata degnamente da Plinio Colonia Romanorum nobilissima. E piu verso il mare è Fermo, parimente titolata Firma Romanorum colonia, la quale essendo fondata delle reliquie dell’antichissimo Piceno, risplenderà per ogni seculo futuro di quella grandezza antica, per i nomi celebri di tutte quelle colonie, che ancora nel suo stato riservano il nome Romano. Emiliano gran terra, Malliano, Ortensiano, Ponziano, Mariano, Papiriano, Appiano, Serviliano, Paterniano, Cologna, ch’ancora allude a quel nome antico, e tante altre. In mezzo tra Ascoli e Fermo, et un germoglio senza dubbio di quelle antiche [p. 002V] Colonie è Montalto, oggi città felicissima e patria vostra, che di qualunque nome si sia stata prima, a tutte le altre degnamente sopravanza. Come ancora di nuovo nome, ma di antichissima memoria è la sopranominata da Plinio Cluana in ora Piceni, che a’ tempi posteri servatosi il medesimo epiteto, in ora, sin oggi si dice santo Elpidio al mare, mia nativa patria. Della quale per dignità pigliò, e ritiene ancora il nome Cluentum, suo gran fiume, che scendendo dilungo dall’Apenino per Serravalle, scorre per l’amenissime sue pianure fin al Mare, e ricevuta al tempo di Carlo Magnifico Imperatore la Santa fede Catolica fu tal nome di quel santo cognominata. Municipio però antichissimo de’ Romani fin dalla prima fondazione di Roma, per una memoria forse non più avvertita in Plinio, il quale scrive, che riconciliati i Romani con i Sabini per mezzo delle donne Sabine, per memoria del fatto eressero un tempio a Venere Cluacina, quasi volesse dir Nume conciliabile, ad imitazione dell’antico Nume di Cluana, che per segno di ospitalità si celebrava al porto del mare, e fino al dì d’oggi vi durano i vestigi, e ‘l nome di una bellissima falda di Monti, che lungo il Cluento sin al Mare, mancata quella antica abusione, si chiamano Monti di santa Venere, e [p. 003R] di santa Lucia. E di quivi nel calar della costa si trova l’antica e ricca Abbazia di santa Croce, oggi sotto la felicissima protezione di Vostra Signoria illustrissima e reverendissima con un edificio d’un tempio alla Longobardica, edificatovi dal sopradetto Carlo Magno, et un palazzo non molto lontano che ancora riserva il Nome del Re Carlo. Il quale per le guerre che egli ebbe continue in queste bande, a favore (come si legge) di santa chiesa, e contra Sarracini, tenne il più Camera Imperiale in Ascoli et in Cluana, che trovò opportuna a quelle imprese, di sito capacissima, è forte e chiusa in due gran colli, e vi appariscano ancora molti tempii antichi, et altre memorie notabili. Famosa non meno per la famiglia de’ Cluenti, la quale ricevuta tra le famiglie patrizie Romane, fu riputata degna di memoria appresso a Virgilio nel verso “Unde genus Romane Cluenti”, e da M. Tullio del quale a voto di Aulo Cluentio si legge tra le altre una bellissima Orazione. Ma per non parere ricordando le memorie delle patrie nostre, di voler lodare in un certo modo me stesso, basta per la verità che queste sono nobiltà vere e non mendicate. Anzi sì come sempre questa nobilissima Regione fu celebre e dignissima de’ uomini di valore ed armi, e d’ogni [p. 003V] vertù, et è perseverata tuttavia, così è venuta oggi in commune espettazione, che sotto questa chiarissima luce, concessale dalla providenzia di Dio, darà bonissimo saggio di sé, sì negli ordini maggiori della santa religione e de’ governi del mondo, come anco in tutte le sorti delle professioni, e di lettere che vi fioriscano, con ornamento oggi di tutta Italia. Et io per il minimo di tutti, m’assicuro che Vostra Signoria illustrissima co ‘l suo nobile giudizio aggradirà in questi discorsi l’auttorità del glorioso San Gieronimo suo titolare, il quale vuole che ne gli ornamenti di tante pietre preziose si rappresentino lo splendore e la purità della vita del sommo Sacerdote, ammirabile et essemplare nel conspetto del popolo, e dove io sarò mancato, sopplirà la buona volontà e la molta mia divozione, ringraziando la Maestà di Dio di tanta commune essaltazione, e supplicandola di lunghissima vita, al sommo Pontefice per benefitio del mondo, et insieme a Vostra Signoria illustrissima e reverendissima che proseguendo nelle vestigie di Sua Santità in ogni atto di carità e di favorire alle opere virtuose, si acquistarà finalmente una corona eterna. E con questa umiltà le bacio riverentemente le mani. Di Roma alli 15. di Giugno. 1587.

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Références ouvrage

Andrea Bacci, Le XII pietre pretiose le quali per ordine di Dio nella santa legge adornavano i vestimenti del sommo sacerdote […]. Discorso dell’alicorno et delle sue singolarissime virtù. Et della gran bestia detta Alce dagli Antichi […], Rome, G. Martinelli, 1587.

USTC n° 811833
EDIT16 n° 3832

Exemplaire reproduit : Roma, Biblioteca Nazionale Centrale, MISC. VAL.1043.1

Notices biographiques

Andrea Bacci (auteur) DBI (1963)
(1524-1600) Médecin et philosophe naturel. Lecteur des simples (Université de Rome), Archiatre de Sixte V

Alessandro Peretti Damasceni Cardinal (dédicataire) DBI (2015)
(1571-1623)

Bibliographie

Andrea Bacci : la figura e l'opera : atti della giornata di studi, Sant'Elpidio a Mare, 25 novembre 2000, Fermo, Comitato per le celebrazioni del quarto centenario della morte di Andrea Bacci, 2001