












Mostra l’alma Natura (ottimo et generoso Signor mio) a ogni animo humano, cresciuto negli anni della discretione uno assai bello et d’ogni parte spatioso CAMPO nelle cose terrene, da potere (col mezzo così della Virtù come del Vitio coltivandolo) et piacere et nuocere et giovare a tutti gli altri somiglianti a lui. Là onde entrato ognuno nel suo, chi si diletta d’ornarlo di frondi et di fiori, chi di fiori et di biade, chi di cardi, di tribioli [p. 002R] et di spine, et chi di biade, di fiori et di frutti. Di questi tali sì come i primi et i secondi son degni d’una poca lode, non cercando se non vanamente di piacere a se stessi et giovare poco ad altri, così i terzi meritano biasimo grande per seminare nella fecondità di sì nobile terreno tante cose nocive, fanno che gl’ultimi restino lodati interamente, come intenti a giovare et piacere in più modi et più in generale all’humana Natura. La bellezza della quale si vede che tanto apparisce maggiore, quanto più si diletta di variare nel concetto delle Idee et nel congiugnere le materie con le forme. Da questi essempi naturali, honorevoli et utili mosso adunque io nella mia prima giovaneza et di subito volto alla diversità di quelli studii che a me più lodevole piacere, et alla patria, alla natura, et agli amici portassero magiore soddisfatione (oblighi tutti d’ogni huomo [p. 002V] che della humanità sua rationale et debbe et può vivendo mostrare qualche segno contrario a quel dei bruti, che taciturni non altrimenti che ei nascono vivono et muoiono senza gloria et senza nome) finalmente mi truovo nel Campo de’ miei primi sentimenti havere fatta la presente ricolta, che io offerisco et sagro all’ Eccellenza Vostra come a quella la quale non solamente nel grado il corpo intero, ma con le opere pie la salute di tutta la mia Patria rappresenta. Piaceralle adunque accettare lietamente la dovuta offerta di tutto il tempo de’ miei teneri anni, et diportandosi tal volta per l’ampieza piacevole del Campo così diversamente da me coltivato, di qui cognoscere che non la voluntà di perdere tempo, o di fuggire fatica, ma il desiderio di perpetuarmi con quello et honorarmi in questa, m’ha sempre mosso con ogni sorte di semenza buona a ire cercando di [p. 003R] rendere et più utile et più bello il Campo mio, i cui primi frutti se ella mi domandasse perché così secondi siano voluti uscir fuora, le rispondo che la temenza, la quale io ho havuta di coloro che non meno negli altrui che ne’ proprii lor Campi si dilettano seminare ortiche et spine, ne è stata cagione, considerato come egli harebbono facilmente (cercando occasione di biasimarne) potuto allegare che a i lungi miei studii, et all’età dove io mi trovo (se bene non è molta) doppo una lunga aspettatione si conveniva publicare altro nella prima giunta che un Campo pieno di Fiori et di Frondi, poco avertendo che sotto la purità delle Frondi et dei Fiori, è bene spesso riposta la salute et il diletto dell’humana vita, la brevità della quale sì come io desidero che s’allunghi del tutto dalla felice, gloriosa, et utile di Vostra Eccellenza, così Dio priego che la contenti et lei che m’ami.
Gabriele Simeoni, Le tre parti del Campo, Venezia, Comino da Trino di Monferrato, 1546.
Exemplaire reproduit : Paris, Bibliothèque Nationale de France, YD-5848
Gabriele Simeoni
(auteur, dédicateur)
DBI (2018)
Cosimo I de' Medici duc de Florence
(dédicataire)
DBI (1984)
Matteo Residori, « Entre ‘dottrina’ et ‘pratica del mondo’ : Le tre parti del campo dei primi studi di Gabriello Simeoni » in Gabriele Simeoni (1509-1570). Un florentin en France entre princes et libraires, sous la dir. de Silvia D'Amico et Catherine Magnien-Simonin, Droz, p. 91-105, 2016.
Toussaint Renucci, Un aventurier des lettres au XVIe siècle : Gabriel Symeoni, florentin, 1508-1570 ?, Paris, Didier, 1943.
Catherine MAGNIEN-SIMONIN, Silvia D'AMICO (sous la dir. de), Gabriele Simeoni (1509-1570?).Un Florentin en France entre princes et libraires, Genève, Droz, 2016.