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De architectura libri dece traducti de latino in vulgare affigurati: Commentati e con mirando ordine insigniti per il quale facilmente potrai trovare la multitudine de li abstrusi e reconditi vocabuli a li soi soci e in epsa tabula con summo studio expositi e enucleati ad immensa utilitate de ciascuno studioso e beniuolo de epsa opera
[p. 001R]

ORATIO Patriciis Populoque Mediolanensi Aloisius Pirovanus Salutem plurimam dicit.

Considerando io, amplissimi Patri Mediolanesi Patricii, niuno homo essere nato (si como a li stoici piaque) se non per beneficio de li homini, ad ciò che epsi intra se l’uno a l’altro giovar potesseno, me veneva ne la mente quello per ogni modo dovere essere iudicato per natura avaro et de ingegno scarso, quale ogni suo pensere, dicto aut facto solamente a la propria utilitate intendesse. Né questo immeritamente, imperhò che la Platonica sententia aurea debe ad ogniuno sempre essere al core. L’homo non solum ad se, ma a la patria et amici essere nato, et non tanto il proprio quanto l’altrui commodo anchora dover ciercare. Per la qual cosa, patri mei amplissimi, havendo io consumpta ogni mia aetate et solum per aquistare tale virtute che secundo l’optimo Platonico dogma potesse non pocho et a la patria et a li amici giovare, como per non pochi nostri fructi ne la anteacta vita pò ad ogniuno essere assai più di luce claro, et alquanto piu oltra extendendosi l’immenso et di voler giovar non mai lasso volere mio associato dal tenue et basso ingenio, qual perhò cognosce le virtute (così liberale quanto mechanice) tanto più giovare et farse perfecte, quanto sono tractate apresso de quelli che da le loro delectatione sono detenuti, havendo contemplato me essere et nato et educato in quella alma et inclyta Citate, qual de tute le arte (ma sopra l’altre de le liberale) non solum con solerte et indefesso studio le prosegue, ma de tute optene il principato, ad me è parso congrua cosa se, postponendo ogni mia utilitate et quiete, ad utilitate, honore, laude et perpetua gloria de così degna et honoranda patria, non extimasse impensa aut damno, non quiete aut laboriosa et pervigilante impresa mentre perducesse ad clara luce et desiderato porto la presente opera Vitruviana de Architectura, quale ad ciò lucida et delectabile fusse a li lei studiosi non senza maxima impensa per molti excellenti pictori io ho facto designare et per non mediocri incisori, ho similmente facto intagliare le affiguratione al circino perlineate et compassate. Et ad ciò in epsa opera nulla conveniente cosa da li diligenti et studiosi fusse desiderata, il magnifico Domino Referendario Augustino Gallo Comense dignissimo, et io prenominato Aloiso, de la generosa familia et antiqua stirpe de’ Pirovani progenito, vestro Citadino Milanese di Arithmetica et Geometria in epsa alma Citate non imfimo aut incognito professore, habiamo conducti homini in tale doctrina studiosi, quali hano con summa diligentia (quanto per la brevitate d’il tempo gli è stato licito) correcto, fidelmente traducto et declarato, maxime Bono Mauro Bergomense homo di tale doctrina non ignaro, quale ha et epso texto traducto et molti difficili passi enucleati et infiniti loci confusi al vero ordine reducti avante che fusse epsa opera data a li impressori, licet in parte di epsa sia il nome lui surrepto et nominato solum per correctore da quello che la impressione frequentava, et la praecedente tabula de Vocabuli facta et al ordine alphabetico non senza magna fatica reducta. Et questo tanto più voluntiere habiamo facto quanto cognosciamo nulla essere generatione di homini quale da li floridi Vitruviani viridarii non possa qualche sapido fructo decerpere. Et per che honor et laus proprie debetur virtutis, spero per la integritate liberalitate et favore vostro l’opera et impensa nostra non dovere essere improbata, ma potius favorita et da’ calumnianti defensata, talmente che ad ogniuno sia manifesto il vostro deditissimo Aloisio Pirovano esserve commendatissimo. Quale cosa se (como io me confido) serà da voi facta, reputarò ogni mia facultate essere non pocho augumenta. Ma ad voi la clementia et infinita benignità del nostro signore Iesu Christo donare se degni perpetua incolumitate et salute aeterna. Optime valete dignissimi et optimi Patres.

[p. 001V]

LA PRAEFATIONE Al Christianissimo et Invictissimo Re de Francia e Duca de Milano, D. D. Francisco, Praefatione de Augustino Gallo Novocomense in epsa Citate Regio Referendario nel opera Vitruviana.

LA Divina providentia, Christianissimo et Invictissimo Re, sì como del tuto gubernatrice per la conservatione del humana generatione ha ordinato li Principi li quali dopo epso Dio certamente obteneno in terra il primo loco, e perhò fu consuetudine apresso li Persi de adorare li soi Re. Ma quando quello per la sua clementia e bonitate verso li fragile mortali se degna ad uno Principe pieno de sanctitate e castimonia, e quanto è possibile al humana imbecillitate facto consimile ad lui commettere la tutela d’il populo, veramente secundo la sententia de Plinio Caecilio mio concitadino nessuna altra cossa è più bella né più desiderabile. Sono adunche meritamente li antiqui dominatori del mundo appellati heroi e semidei, et li nostri Romani, li soi Imperatori quali furono amatori de la Republica e indefessi benefactori del indigente populo, collocarono ne le celeste sedie. Si como Iulio Caesare, Octaviano Augusto, Vespasiano, Tito, Nerva, Traiano, de li quali le opere praeclare restano Immortale e celeberrime. Da epsi Principi troviamo essere introducto il culto de li Dei, li sacerdoti, le cerimonie, li sacrificii e constructi li templi, il che è assai manifesto per Mosé duce de li Hebrae, per Corope primo Re Atheniense, per Numa Pompilio Romano e tanti altri de li quali li nobili scriptori ne hano facto indubitata mentione. Quelli medemi hano aedificate le citate, mandate le gente ad habitarle e per la loro salute e incremento hano facto electione de regione salubre, sì per l’aere purificato, sì per la copia e bonitate de le aque. E poi gli ordinarono per la necessitate il foro cioé il loco del mercato; per la sanitate li balnei; per la exercitatione li gymnasii; per la commoditate li portici e basilice; per delectatione li theatri. Appresso dovendo introdure il vivere civile e stabilire la pace fra li subditi, excogitarono varii officii, e diviseno li tempi opportuni ad epsi per il mirabile invento de li horologii, a ciò che de nulla cossa la vita fusse indigente. Anchora per defensarle dal impeto hostile le hano munite de muri e fortalitie. E quando fusse il bisogno instituirno con l’artificio e apparato de le bellice machine potere expugnare li soi inimici, per questo adunche meritarono essere dimandati divini. E perhò il nostro VITRVVIO sapientemente in deci volumini del opera sua ha recolcto tute queste cosse. E considerando che nessuna altra materia era più degna de uno summo principe quanto quella la quale havesse havuto origine da loro pari, rationabilmente la volse dedicare ad Augusto Caesare Monarcha del universo. Per tal exemplo io sono inducto epsa opera de Architectura cioè de Fabrica la quale convertita in materna lingua Italiana, commentata e historiata per alchuni homini docti ho procurato fare in stampa, a la vostra Sacra et invicta Maiestate humilmente offerire: sì como dono pertinente ad uno tanto Principe, senza dubio ordinato dal summo factore per la salute de li subditi, sperando che quella ne haverà piacere e delectatione, quando dopo le magne occupatione del governo del suo Regno se degnarà volgere queste charte ove poterà speculare l’admirando ingegno de li Antiqui e nobile inventione necessarie al humana vita. Non me extendo al presente in commemorare le laude de la vostra sublime Corona de Francia, como gente invicta e adornata de innumerabili triumphi dal principio per insino a questi tempi. Ma questo me pare assai glorioso per essere loro descesi da’ Troiani quali dopo la destructione de la patria pervenerono ne la Scythia, ove poste le sue sedie furono appellati Sycambri, e in processo de tempo, al modo de li vicini, feceno tributo al Imperio Romano. Ma poi hebeno la remissione da Valentiniano Imperatore, havendoli dato soccorso contr’a li Alani. E così questo Imperatore gli mutò il nome e volse fusseno appellati Franci, il che in lingua attica significa feroci o sia nobili, e secundo l’idioma Italico denota liberi. Ma poi volendo li Romani privarli de tale immunitate e denegando loro farsi de novo tributarii, furono constrecti a prehendere le arme, mediante le quale lassato il proprio paese passarono valorosamente in Germania e in Gallia ove dopo con la perpetua possessione stabilirono il suo dominio, nel qual la Sacra Maiestate vostra per longa stirpe da epsi potenti Franci mediante la Regia dignitate felicemente è successa. E così con veritate li Franci dopo che hebeno questo nome, giamai non furono subditi al Imperio Romano. Quantunche Iustiniano ne li tituli delli soi libri legali è cognominato Franco, Il che non fu per totale debellatione, ma solo perché Theudeberto Re de Francia, venuto in Italia in auxilio de’ Gothi, non per timore del exercito imperatorio ma per mancamento de foeno, fu necessitato tornare a casa, lassando la victoria de’ Gothi al praefato Imperatore. De questa opera preclara lasso il iudicio a lo illustre e de tute le bone arte Magistro e cognitore D. Antonio Prato, de la prefata M. V. gran Cancellere dignissimo, non che quella non sia capace del tuto, ma per non esseregli molesto revocandola da le cogitatione de le magne imprese, solo intendo che epsa se degna pigliarne spasso, per il che spero l’officio del suo servo dovergli essere accepto quando per quello l’animo de vostra Sacra Maiestate sovente volte serà letificato.

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Références ouvrage

Marcus Pollio Vitruvius, De architectura libri dece traducti de latino in vulgare affigurati: Commentati e con mirando ordine insigniti per il quale facilmente potrai trovare la multitudine de li abstrusi e reconditi vocabuli a li soi soci e in epsa tabula con summo studio expositi e enucleati ad immensa utilitate de ciascuno studioso e beniuolo de epsa opera, Traduction et commentaire d'oeuvre Cesare Cesariano, Como, Gottardo Da Ponte, 1521.

USTC n° 863683
EDIT16 n° 49742

Exemplaire reproduit : Zurich, ETH Bibliothek, Rar 82

Notices biographiques

Marcus Pollio Vitruvius (auteur)

Cesare Cesariano (traducteur) DBI (1980)

Luigi Pirovano (dédicateur) Responsable de l'édition

François Ier roi de France (dédicataire) EM (2014)

Bibliographie

Notice d'A. Rovetta (2009) Architectura

F. P. Fiore, « Le De Architectura de Vitruve édité par Cesare Cesariano, à Côme en 1521 », S. Deswarte-Rosa (éd.), Sebastiano Serlio à Lyon. Architecture et imprimerie, Mémoire active, Lyon, 2004, p. 355-358.

A. Rovetta, “Note introduttive all’edizione moderna del primo libro del Vitruvio di Cesare Cesariano”, in Cesare Cesariano e il classicismo del primo Cinquecento, eds. M.L. Gatti Perer, A. Rovetta, Milano, edizioni Vita e Pensiero, università Cattolica, 1996, p. 247-308.

M. Tafuri, “Cesare Cesariano e gli studi vitruviani del Cinquecento”, in Scritti rinascimentali di architettura, eds. R. Bonelli, A. Bruschi, C. Maltese, M. Tafuri, Milano, Il Polifilo, 1978, p. 409-410.