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Degli obelischi di Roma
[p. 001R]

BEATISSIMO PADRE.

[p. 001V]

ALL’ora che d’ordine di Vostra Santità fu con tanta maraviglia di tutta Roma cavato di sotto terra il maggior Obelisco del Cerchio massimo, ove per tante centinaia d’anni era stato ascoso, che si poteva dir quasi dimenticato nelle menti de gli uomini, ella si degnò di commandarmi ch’io scrivessi alcuna cosa intorno a gli Obelischi; il che feci subito nel miglior modo che dalla brevità del tempo mi fu concesso. E perché Vostra Beatitudine mostrò che non le dispiacesse quel poco che in quel tempo ne potei scrivere, e che anco le sarebbe piaciuto che ciò fosse più ampiamente e più distintamente trattato, mi posi a ricercare con maggior diligenza, et a raccorre tutto quello che se ne trovasse scritto appresso gli antichi, i quali se bene hanno toccato di tal materia assai sparsamente, nondimeno mi sono sforza [p. 002R] to con ogni ordine a me possibile, di ridurre il tutto in questo picciolo volume, che ardisco ora di presentare alla Santità Vostra, la quale supplico umilissimamente che si degni d’accettarlo, non riguardando la qualità del dono, che ben conosco io esser molto debole, e per se stesso poco degno dell’ottimo giudizio, e molta sapienza e dottrina sua, ma l’animo con che da me, suo umilissimo servo, le vien donato, che è tale, e cosi pronto ad obedirla, che non avendo potuto finir questa fatica in Roma prima che Vostra Beatitudine si compiacesse ch’io venissi in Polonia con l’Illustrissimo Signor Cardinale Aldobrandini, mandato da lei Legato per negozio tanto difficile et importante a tutto il Cristianesimo, quanto ciascuno sa. Nel viaggio pieno di molte difficoltâ, e privo di quelle commodità che si ricercano, non l’ho mai intermessa, sin tanto che con l’aiuto di Dio io ne sia venuto al fine, con mostrare nel modo che io ho potuto, questo picciol segno della molta devozione et obligo mio verso la Santitâ Vostra, a cui [p. 002V] prego dalla Divina Maestà lunga e felicissima vita. Acciocché ella abbi occasione, oltre al continuo esercizio della pietà e giustizia, con le quali governa la Santa Chiesa, di far vedere al mondo ogni di nuove maraviglie, si come ha fatto in tre anni del suo santissimo Pontificato. E che si potea far più in così breve spazio? Liberare i paesi dalle insolenze et inaudite sceleratezze de banditi, abbellir Roma con magnifiche fabriche nelle principali Chiese di essa, con tipografie, biblioteche e metalloteche vaticane, con ampie strade, e con fontane da ciascuno ammirate per la rara bellezza loro, e per gli acquedotti, che non cedono punto a gli antichi. Chi non loda l’haver introdotta nella medesima città di Roma così larga abondanza di tutte le cose necessarie al viver umano? Aver arricchito senza incommodo de popoli la santa Sede Apostolica di quattro milioni d’oro? E quelli come diligente padre di famiglia tener conservati per i publici bisogni? Chi non vede la vera pietà sua in aver fabricato [p. 003R] nuovi ospitali per la povertà? Destinato buon numero di galere per assicurar da’ Pirati la navigazione de’ vicini mari? Assegnata certa provisione per la redenzione de’ cattivi? E finalmente si sa da ognuno con quanto studio ella procuri d’estirpare l’eresie e di spegner le detestabili memorie delle idolatrie, consecrando di giorno a giorno al Salvator dell'universo obelischi e colonne, ponendo la Santissima Croce trofeo della nostra salute nella più alta parte di quelli, e sopra queste i Principi de gli Apostoli Pietro e Paolo. Le quali cose non restando di ammirare e reverire con tutto il mondo, bascio in tanto con ogni devotissima umiltà i santissimi piedi di Vostra Beatitudine.

Di Cracovia il dì V. di Marzo MDLXXXIX.

Di Vostra Santità,
Umilissimo, Devotissimo e Obligatissimo Servo
Michele Mercati