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Libro della arte della guerra di Niccolo Machiavegli cittadino et segretario fiorentino

PROEMIO DI NICOLÒ MACHIAVELLI cittadino, et secretario fiorentino sopra il libro dell'arte della guerra a Lorenzo di Filippo Strozzi, patritio fiorentino.

[p. 001R] Hanno, Lorenzo, molti tenuto, et tengono questa oppenione, che e' non sia cosa alcuna che minore convenienza habbia con un'altra, né che sia tanto dissimile, quanto la vita civile dalla militare. Donde si vede spesso, se alcuno disegna nell'essercitio del soldo prevalersi, che subito non solamente cangia habito, ma anchora ne' costumi, nell'usanze, nella voce et nella presenza d’ogni civile uso si disforma; perché non crede potere vestire uno habito civile colui che vuole essere espedito, et pronto ad ogni violenza. Né i civili costumi et usanze puote havere quello, il quale giudica et quegli costumi essere effeminati, et quelle usanze non favorevoli alle sue operationi. Né pare conveniente mantenere la presenza et le parole ordinarie a quello che con la barba et con le bestemmie vuole fare paura agli altri huomini; il che fa in questi tempi tale oppenione essere verissima. Ma se si considerassono gli antichi ordini, non si troverrebbeno cose più unite, più conformi, et che di necessità [p. 001V] tanto l’una amasse l’altra, quanto queste; perché tutte l’arti che si ordinano in una civilità per cagione del bene commune degli huomini, tutti gli ordini fatti in quelle per vivere con timor delle leggi et d’Iddio, sarebbono vani, se non fussono preparate le difese loro, le quali bene ordinate mantengono quegli, anchora che non bene ordinati. Et così per il contrario i buoni ordini, senza il militare aiuto, non altrimenti si disordinano che l’habitatione d’uno soperbo et regale palazzo, anchora che ornate di gemme et d’oro, quando senza essere coperte non havessono cosa che dalla pioggia le difendesse. Et se in qualunque altro ordine delle citadi et de’ Regni si usava ogni diligenza per mantenere gli huomini fedeli, pacifici, et pieni del timore d’Iddio, nella militia si raddoppiava, perché in quale huomo debbe ricercare la patria maggiore fede, che in colui che l’ha a prometter di morire per lei? In quale debbe essere più amore di pace che in quello che solo da la guerra puote esser offeso? In quale debbe essere più timore d’Iddio che in colui che ogni dì sottomettendosi ad infiniti pericoli ha più bisogno degli aiuti suoi? Questa necessità considerata bene et da coloro che davano le leggi agl’imperii, et da quegli che a gli essercitij militari erano preposti, faceva che la vita de’ soldati dagli altri huomini era lodata, et con ogni studio seguitata et imitata. Ma per essere gli ordini militari al tutto corrotti, et di gran lunga dagli antichi modi separati, ne sono nate queste sinistre oppenioni che fanno odiar la militia e fuggire la conversatione di coloro che l’essercitano. Et giudicando [p. 002R] io per quello ch’io ho veduto et letto, ch’e’ non sia impossibile ridurre quella negli antichi modi et renderle qualche forma della passata virtù, deliberai per non passare questi mia ociosi tempi senza operar alcuna cosa, di scrivere a sodisfattione di quegli che dell’antiche attioni sono amatori dell’arte della guerra quello che io ne intenda. Et ben che sia cosa animosa trattare di quella materia della quale altri non ne habbia fatto professione, nondimeno io non credo sia errore occupare con le parole uno grado il quale molti con maggiore prosuntione con l’opere hanno occupato, perché gli errori che io facesse scrivendo possono essere senza danno d’alcuno corretti, ma quegli i quali da loro sono fatti operando, non possono essere se non con la rovina dell’imperij cognosciuti. Voi per tanto Lorenzo, considererete le qualità di queste mie fatiche, et darete loro con il vostro giudicio quel biasimo o quella lode la quale vi parrà ch’elle habbiano meritato. Le quali a voi mando, sì per dimostrarmi grato, anchora che la mia possibilità non vi aggiunga, de’ beneficii ho ricevuto da voi; sì anchora perché essendo consuetudine honorare di simili opere coloro i quali per nobilità, ricchezze, ingegno, et liberalità risplendono, conosco voi di ricchezze et nobilità non havere molti pari, d’ingegno pochi, et di liberalità niuno.

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Références ouvrage

Niccolò Machiavelli, Libro della arte della guerra di Niccolo Machiavegli cittadino et segretario fiorentino, Firenze, Filippo I Giunta, 1521.

USTC n° 839293
EDIT16 n° 28762

Exemplaire reproduit : Firenze, Biblioteca nazionale centrale, MAGL. 4.5.299

Notices biographiques

Niccolò Machiavelli (auteur, dédicateur) DBI (2006)

Lorenzo Strozzi (dédicataire) DBI (2014)

Bibliographie

Giorgio Masi, “Arte della Guerra”, Enciclopedia machiavelliana (2014)

W.J. Landon, Lorenzo di Filippo Strozzi and Niccolò Machiavelli. Patron, client and the Pistola fatta per la peste: an epistle written concerning the plague, University of Toronto Press, Toronto 2013.

Felix Gilbert, “L’Arte della Guerra”, in Id., Machiavelli e il suo tempo, Bologna 1977, pp. 253-89;

Niccolò Machiavelli politico storico letterato, Atti del Convegno, Losanna 27-30 settembre 1995, a cura di J.-J. Marchand, Roma 1996 (in partic. D. Fachard, Implicazioni politiche nell’Arte della guerra, pp. 149-73; F. Verrier, Machiavelli e Fabrizio Colonna nell’Arte della guerra, pp. 175-87);

M. Martelli, Machiavelli e Frontino. Nota sulle fonti letterarie dell’Arte della guerra, in Regards sur la Renaissance italienne. Mélanges de littérature offerts à Paul Larivaille, Paris 1998, pp. 115-25;

M. Martelli, Tracce d’una preistoria dell’Arte della guerra di Niccolò Machiavelli, «Interpres», 2004, 23, pp. 256-58