












M I S T A V A quest’Autunno passato, un dì fra gli altri, si com’ero solito, su ’l mezo giorno di fare, nel giardin mio, sott’una verdura intessuta d’Edera, in me medemo raccolto (virtuosissima Madonna L A U D O M I A,) et havendo poco innanzi letto il X X X I . Canto del Paradiso di Dante, dove della somma felicità si ragiona, il qual voi già, con gran mio stupore, se ben vi ricordate, m’interpretaste, tutto m’ero co’l pensiero profondamente rivolto à molte bellissime cose, che voi sopra la felicità humana et angelica, dottissimamente mi ragionaste. Et una cosa dall’altra sovvenendomi, cominciai con molta più maraviglia considerando si belle cose, a stupir del giuditio vostro, che io non feci in quel giorno, che raccontandole voi le raccolsi. Il qual miracolo d’altronde nascer non può se non che alla presentia vostra, il vostro bello mi abbagliava cosi la vista del senso et dell’intelletto che ˊl saper vostro e ˊl valor delle parole vostre non discernevo. Onde si come accascar suole a coloro, che volendo nel corpo Solare conoscere alcune cose, è forza che per meglio vederle, non in esso, ma in qualche corpo limpido, donde egli co i suoi razi refletta fissamente riguardino, così a me parimente avviene che per voler distintamente conoscer la virtù vostra mi fa di mestieri che non in voi stessa, che di lungi il mio giuditio vincete, ma in qualche luogo dove la vostra vera imago risieda, rivolga gli occhi del mio pensiero, né luogo alcuno credo io che si truovi, donde i raggi del valor vostro con più forte imago reflettino che [p. 001V] dal mio cuore il qual d’ogni parte mi mostra voi. Onde nasce che molto più (com’ho detto) mi riempian di stupore, essendo io lontano, quegli ingeniosissimi vostri ragionamenti che sopra al detto canto di Dante intorno all’humana et angelica felicità, mentre che gli facevate, mi s’impresser nell’anima che essendo io presente non m’avveniva. Stavomi dunque (si com’ho detto) fissamente fra tai pensier contemplandovi, quando lettere mi fur date dell’honoratissimo S. mio M. Niccodemo vostro fratello, in prima fronte delle quali, leggendo come havevate felicemente partorito un figliuolo maschio, et per prolongar del Padre vostro la memoria Alessandro chiamatolo, gran contento presi tra me medesimo, non tanto del parto istesso quanto del fortunatissimo augurio che mi parea ragionevol cosa di prendere, dall’havere io intesa tal nuova in quello stesso tempo ch’io della felicità dell’huomo profondissimamente consideravo, a che s’aggiungeva che l’animo che suol qualche volta esser presago ampiamente mi prometteva che questo fanciullo havesse da essere similissimo alla madre sua et conseguentemente felice et perfetto. Con questa letitia d’animo seguendo di legger la lettera conobbi poco disotto che i signori miei vostro fratello et vostro marito, insiememente con voi medesima, vi eravate degnati, di concedermi ch’io fusse quello che facendo sostenere in mio nome vostro figliuolo a battesimo, havesse a far fede della sua salute. Io vi confesso (honoratissima mia Commare) che non con quella continenza che si conviene ad huomo saggio soffersi il contento di cotal nuova, per infin che moderatolo alquanto, cominciai meco a pensare che usanza è nella maggior parte d’Italia che tra i figliocci et i Compari, soglia farsi alcun dono, non per il bisogno che l’huomo n’habbia ma per mostrare in tal guisa il puro affetto che nel celebrare un tal sacramento conviensi; sì come parimente per mostrare il sincero de i nostri cuori al grande Iddio, quantunque de i nostri doni bisogno non sia, nondimeno ne i sacrificij che gli porgiamo, gli altari delle nostre offerte adorniamo. Ma perche quest’usanza de i doni del Battesimo in ogni luogo d’Italia non è conforme, conciosia che in altri luoghi com’a Venetia, [p. 002R] sogliano (sì com’ho provato) i padri et le madri del battezato fanciullo presentare i Compari, dove che in molti altri luoghi il contrario avviene, per questo conoscendo io che secondo l’usanza della Città nostra di Siena a me tocca di qualche presente il figliuolo vostro adornare, più tempo rivolsi nella mente fra me medesimo qual degna gemma donar gli potesse. Et ogni cosa indegna parendomi, mi risolvei finalmente che più ricca gioia ritrovar per lui non potevo che un’istitutione di tutta la vita sua, la qual si traesse dalle viscere d’Aristotele et di Platone; ond’egli fin dalle fascie di età in età prendendo norma al viver suo, finalmente alla somma felicità che all’huomo si convien come huomo, condotto si ritrovasse. Né a quest’impresa mi sbigottiva il pensar che fusse superfluo di questo fare, havendo egli per madre voi, che bastantissimamente instituir lo potrete; però che non poco giovamento consideravo io che dovesse essergli che quell’istesso che nell’essempio di voi sia per conoscere vegga conforme al giuditio di sì gran Filosofi. Risoluto dunque a questa impresa, tosto che nel principio di Decembre passato vennero le vacanze per l’Anotomia, postomi innanzi Aristotele et Platone, tutto quel succo che per la institutione di un’huomo nato nobile et in città libera si convenisse, in quindeci libri raccolsi. Dove, quantunque di tutto quel, che all’honorata vita di vostro figliuolo appartengo habbia trattato, nondimeno più specialmente nelle morali discipline, Etica, Iconomica et Politica, mi son distesso, per esser quelle che più si richiedono all’huomo, et manco si truova che hoggi le insegni. Et insiememente con questa occasione, mi son ritrattato di molte cose, che per ischerzo scrissi già in un Dialogo della Bella Creanza della donne, fatto da me più per un certo solazzo che per altra più grave cagione, come molti miei amici ne posson far fede. Ma perché il figliuol vostro di nuovo venuto al mondo non ha per ancor sì valido l’intelletto che per qualche anno possa questi miei libri leggere o intendere, io gli ho dedicati a voi honoratissima madre sua, acciò che fin’al dovuto tempo ser- [p. 002V] bandogli, allora al vostro figliuolo in nome mio li doniate, et di questo basti fin quì. Di quanto poi per lettere di miei amici intendo che desiderareste che si manifestasse il quarto dialogo di Filone et di Sofia, nel qual trattar si debba de gli effetti d’Amore, essendosi per quegli innanzi della natura sua, del nascimento, et communità ragionato, et che se pur non si trovasse non vi sarebbe discaro ch’io pigliasse questa fatica d’aggiungervi io stesso il Quarto, il qual seguendo il cominciato stile, si conformasse con la mente di quell’ Ebreo più Platonica che Peripatetica, dico (virtuosissima Commare) che in qual si voglia occasione havrei sempre caro di far cosa, ch’io stimassi che vi piacesse; ma dubito quanto a questo ch’essendo sì divini i tre primi dialoghi, non potendo forse col quarto a quegli appressarmi, noi non ci pentissemo dell’impresa; oltra che ingiuria si farebbe tal volta al primo autore, se altro dialogo in numero co i suoi si ponesse. La onde io giudico che sia meglio d’aspettar qualche mese se tal dialogo si scoprisse. Il che non occorrendo quando pur poi vi piaccia, quantunque io habbia tal cosa dinegata al molto Illustr. Signor mio, Il S. Don Diego Mendozio, Orator di S. Maiestà apresso i Signori Venetiani, a voi nondimeno non negherò di far sì ch’io, non in nome di quarto dialogo di Filone et Sofia, ma come apparato Dialogo, dove parli Filone et Sofia, de gli effetti d’amore, assai forse abondantemente vedrò di scrivere. State sana et felice divina Mad. Commare. Dico divina et parmi dir poco; ma per non sovvenirmi altro nome da esprimer’il valor vostro, a questo m’appiglio. Raccomandatemi al S. mio Compare et haviate qualche memoria della servitù mia.
Di Padova, il primo giorno dell’anno. M . D . X L .
Dapoi ch’io scrissi la presente ho fatta nuova resolutione di non mandarvi per hora se non X. Libri di quest’opera; riserbando i cinque ultimi dove della Politica si ragiona, fin’a questa estate per alcune cagioni che non importa di raccontare.
Alessandro Piccolomini, De la institutione di tutta la vita de l'homo nato nobile e in citta libera. Libri X in lingua toscana, Venezia, apud Girolamo Scoto, 1542.
Exemplaire reproduit : München, Bayerische Staatsbibliothek, 4 Ph.pr. 129
Alessandro
Piccolomini
(auteur, dédicateur)
DBI (2015)
Laudomia
Forteguerri
(dédicataire)
DBI (1997)
Dante Alighieri Enciclopedia