












Non dubitai, quando fra tutti i prencipi grandi di questa età, io elessi Vostra Maestà a cui dedicassi quest’opera mia, ch’ella non fosse per accettarla benignamente e gradirla, se ben umile et indegno dono di lei: pensando a quella singolar sua umanità, con cui ella, non meno che con le altre eroiche virtù e con la grandezza de gli Stati, avanza tutti gli altri Prencipi, non pur del presente ma anco de i passati secoli. Ma niuna cosa però in quella sospensione di animo che mi nasceva dalla considerazione dell'umiltà del mio dono mi ha animato più che il ricordarmi quanto Vostra Maestà fra le altre arti liberali, delle quali si diletta, principalmente si compiaccia di questa nobilissima arte della pittura. Perché m'assicurai, che se ben l'artificio con che è fabricato questo mio tempio (che così m'è piacciuto d'intitolarlo) è rozo et ignobile, nondimeno per la nobiltà [p. 001V] della materia di cotal fabrica ch'è la pittura e per l’affezion e stima in che Vostra Maestà ha quest’arte, ella non si sarebbe sdegnata, fra le sue alte cure, d’inchinar alle volte gl’occhi verso di lui e con diletto rimirarlo. Questo è parto ch’uscì da me ne gl'anni della mia gioventù, concetto in quelle ore che, stanco dal dipingere, avea bisogno di ricreazione, non ritrovando più dolce ristoro che contemplare et investigare i segreti di quell'arte ch'io tutto dì essercitavo. Et ora l'ho ripigliato fra le mani e politolo et abbellitolo il più che ho potuto. Vi si ragiona ordinatamente di tutte le parti sostanziali della pittura, cioè della proporzione, del moto, de i colori, de i lumi, de la prospettiva, de la composizione delle cose e finalmente della forma di tutto quello che co'l pennello può rappresentarsi. E viene ad esser questo trattato come spirito e luce dell'altro della pittura, ove di tutte queste parti distesamente si è favellato. Era mio proponimento ancora, e di già gli aveva dato principio, di disegnar le figure per le quali si potesse più chiaramente comprendere tutta la ragion di operare e di mettere in prattica quanto per via di regole e precetti aveva insegnato. Il che sarebbe stato di grandissima utilità, non solo a i puri prattici, ma anco a i teorici. Ma non ho potuto condurlo fine essendo [p. 002R] rimaso cieco nel più bel verde dell’età mia, quando appena ero aggiunto a trenta tre anni. Per il che tutto rivolto alla teorica, ho atteso solamente ad ampliar esse regole et osservazioni, con studio continuo e faticoso, ma non però mai grave, anzi giocondo sempre e dilettevole; considerando ch'io trattava d’un’arte tanto pregiata e nobile, che sola, per lo più degno senso del corpo umano trappassando al giudicio da dove nasce, et ivi unita rischiarandolo, la vera cognizion della bellezza delle cose create ci apporta. Et in oltre pensando al giovamento che potea seguire, co'l dimostrare altrui la via spedita e piana d'imitare e come emular la natura, in che consiste tutta l'arte della pittura. Cosa che da pochi senza il lume delle regole e dei precetti può essere intesa. Restarebbe ch’io rendessi le cause per le quali mi son mosso a consecrare a Vostra Maestà questi miei scritti, più tosto che ad altro Principe. Ma elle possono essere facilmente da tutti congetturate, poi che ognun sa che il fine principale de gli scrittori di dedicar l’opere sue a Prencipi e gran Signori, è per difendergli con l'auttorità loro da i morsi de gl'invidi e maledici; et ogn'uno insieme sa che maggior protettore io non mi poteva scegliere, né per grandezza di fortuna, né per grandezza di meriti, che Vostra Maestà la quale [p. 002V] con mano sì liberale ha arricchita Dio di tutti i doni che sono riputati desiderabili fra gli uomini, che niuno, o de' passati, o de i presenti, possono aggualgliarsele. Benché questo non è soggetto da ragionarne in breve lettera dettata da roza et inesperta lingua, ma degno solo di poemi chiarissimi e d'istorie. Questo solo dirò, che per la cognizione che Vostra Maestà ha della pittura e per la molta stima in che mostra d'averla, ho giudicato che sotto la protezion e difesa di niun altro Principe questa creatura mia potesse starsi più sicura che di Vostra Maestà, poi ch'ella non solo con lo scudo dell'auttorità, ma anco delle ragioni, saprà e vorrà difenderla. Si degnerà dunque di accoglierla con quella fronte lieta e quell’occhio sereno che suole, non prezzando di lei altro che l’affezion grandissima, la riverenza e la divozion verso il glorioso nome suo, con ch'ella vergognosa inanzi se le presenta. Che nel resto et ella et io troppo ben conosciamo quanto per l'altre parti siamo indegni di venirle in conspetto, non che d'essere accolti et avuti cari. In Milano, alli XV di decembre 1590.
Di Vostra Maestà
Umilissimo creato e vassallo
Giovan Paolo Lomazzo
Giovan Paolo Lomazzo, Idea del tempio della pittura di Giovanni Paolo Lomazzo pittore. Nella quale egli discorre dell'origine, & fondamento delle cose contenute nel suo trattato dell'arte della pittura, Milano, Paolo Gottardo Da Ponte, 1590.
Exemplaire reproduit : Roma, Biblioteca Nazionale Centrale, 252. 1.F.7
Giovan Paolo
Lomazzo
(auteur, dédicateur)
DBI (2005)
Philippe II
roi d'Espagne et duc de Milan
(dédicataire)
DS (2010)
Lomazzo, Giovanni Paolo, Scritti sulle arti, ed. Roberto Paolo Ciardi, Firenze, Marchi & Bertolli, 1975.
Lomazzo, Giovanni Paolo, Idea of the temple of painting, ed. et trad. Jean Julia Chai, University Park, Pa., The Pennsylvania State University Press, 2013.
Paiva de Toledo, Gabriela, “A reflection on the reception of Giovanni Paolo Lomazzo's "Idea del Tempio della Pittura"”, in Figura, 4, 2016, p. 71-105.
Nyholm, Esther, Arte e teoria del manierismo, trad. Pina Zaccarin, Odense University Press, 1977 - 1982.