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Historia de duobus amantibus (Euryalo et Lucretia)
[p. 001R]

PROHEMIO DI SER ALEXANDRO Braccio al prestantissimo et excellentissimo giovane Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici sopra la traductione d’una historia di due amanti composta dalla felice memoria di papa Pio secondo.

Benché molti sieno gl’exempli, Lorenzo mio excellentissimo, pe’ quali facilmente in altri ho potuto comprenhendere quanto sieno valide et grandi le forze d’amore et molte carte habbi rivolte, dove gl’incendii suoi si tractono et fannosi manifesti, niente di manco alcuna cosa non ha potuto più veramente mostrarmi la sua potentia, che lo experimento che ho facto in me stesso, conciosia cosa che nella mia florida età in modo fui da lacci suoi legato che anchora non s’è sciolto il nodo et in forma tale l’ardente sua fiamma m’incese, che totalmente anchora non s’è spento il fuoco. Et spesse volte tra la calda cenere del mio già inceso pecto si scuoprono alcune scintille, che del passato ardore ripresentono la memoria et fannomi non poco temere che la intepidita fiamma di nuovo non si riscaldi. Se non che alfine pure mi rassicuro, sendo già col tempo presso a mezo giorno [p. 001V] et da più gravi cure oppresso et quasi di ciascuno otio privato, cagione di rivoltare gli amorosi pensieri in altra parte. Non essendo in me adunque al tucto ancora la cicatrice della ricevuta ferita risalda, nessuna cosa legho più volentieri né con attention magiore ascolto che quella dove si tracta d’amore. Per la qualcosa capitandomi nelle mani a’ giorni passati una operecta di messer Enea de Piccolhuomini, el quale fu poi assumpto al fastigio del sommo pontificato et nominato Pio secondo, ove recita una historia di due amanti, la qual parendomi ripiena di molti buoni luoghi et degna della doctrina dello scriptor, diliberai tradurre in nostra lingua non dubitando fare alli amanti cosa utile et grata. Utile perché leggendo tal materia troverranno assai documenti acommodati a’ propositi loro pe’ quali saranno amaestrati come ne’ loro ardori si habbino a governare. Grata perché la historia è di qualità che a’ lectori secondo il mio iudicio recherà molto dilecto abundando di cose pur piacevoli assai. Bene è vero che io, non observato l’offitio di fedele traductore ma per industria, ho lassate molte parti indietro le quali mi son parse poco acommodate al dilectare, et in luogo di quelle ho inserto contraria materia per continuare tucto il processo della [p. 002R] historia con cose piacevoli et iocunde. Et nel fine dove l’autore pone la morte d’uno degli amanti con amarissimi pianti, io mutando la tristitia in gaudio lasso l’uno et l’altro coniunto per matrimonio et pieni di somma letitia. Credo che non riprenderai questo mio consilio quando leggerai la latina originale scriptura, perché troverrai in molti luoghi cose tanto meste et piene di lamenti che non che possino dilectare ma nessuno è di core sì lieto che ratristare non facessino. Il perché risecando io questi così facti luoghi, ho continuata la historia et concordatola in modo che nessuna parte vi troverrai che non dilecti, né però negherei che l’autore non habbi scripto ogni cosa con singulare prudentia et doctrina, né mi è nascoso il fine che a simile inventione il mosse, perché chiaro si vede haver voluto mostrare quali sieno e’ pericoli, gl’affanni et effecti amatorii. Ma considerando io che, benché molte et varie sieno le historie et infiniti gli exempli che insegnono questo medesimo, niente di meno tanta esser la forza di questa perturbatione et tanto vincere in noi ogni ragione che nessuno è suto sì cauto o saggio il quale se ne sia potuto difendere et che niun rimedio o precepto da ratione o scriptione giova. Però mi son partito in molti luoghi dalla fantasia dello scriptore da poi che niente giova a’ pungenti strali d’amore come chi n’ha [p. 002V] facto la pruova ne può esser verissimo testimone. Essendomi adunque exercitato in questa traductione et compositione amatoria per mio sollazo, et pensando alla conditione de’ presenti tempi noiosi et gravi, per diverse cagioni però ho giudicato farti cosa grata in qualche parte adirizando a te, prestantissimo et spectatissimo giovane, questa mia exercitatione la quale se non ti dispiacerà mi parrà a ciascuno altro havere satisfacto, perché tali sono e meriti tuoi verso di me che alcuna cosa più non desidero che satisfare al tuo exquisissimo ingenio. Leggerai adunque la presente historia non per farti experto a dare opera all’amore, ma per diventare cauto et sapere schifare e suoi lacci et inganni, amaestrato dallo exemplo d’altri et imitando la natura delle pecchie le quali benché si posino in su molti fiori, non però tucti ma solo quelli gustono che fieno acti a produrre el mele et come nel coglere delle rose eviterai le spine pigliando quello che utilmente è scripto et quello che nuocer potessi lasserai come prudente.

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Références ouvrage

Enea Silvio (Pie II) Piccolomini, Historia de duobus amantibus (Euryalo et Lucretia), traduction italienne Braccesi Alessandro, Firenze, Francesco di Dino, 1489.

ISTC ip00688000

Exemplaire reproduit : Firenze, Biblioteca nazionale centrale

Notices biographiques

Enea Silvio Piccolomini, pape Pie II (auteur) DBI (2015)

Alessandro Braccesi (traducteur, dédicateur) DBI (1971)

Lorenzo de' Medici (dédicataire) DBI (2009)

Bibliographie

Paolo Viti, « I volgarizzamenti di Alessandro Braccesi dell'Historia de duobus amantibus di Enea Silvio Piccolomini », Esperienze letterarie, VII, 1982, p. 49-68.

Mariarosa Masoero, « Novella in versi e prosimetro: riscritture volgari dell’Historia duobus amantibus del Piccolomini, » in Favole, parabole, istorie. Le forme della scrittura novellistica dal Medioevo al Rinascimento, Atti del convegno di Pisa 26–28 ottobre 1998, eds. G. Albanese, L. Battaglia Ricci, R. Bessi, Roma, 2000, p. 317–335.

Natascia Tonelli, « L’Historia di due amanti di Alessandro Braccesi », in Favole, parabole, istorie, p. 337–357.