












Questo mio trattato della grandezza della terra e dell´acqua, sì come si può quasi dire, che in un certo modo habbia origine da V.S. Reverendissima così dovendo io, sollecitato da molti mandarlo in luce, pare cosa convenevole che a lei dedicato sotto l´ombra e sotto la protettion sua vada fuori. La S. Vostra Reverendissima si potrà ricordare come in quel tempo ch´ella, durante la guerra e l´assedio della mia Città, mi diede per più mesi et anni con infinita amorevolezza honoratissimo e commodissimo ricetto in casa sua; spesse volte avveniva che talhora nella sua camera e talhora alla tavola sua, occorressero gravi, utili e honesti ragionamenti di varii soggetti o naturali, o divini, secondo la qualità de gli huomini dotti, che tutto ‘l giorno nella sua casa conversano domesticamente. Percioche la casa di V.S. è solita d´essere per l´ordinario cosi aperta e patente alle persone virtuose, che con gran frequentia vi si sogliono veder concorrere huomini di lettere e di honesta vita. Li quali, oltra l´esser delicatamente e lautamente trattati, veggono aggiunto poi una tanta affabilità in V.S. e un sì amorevol affetto d´animo, che simile per aventura così nelle case di molti altri Signori in Roma non troverebbesi agevolmente. Stando io dunque in casa sua l´inverno passato fece l´anno, si potrà ancora V.S. ricordare come poiché la sera, ritiratasi da se stessa, ella haveva per un´hora o due letto alquanto o in Cipriano, o in Bernardo, o in così fatti autori, (poscia che non meno nella lettione de´ sacri libri, che nelle opere pie, con [p. 001V] più charità che ostentatione da lei continuamente fatte, mostra nella sua casa essempio di Christiana vita) eravamo poi usati di spendere insieme una hora intorno a qualche cosa o morale, o geografica, o historica, secondo che a lei piaceva. Et havendo noi una sera fra l´altre letto alcune cose, che si truovano scritte ne´ libri della mia Sfera del mondo, appartenenti alla grandezza e alla rotondità dell´acqua, diede questa cosa la mattina seguente occasione a´ nostri ragionamenti a tavola, dove a sorte si trovavano M. Camillo Falconetti cieco, M. Constantino Rhalli e M. Iacomo Griffoli, tre huomini dotti e di buon giudicio. Erasi già per gran pezza ragionato di quei due movimenti che si veggono nell´acque del mare, li quali flusso e reflusso si chiamano. Et ci haveva V.S. raguagliato del maraviglioso ordine che di sei hore in sei hore con regolatissime anticipationi si vede in questa cosa avvenire nel mare di Venetia. Et di così fatto proposito passando noi a ragionare della cambievol mutatione, che col tempo si suol fare tra il mare e la terra, disse V.S. ch´ella stessa nell´andare e nel ritornare dalla chiesa sua di Corfù, circondando a suo diletto per li lidi del seno Adriatico, haveva veduto in alcuni luoghi il mare haver ceduto alla terra, sì come si vede esser avvenuto nella città d´Adria, in Ravenna, nell´Abbatia di Classe et in altri luoghi che anticamente erano bagnati dall´acque maritime et oggi per assai buono spatio restati lungi da quelle. E dall´altra parte affermava il contrario haver trovato accaduto verso la Catholica non lungi da Pesaro, dove con grandissimo suo piacere haveva per la chiarezza dell´acque maritime che quivi sono, veduto sotto di quelle assai in profondo, le reliquie manifestissime d´una città, mentre che sotto quell´acque scorgeva manifesti vestigii di tempii, di case, di portici, d´altri edificii. Allora, s´ella ben si ricorda, le dissi che non senza ragione così fatte mutationi in questi due elementi occorrevano, nè senza il parere d'Aristotele e d´ogni buono Peripatetico. Et aggiunsi poi che questo era uno de´ fondamenti fra molti altri, li quali mi persuadono a tenere [p. 002R] per cosa certa che la terra sia dell´acqua maggiore. Parve nel vero a tutti coloro che quivi quella mattina si ritrovavano questa mia opinione nuova e non convenevole a quel tempo che io havevo consumato ne gli studii della filosofia. Ma pigliando io con maggiore efficacia a esplicar meglio in questa cosa le mie ragioni, e parendomi già che ciascun di quelli che erano presenti, spetialmente V.S. comminciasse a non disprezzarle, fui interrotto da coloro, che sopragiunsero, a trattar con essa le cose della fabrica di San Pietro: essendo il giorno del Giovedì destinato da loro a tai negocii. Onde levandosi V.S. da tavola mi disse che harebbe desiderato veder raccolte da me tutte le ragioni che a questa nuova opinione mi inducessero, et io le promessi di farlo. Pochi giorni poi mi fu forza (com´ella sa) d´andare in fino a Siena, dove per molti mesi son vissuto con sanità poca e con travagli infiniti, infermo di mente e di corpo, in guisa che né a questo, né ad altro studio di lettere ho giamai potuto applicar l´animo. Ma trovandomi in questo luglio passato alquanto meglio della persona e con qualche respiration d ´animo, per veder discoprirsi speranza non picciola che i travagli e le turbulentie della mia città habbiano da trovar alcun fine, come di questo ho scritto già un mese a V. S. dandole raguaglio di quanto per vera pietà di Dio in Siena è passato, mi sono in questo respirar ricordato di quello, che io le promessi, et ho in un trattato raccolto insieme una parte di quelle cose che mi sono venute innanzi alla mente sopra di questa materia della grandezza della terra e dell´acqua, e per la ragione detta di sopra nel principio di questa lettera, m´è paruto ben fatto di dedicarlo a V.S. e mandarlo fuori sotto il suo favore. È ben vero che per alquanti giorni m´ha tenuto sospeso a far questo la grandezza de gli oblighi che io le ho per le amorevolezze che io ho sempre conosciute in lei verso di me in fin dal tempo, che essa dal concilio di Trento ritornò a Roma già più di dieci anni sono, dove mostrò d´essere fedelissimo e forte ecclesiastico. Lascio di dire in particolare le cortesie che in molte occasioni ho ricevuto [p. 002V] da lei, e particolarmente nel beneficio ch´ella spontaneamente m´ha dato nel Padovano. Percioché io fo tanto conto del core pronto e della ben disposta volontà, che io trovo in V.S. non manco nobile d´animo ch´ella si sia di sangue, che gli effetti poi appresso di me restano di minor pregio. Basti che per gli oblighi che io le tengo per buona pezza non ho osato dedicarle questa mia fatica come quello che dubitava che V.S. non si pensasse, che con si picciola cosa mi paresse d´haver sodisfatto in qualche buona parte a quanto le devo, ma havendo pur meglio poi considerato che il dono che io le fo non è questo trattato, che io le dedico, ma l´affetto della mia volontà, di cui egli è solo un certo segno, il qual affetto, essendo grande quanto può essere, vien per conseguenza ad agguagliarsi al debito che io sento in me; ho preso ardire di farle questo dono, accioche in un medesimo tempo questo trattato faccia a lei qualche indicio della mia mente e a se stesso intanto rechi sicurezza con l´andare armato del nome e del favore di lei, tra le mani de´ calunniatori. Resta solo adunque, che V.S. Reverend. si degni riceverlo con lieta faccia e per il dovere in ogni suo bisogno lo favorisca. Et s´ella conoscerà in esso alcuna cosa, che meno le piaccia, me lo potrà dire alla mia venuta in Roma, che sarà in breve, e quivi poi correggendolo, lo manderò di lì più sicuro a coloro in Venetia che per istamparlo non restan tutto ‘l giorno in domandarlo, percioche io stimo tanto il buono giudicio di V.S. non solamente nelle attioni humane, ma nelle cose di speculatione ancora, che allhora considerò, che a gli altri buoni giudicii sia per sodisfare, quando vedrò che a lei soddisfaccia: oltra che sodisfacendole, m´assicurerò di mandarle dell´altre mie fatiche, che io tengo incominciate, le quali aspettano un poca di mia sanità e quiete di villa, per conseguire i lor fini. Intanto V.S. si ricordi, che io, dovunque mi viva, vivo suo servitore; pregando Iddio che le conceda lunga e prospera vita, e quel che importa più, la conservi nella sua gratia. Della mia casa di San Giorgio, di Siena, il dì XXVIII. di Agosto, MDLVII.
Alessandro Piccolomini, Della grandezza della terra et dell'acqua, Venezia, appresso Giordano I Ziletti, 1558.
Exemplaire reproduit : Zürich, ETH Bibliothek, Rar 2097
Alessandro
Piccolomini
(auteur, dédicateur)
DBI (2015)
Giacomo
Cocco
(dédicataire)
DBI (1979)