










Iusta cagione haverete, benigni Lettori, di rallegrarvi, vedendo presentarvi di novo questa bell’Opera dell’Agricoltura, conciosia che di tutti i negocij e di tutti gli artificij et industrie, da’ quali si cerca utile e guadagno, niente è meglio, niente è più copioso, niente più dolce, niente più degno dell’huomo ingenuo che l’Agricoltura. Questa poi sapete che si divide in due parti differenti, nelle quali consiste tutta la sua cura e fatica. Una parte è del coltivare i terreni per raccoglierne diverse specie di grani et herbaggi. L’altra parte è del coltivare gli arbori et innestarli, o incalmarli, perché rendano buoni frutti e copiosi. Ma è da avertire, saggi Lettori, che nella prima parte d’essa Agricoltura altro non si ritrova se non il puro utile e la facultà del vivere, in quanto che se ne coglie il cibo, con cui la fame si discaccia. Ma dalla seconda parte se ne riceve l’utile parimente [p. 001V] e la facultà del vivere, ma questa però è de tal sorte che non solo se ne trahe il cibo per scacciar la fame, ma di più se ne cava la bevanda per la sete. Oltra di ciò nella coltura della terra gran fatica e sudore ci vuole, ma essa terra poi coltivata, e le sue nascenti biade, e diverse herbe porgono poco diletto et allegria alla vista dell’huomo. All’incontro poca fatica basta a coltivar gli arbori, i quali poi bene e giudiciosamente coltivati quanta vaghezza, quanta gratia, quanto piacere arrecano alla vista dell’huomo? Et i loro deliciosi e bei frutti col soavo odore che spirano, quanto confortano gli spiriti humani? Però questa parte d’agricoltura, che intorno a gli arbori fruttiferi si essercita, non solo alla foresta e campagna si adopra, ma tanto è piacciuta che dentro le città s’ha chiamata, per farvi Giardini, vigne, orti et altri spettacoli. Di modo che ragionevolmente è stata reputata dagli antichi degna della cura e studio de’ Re sì che vi hanno posto ancora l’opera delle man loro, sì come si scrive di Ciro Re di Persia, si legge anco di Diocletiano Imperator Romano. Hor dunque, benigni Lettori, non havete ragione di rallegrarvi e di lodar noi ch’abbiamo poste gran cura et ingegno à rinovarvi questa sì bell’opera, la quale abbraccia ambedue esse parti dell’Agricoltura? Deve ella certamente essere molto grata et accetta a gli huomini in universale, insegnando loro i veri ammaestramenti, ch’appartengono alla coltivatione della terra per ogni sorte di grano et in particolare etiandio a’ gentilhuomini [p. 002R] e Signori che soglion prender diletto e piacere da’ Giardini, bruoli, vigne et orti. Perciò si vede qui belle inventioni et ingegni dell’innestare, o incalmare diversi arbori fruttiferi e viti, con molti bei secreti: qui anco si vede il modo e disegno del conveniente piantar gli arbori, di farli crescere in alto, o in largo e disporli in tal ordine e figura che sia dilettevole e vaga all’occhio. Di modo che, gratiosi Lettori, sarete intieramente instrutti di questo nostro Libro di quanto appartiene a tutta l’Agricoltura, onde ne riceverete non solo utile grande e commodo per l’uso della vita, ma anco ne goderete quel piacere e diletto, ch’a gli occhi et all’animo suol rappresentare la bella coltura de i verdeggianti e fruttiferi arbori.
Marco Bussato, Giardino di agricoltura di Marco Bussato da Ravenna., Venezia, Giovanni Fiorina, Domenico Nicolini da Sabbio, 1592.
Exemplaire reproduit : Palermo, Biblioteca Centrale della Regione Siciliana
Marco Bussato
(auteur, dédicateur)
DBI (1972)