








Benigno lettore, havend'io apparecchiato alcune regole ne l'architettura, presuponendo che non pur gli elevati ingegni l’habbiano ad intendere, ma ogni mediocre anchora ne possa esser capace, secondo che più et meno sarà egli a tal arte inclinato le quai regole sono in sette libri divise, sì come qui di sotto sarà notato, poi che'l soggietto il comporta, ho voluto incominciar da questo quarto libro a mandarle fuori, che è più a proposito et più necessario de gli altri, per la cognition de le differenti maniere de gli edificii et de i loro ornamenti. Di tutto quello che voi trovarete in questo libro che vi piaccia, non darete già laude a me ma sì bene al precettor mio Baldessar Petruccio da Siena, il qual non fu solamente dottissimo in quest'arte et per theorica et per pratica, ma fu anchor cortese, et liberale assai, insegnandola a chi se n'è dilettato et massimamente a me che questo, quanto si sia che io so, tutto riconosco da la sua benignità et col suo essempio intendo usarla anch'io con quelli che non si sdegneranno apprenderla da me, affinchè ciascuno possa haver qualche cognition di quest'arte, che non è men dilettevole a l'animo, pensando a quel che si ha a fare, che ella si sia a gli occhi, quando ella è fatta. La qual arte per la virtù de i famosi et eccellenti ingegni che ho nominati, così fiorisce in questo nostro secolo, come si facesse la lingua latina al tempo di Iulio Cesare, et di Cicerone. Prendete adunque con animo allegro et gentile, se non l'effetto almen la volontà, che certo ho havuta grandissima, di satisfarvi in questa fatica, e dove conoscerete che le mie forze deboli non habbian potuto sopportar tanto peso, pregarete i più robusti che per me lo sostengano et suppliscano in quello dov'io sarò mancato.
Nel primo libro tratterò de i principi de la geometria et de le varie intersecation di linee, in tanto che l'architetto potrà render buon conto di tutto quello ch'egli opererà.
Nel secondo dimostrerò in dissegno et in parole tanto di prospettiva che volendo egli potrà aprir il suo concetto in disegno visibile.
Nel terzo si vedrà la iconographia, cioè la pianta, la orthographia che è il diritto; la sciographia che viene a dir lo scortio de la maggior parte de gli edificii che sono in Roma, in Italia et fuori, diligentemente misurati, et postovi in scritto il loco dove sono e 'l nome loro.
Nel quarto, che è questo, si tratterà de le cinque maniere de l'edificare et de gli ornamenti suoi: thoscano, dorico, ionico, corinthio et composto, et con queste s'abbraccia quasi tutta l'arte per la cognition de le cose diverse.
Nel quinto dirò de i molti modi de i tempii dissegnati in diverse forme, cioè rotonda, quadrata, di sei faccie, d'otto faccie, ovale, in croce, con le lor piante, i dritti et i scorzi, diligentemente misurati.
Nel sesto diremo di tutte le habitationi, c'hoggi dì si posson usare; incominciando da la più vil casipula o capannetta che vogliamo dirla; e di grado in grado seguendo fino al più ornato palazzo da prencipe, così per la villa come per la città.
Nel settimo et ultimo si finirà ne i molti accidenti che possono occorrer all'architetto in diversi luoghi et istrane forme di siti, et ne li restauramenti o restitutioni di case, et come habbiamo a far per servirci de gli altri edifici, et simili cose che siano, et siano anco state altra volta in opera.
Hor, per meglio proceder con ragionevol modo, darò principio dal più sodo et meno ornato ordine, cioè dal thoschano, che è il più rustico, el più forte et di minor sottigliezza e gracilità.
Gli antichi dedicarono gli edifici a i Dei, accommodandosi a quelli secondo la lor natura robusta o dilicata, come l'opera dorica a Giove, a Marte, et a Hercole. Queste sì fatte forme doriche da l'huomo togliendo et la ionica a Diana, ad Appolline, et a Bacco, l'opera togliendo da la forma matronale, che partecipa del robusto, et del dilicato. Diana, per la natura feminil, è tenera, ma per l'essercitio de la caccia, è robusta; così Appolline, per la sua bellezza, è molle, non dimeno è poi robusto, per esser huomo; il medesimo dico di Bacco. Ma la maniera corinthia tolta da la forma verginale, volsero che fosse dedicata alla Dea Vesta presidente a le Vergini. Ma in questi moderni tempi a me par di proceder per altro modo, non deviando però da gli antichi, voglio dir che seguitando i costumi nostri christiani dedicarò, in quanto per me si potrà, qli edifici sacri, secondo le specie loro a Dio et ai santi suoi. Et gli edifici profani, sì publici come privati, darò a gli huomini, secondo lo stato et le profession loro. Dico adunque, che l'opera thoscana, al parer mio, conviene alle fortezze come sarebbe a porte di città, [p. 003R] a rocche, a castelli, a luoghi da conservar thesori, o dove si tengon le munitioni et le artigliarie, a le prigioni, a porti di mare, et altri simili per l'uso de la guerra. È il vero che l'opera rustica, cioè di legature diverse grossamente abbozzata di pietre, et qualch'una anchora di queste, fatta con qualche più dilicatezza per lo piacer che n'hanno havuto gli scoltori; è tal volta stata meschiata da gli antichi ne l'opra dorica, et talhor anco ne la ionica e ne la corinthia. Nientedimeno, per esser veramente l'opera thoscana la più rozza et meno ornata di tutte l'altre, a me pare che la rustica si convenga più et sia più conforme a la thoscana che ad alcun'altra. II che manifestamente si comprende essere stato osservato da i Thoscani così dentro ne la maggior et principal città loro che è Firenza, come fuori per le ville, in tanti e così belli edificij, et ricche fabriche, pur fatte d'opra rustica, quante si possono veder nel rimanente de la Christianità, miste però di quella rustichezza e dilicatura, che agli architetti è piaciuta, et per questo dirò simil opere convenirsi più a la thoscana che ad altra specie. Il perché raccogliendone qual ch'una de l'antiche et alcun'altra de le nostre, dimostrerò in diversi modi di tale opere, come si possa far porte di città et di fortezze et anco per luoghi publici et privati, facciate, loggie, portichi, finestre, nicchi, ponti, acquedutti et altri diversi ornamenti, che al buono architetto potrebbono accadere. Si potrà ben anco, non ci discostando da quello che han fatto gli antichi, mischiare et comunicare quell'opera rustica con la dorica et con la ionica anchora, et talhor con la corinthia, a voglia di chi volesse contentar un suo capriccio. Il che però più tosto si potrebbe dir che fosse di licentia che di ragione, perciò che l'architetto ha da proceder molto modesto, et ritenuto, massimamente ne l'opere publiche, et di gravità, dove è lodevole servar il decoro.
Ho voluto nel principio di questo libro imitare i comici antiqui, alcun de' quali volendo representar una comedia, mandava uno suo nuntio innanzi che in succinte parole dava noticia ai spettatori, di tutto quello che ne la Comedia si havea da trattare; il perché havend'io in questo volume a trattare de le cinque maniere de gli edificij, cioè thoscano, dorico, ionico, corinthio e composito, mi è parso, che nel principio si vedan le figure di ogni specie di quel che si ha da trattare; et benché ne le colonne et nei suoi ornamenti non siano tutte le proportioni et le misure notate, ma solamente le principali, per regola generale non dimeno a suoi luoghi non si mancherà che'l tutto non sia notato più minutamente. Ma questo è solo, come ho detto, per dimostrar una regola generale, ad una quardata sola, et per esser meglio inteso da tutti, io porrò ne i principi de gli ordini i vocaboli di Vitruvio, accompagnati con li usitati moderni, communi a tutta Italia. Et per prima lo piedestalo thoscano, dico il netto, sarà di un quadro perfetto, il piedestalo dorico sarà tanto più di un quadro, quanto è a tirare una linea da angulo ad angolo del quadro perfetto et diric ciarla su per il drito. Lo piedestalo ionico sarà d'un quadro et mezzo, il piedestalo corinthio sarà un quadro et dui terzi di esso quadro, il piedestalo composito si farà di dui quadri perfetti, et tutto si intende il netto senza le sue basi et le cime, né vi maravigliate se il sequente capitolo sarà il quinto, che altri lo aspettariano per lo primo, imperò ch'el primo libro di geometria occuparà un capitolo e'l secondo di prospettiva ne occuparà due, el terzo de le antiquità ne occuparà uno, che saranno quattro, et però il seguente capitolo per tal cagion sara il quinto.
Sebastiano Serlio, Regole generali di architetura sopra le cinque maniere degli edifici cioè thoscano, dorico, ionico, corinthio et composito, con gli essempi dell'antiquita che per la magior parte concordano con la dottrina di Vitruvio, Venezia, Francesco Marcolini, 1537.
Exemplaire reproduit : Madrid, Universidad Complutense
Sebastiano Serlio
(auteur, dédicateur)
DBI (2018)
Enciclopedia