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Duo libri del modo di fare le fortificationi di terra intorno alle città, & alle castella per fortificarle
[p. 001R]

Allo illustrissimo et eccellentissimo signore, il signor don Alfonso da Este, prencipe di Ferrara.

[p. 001V]

La grande utilità, illustrissimo & magnanimo signore, che da li scritti de gli antichi & moderni scrittori ho veduto cavarsi, mi ha fatto, per insino da principio della mia giovinezza, grandemente desiderare quella sufficienza che a chi vol bene scrivere fa di mestiero, parendomi non esser cosa che si convenga più all’huomo, né che più a dio lo faccia simile, del giovare altrui. Et per ciò conseguire mi son lungamente affaticato. Ma d’altra parte poi alla difficoltà di sì importante carico considerando, & alle qualità che si richiedono a chi il vuole con laude & satisfattione de gli huomini essercitare, & all’incontro il mio ingegno & le mie picciole forze fra me stesso misurando, ho sentito sempre in me un timore che non m’ha lasciato fin’hora dar effetto a questo mio desiderio. Pur alla fine perché così è da biasimare chi teme troppo le alte imprese come chi nulla le teme, arguendo quello animo vile & questo temerità, ho deliberato di discacciare il soverchio timore et dar luogo in parte al desiderio che già tanto tempo in me vive. Al che fare mi ha perciò persuaso il sapere che chi non incomincia non va mai innanzi, né fa cosa che buona sia. Perché deliberato al tutto di scrivere intorno questa materia quello che fosse possibile all’intelletto mio, incominciai alcuni libri del modo di fortificare di muro, dai quali havendone [p. 002R] già composti tre, mi furono aperti gli occhi a dover scriver questi due come più necessari. Onde tralasciando quelli, mi diedi a comporre questi, & così gli ho a laude di dio ottimo massimo forniti. I quali, parendomi com’ho detto ad ogn’uno più necessari che i primi, sendo eglino molto pi facili ad essere intesi, mi parve anco che prima di essi convenevolmente dovessero uscire in luce. Et avegna che in quelli & in questi mi conoscessi non havere di gran lunga sodisfatto alla importanza & dignità di tal soggetto & che perciò io fossi certo di dover esser lacerato da i morsi di coloro che sogliono, o per invidia o per malignità, biasimar le cose altrui. Era però sicuro che i buoni accetterebbono in buona parte quali elle si fossero le mie fatiche, havendo riguardo alla mia ottima intentione & ricordandosi che assai fa colui che a qualche arte nobilte & degna ma non più tentata si sforza aggiunger forma & perfezione scrivendo. Al che dover fare solo mi restava per compiutamente sodisfarmi, & per rendergli vie più grati al mondo, che io gli dedicassi ad alcun personaggio grande, dal nome & dalle virtuti del quale fosse loro porto quel favore che suol dare il sole a i frutti poi che dalla terra prodotti & nodriti sono. La onde fra me stesso pensando a cui dovessi dedicarli, niuno ve ne trovai da cui per ogni rispetto potessi ciò sperar di conseguire meglio che da V. S. eccellentissima, perciocché oltre alla certezza ch’io ho ch’eglino, ornati nella fronte loro del nome d’un tanto prencipe, debbano acquistar nome & atuttorità nella opinione de gli huomini, son certo ancora che quando io non fossi per altro lodato in questa mia opera, sì sarò io senza dubbio laudato di giudicio per haverla consacrata a signore che, presso alle altre sue rare qualità infinite che la fanno vero principe, è intendentissima ancora di quest’arte. Perciocché si sa benissimo come ella nelle guerre già di poco passate in Italia, non lasciò mezo alcuno il quale, per la libertà & sicurezza de’ suoi popoli, stimasse necessario ch’ella non tentasse & no’l mettesse felicemente in essectione con somma laude sua; la qual cosa non si può fare senza che vi intravenga la materia del saper fortificare. Né perché io conosca ciò essere a rispetto dell’alto merito di V. S. illustrissima dono basso & di poco valore, resto di mandarglielo, perciocché la grande & da ciascuno lodata benignità sua mi rende sicuro ch’ella con quel buon animo lo [p. 002V] accetterà ch’io gliel mando, comprendendo in me da questo una ardente affettione & divota osservanza ch’io porto al suo illustrissimo nome. Il che ottenendo io (come di certo spero) sarà cagione che lo avenire io mi sforzi a scriverle in questo soggetto molto più diffusamente & copiosamente a publico beneficio de i nobili & virtuosi ingegni. Restami ultimamente a pregar dio che sì come si è degnato con le eccellentissime persone di V. E. & della illustrissima signora, la signora Donna Luchretia de’ Medici, per congiontione di sangue legare insieme due delle più illustrissime famiglie d’Italia, le quali furono sempre abondevoli di huomini amatori de’ virtuosi, così conceda a V. E. (oltre alle altre felicità che al suo divino valore si convengono) honorata successione di tanti & tali figliuoli, anti & quali ella desidera, acciocché ambidue i tempi della fama & della virtù siano da loro con ornamento d’infiniti trofei successivamente fatti più meravigliosi & più stupendi. Di Vinegia il II di ottobre del 59.

Di V. S. illustrissima & eccellentissima
Humilissimo & divotissimo servitore
Giacomo Lanteri

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Références ouvrage

Giacomo Lanteri, Duo libri del modo di fare le fortificationi di terra intorno alle città, & alle castella per fortificarle, Venezia, Appresso Bolognino Zaltieri, 1559.

USTC n° 837346
EDIT16 n° 38156

Exemplaire reproduit : Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 72.S.83

Notices biographiques

Giacomo Lanteri (auteur, dédicateur) RAH
ATMA

Alfonso II d' Este Duc de Ferrare (dédicataire) DBI (1960)