










Havendo io più volte fra me considerato invittissimo Cesare la moltitudine dell’offese che l’huomo ricever può da diverse cose, parte naturali & parte artificiali, come da eccessivi caldi, freddi, pioggie, venti, tempeste, dalle fiere & dall’istessi huomini che da furor accesi cercano di distruggersi l’un l’altro, son stato indotto a credere l’huomo esser pieno di molta imperfettione e miseria; e per lo contrario poi havendo considerato le diffese da l’huomo ritrovate per schiffar la violenza delle sopradette cose, tutte m’hanno rapresentata quella divinità ch’Iddio per la sua bontà gli ha communicato, & ho chiaramente veduto esser vero ch’Iddio ha creato l’huomo simile a sé, & anchorché ogni altra inventione questo apertamente m’habbia dimostrato, mi par però che molto più questo habbiano fatto le mirabili opere dell’architettura, delle quali alcune sono che diffendono dall’impeto delle cose naturali, dalle fiere & da particolari nimici, come gl’edifici, alcune che difendono anco molto più gagliardamente dall’impeto de’ nemici universali, come le fortezze delle città & castella. Nelle qual maniere di fabriche mi par che gli antichi, & specialmente i Romani siano stati molto eccellenti, come chiaramente si può comprendere non solo per la relatione d’auttori degni di fede, ma molto più per i vari e diversi vestigi che ancora si veggono de i stupendi edifici da essi edificati in diverse parti del lor imperio. Per la qual cosa molto obligati siamo a quell’età, havendo da essa imparato il vero modo delle buone, commode & artificiose fabriche, così publiche come private. Ma de gl’antichi modi del fabricare si potiamo in questa nostra età servire solamente d’una parte, come de gli edifici publici & privati, potendo meglio con tal sorte di fabriche conseguir il desiderato fine che con alcun’altra; però in questa parte imitar li dovemo quanto più potiamo. Ma nel formar & fabricar le fortezze delle città & castella habbiamo da procedere molto diversamente da quello ch’essi facevano : perciocché, essendosi per la malitia de gli huomini ritrovato in questi tempi nuove machine & nuovi modi d’offendere & di atterrare le mura, quantunque grosse, è necessario ancora con nuovi modi di difese soccorrer a’ loro impetuosi insulti. Però molti in questa nuova età si sono affaticati in formar diversi modi di fortezze, [p. 002R] ma nissuno per mio giudicio ha potuto conseguir l’intento & desiato fine con quella perfettione necessaria a così potenti offese. La qual cosa considerando & essendo io disideroso di giovar al mondo a tutto mio potere, son andato più volte discorrendo intorno a diversi modi di fortezze, & non ho potuto ritrovar alcuno che più mi paia al proposito di questo mio novo modo che nel presente libro ho descritto & figurato, & ridottolo a questa perfettione di theorica & prattica d’alcuno non mai più fatto, alla quale mi par ch’ascender possa per diffendersi & resister ad ogni grande impeto di qual si voglia potentissimo essercito, e perciò m’è parso a beneficio del mondo di publicar il discorso ch’intorno a ciò per molti anni ho fatto. Et era conveniente ch’una tal materia uscisse in luce sotto la protettione di quella dignità che fra le temporali dignitadi de’ christiani è la principale, & è proprio ordinata alla difesa di tutta la christianità. Però m’è parso indirizzarlo & dedicarlo all’invittissimo CES. M. V., la qual cosa ho fatto tanto più volontieri quanto ho conosciuto in V. M. insieme con la soprema dignità esser congiunta ogni maniera di virtù ch’a gran prencipe si convenga. La onde io spero che contro al costume di molti altri principi, volgendo le spalle a gl’invidiosi, maligni & ignoranti, habbia da favorir, come ha sempre fatto, gl’huomini da bene, virtuosi & degni d’honore. E tanto più volontieri ho fatto tal indirizzo quanto ho conosciuto haver fatto cosa grata all’illustrissimo & eccellentissimo mio signore e padrone. Supplico adunque la sacra M. V. che sì come con questo mio picciol dono me stesso, con sommo affetto offerisco e dono in perpetuo alla sua grandezza, così ella con la sua solità virtù, magnanimità & grandezza non si sdegni d’accettarlo, considerando che se bene il dono è piccolo, nondimeno la volontà di farle cosa grata è grandissima. E con questo fine humilmente me l’inchino, pregando ’l sommo & eterno imperatore che la conservi lungamente in vita & sanità, & le accresca con l’imperio, fama & gloria immortale.
Di Venetia alli 28 novembre 1570.Galasso Alghisi, Delle fortificationi, Venezia, Grazioso Percacino, 1570.
Exemplaire reproduit : Napoli, Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, A01 1462885
Galasso
Alghisi
(auteur, dédicateur)
DBI (1960)
(ca. 1523-1573)
Maximilien II de Habsbourg
empereur du Saint-Empire
(dédicataire)
DataBnF
(1527-1576)