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Epistulae et orationes
[p. 001R]

Oratione di Bessarione Cardinal Niceno e Patriarcha di Constantinopoli a tutti gli Signori d’Italia confortandogli a pigliar guerra contra il Turcho. Vulgarizate per lo Clarissimo huomo Miser Lodouico Carbone allo Illustrissimo e prestantissimo Duca Borso. E prima il proemio.

CONSIDERANDO meco infinite volte, Illustissimo duca e humanissimo Signor mio, la grandissima excellentia di quel sapientissimo padre e reverendissimo Cardinale Niceno chiamato per nome Bessarione, che adesso ha il titolo del patriarchato di Constantinopoli, mille fiate mi son maravegliato che gli segnori Cardinali e tuti gli principi christiani non si siano accordati a doverlo elieger per dignissimo capo de la chiesa di dio, [p. 001V] per general pastore de le smarite pecorelle christiane, per magnanimo e providentissimo papa, ritrovandossi in lui tal compagnia di tante vertude che non si potria facilmente discernere qual sia la magiore, o la summa doctrina o la singular eloquentia o la integritade di vita o la incredibile prudentia o la grandeza d’animo o la smesurata dolceza e mansuetudine de’ costumi, ognuno pur stupisse la profunda scientia sua, ma certo cum veritade potemo affirmare la minor vertù de Bessarione esser la scientia, tanto son grande l’altre che non voglio dire che lui debba cercare il papato, ma il papato gli doveria andar drieto a lui. Questa sola era la via di poter liberar la Grecia da man de’ Turchi e recuperar tanti christiani paesi che cum bruta vergogna e vituperio de la nostra fede habiamo perdutti, specialmente havendo lui sempre amato li latini forsi più [p. 002R] ch’a’ greci come ne la famiglia soa manifestamente si vede. Qual sia il fervore e l’ardentissimo animo suo a vindicar l’enzurie del nemico commune e amorzare tanta ignominia ricevuta, chiaramente se dimostra in queste doe oratione mandate novamente a tutti gli principi d’Italia, dove inanti agli ochi ponendo il pericolo instante, confortagli ad esser tra loro concordi per amor de la religione e ancha per il facto loro e responde a tutte le apparente ragione che sanno allegare questi nostri che si debba pur lassar venir il Turcho. O miseri italiani, pò esser che quella semenza romana ne gli italici cuori già sia morta? Soleano gli buon italiani andar a trovar fin a casa queste gente feroce e gli loro tyranni caciar de’ reami suoi e menargli a Roma catenati e imprigionarli, e nui tristi e sciagurati comportemo che questi barbarazi tanto presso ad Italia s’avicinino? potemo [p. 002V] sofferire il nemico di Dio e nostro esserne sopra le spale? Ma non voglio esser quel io chi riprenda la negligentia e tristitia nostra. Muovavi l’auctoritade di tanto Cardinale e vedete buntade d’uomo che, non potendo aiutar la patria come seria il desiderio suo, per ingegno e per eloquentia non gli vuol manchare. Ragionandomi adoncha di queste oracione, il doctissimo et eloquentissimo philosopho e medico vostro expertissimo, Magistro Hieronymo Castello, e inanti ch’io le vedesse, comendandomele molto per la devocione che ancora lui porta a quel padre e Signor, stimava bene dover esser opra digna e notabile però che da quel ingegno non potria ussir se non cosse legiadre, pur venute alle mane mie gli trovai ancor più che non pensava e l’opinion mia dal vero è soperchiata, onde intendendo che a la Signoria vostra per la benivolentia e reverentia che sempre havetti hauta [p. 003R] a sua paternitade, seria cossa gratissima se di latino si facesseno vulgare per poter meglio comprendere e gustar quegli buon luochi da tal ingegno ritrovati, più cha voluntieri mi ho tolto questa picola faticha di tradurvi e vulgarizarvi tutta questa bella opereta, parendomi obligato a dilatar la fama soa sì per il fructo pigliato da’ Greci soi, sì per la real cortesia usata verso di me l’anno passato in mandarmi tanto graciosamente a donar quel suo dignissimo libro miniato e nobilissimamente adornato, scripto e composto da lui in diffesa di Platone, che certo già docento anni ne la chiesa di dio non si fece sì bella et utile opra. E anche la materia è tale che non solamente da litterati si vole intendere chi son pochi ma universalmente da tuto il populo christiano che ami l’honor di dio e la gloria del sangue italiano. Non so qual duro cuore non si debba spezare legendo [p. 003V] e udendo tal lamento che a quel di leremia profeta si pò comparare. Acompagnemo cum le lacrime il nostro Monsignore che senza mille suspiri e gemiti non ha potuto scrivere.

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Références ouvrage

Basilius Bessarion, traduction italienne Carbone Ludovico, Epistulae et orationes, Venezia, Cristophorus Valdarfer, 1471.

ISTC ib00521000

Exemplaire reproduit : Paris, Bibliothèque Nationale de France, Rés J 2462

Notices biographiques

Bessarion cardinal (auteur) DBI (1967)
DataBnF
VIAF n° 100183781

Ludovico Carbone (traducteur, dédicateur) DBI (1976)

Borso d' Este duc de Modène (dédicataire) DBI (1971)

Autres personnalités citées

Girolamo Castelli DBI (1978)