
















COME che rare volte o non mai io habbia fatto dimostratione alcuna con la penna mia d'intorno gli honori di V.S. Illustrissima, nondimeno dal primo dì che il nome del valor suo giunse all'orecchie mie e che poi il Magnifico Gio. Francesco Guinisio non satio mai di predicare la liberalità et l'infinite vertù di quella, ha accresciuto in me il desio d'esserle servitore: o spesso o sempre ho pensato di lei. Ma spaventato dalla grandezza dell'oggetto, ho tenuto in me richiusa la voglia d'honorarla ſtando tutta via in aspettatione di darle alcun picciolo pegno della grande affettione che le porto,la quale venuta ma molto diseguale al merito di quella confortato dal divino Aretino et dall' honorato Guinisio non ho voluto che stia più a partorire l'effetto del desiderio mio. Così havendo io fatto un Libro [p. 001V] delle Donne le quali più per proprio valore che per nobiltà di sangue hano meritato et meritano il titolo d'Illustri, lo ho consacrato al nome di V.S. Illustriss., insieme con quello di M. Giovanni Boccaccio, il cui ordine fino ai giorni nostri ho seguitato io et il suo ho ridotto in volgare non ad altro fine che per compassione dell'opra, ueggendola quasi andata male et per tutto dispersa senza essere da nessuno raccolta, come s'in se non contenesse merito alcuno, non che la nobiltà, il valore et eccellenza di tutto il mondo l'ho ancho fatto volgare per maggior ornamento et beneficio non degli huomini studiosi et leterati, ma delle donne nobili et virtuose. In memoria del molto honore et dignità delle quali, havendo egli fatto questo poco ricordo, m'è paruto più honesto che stia meglio scritto in parlare Italiano che latino accioché a tutte habbia a servire, imperoché la maggior parte non è capace della lingua latina. Là onde averrà forse, che essendo stato fin hora in cognitione di poche, da qui inanzi andrà per le mani et sarà letto da molte, le quali di qui potranno liggiermente conoscere con quanta fatica alle donne illustri per sangue volendo vivere immortali et eterne, sia bisogno conservare la nobiltà [p. 002R] loro. Et le presenti considerando i meriti delle passate et veggendo di tempo in tempo i nomi di queste stati già tanti et tanti secoli et giunti più che mai chiari et lucenti all'età nostra, se si conosceranno (secondo i gradi) eguali a queste saranno certissime di non morir già mai. Se ancho si giudicheranno inferiori, considerando con quanto riguardo sia necessario mantenere la nobiltà et non havendola acquistarla et la dignità ch'in se cotengna, potrebbe essere che s'infiamassero et ingegnassero, destandosi in loro il migliore spirito di virtù, giungere all’eternità di queste. Ma per non fare di due opre d'uno istesso suggetto due parti, accompagnato il libro del Boccaccio da me per le dette ragioni et per molte altre ch'io taccio, tradotto, insieme co quello c'ho fatto io col mio povero ingegno, d'amendue ne faccio dono et riverenza a V.S. Illustriss. Et in questa Additione o vogliamo dire continuatione ch'io ho fatto non vi ho già aggiunto eccetto che di molte alcune che sono state et prima l'Auttore et dal tempo suo fino a i giorni nostri, ricercando le più eccellenti che non pure s'hanno portato la nobiltà da i chiari antecessori suoi ma dalle fasce sono cresciute con l'animo [p. 002V] più illustre et nobile delle altre. Perciò che non basta solamente l'essere uscito di sangue illustre et di ceppo reale come a miei dì a prova ne ho conosciuto alcuni c'hanno il nome solo di signori et poi nell’opre sono peggio che quell'animale ch'apprezza più lo strame che l'oro, se ancho i meriti delle virtù non mantengono et accrescono lo splendore, nel numero delle quali et meritamente ho posto V.S. Illustriss. la quale supplico non si sdegnare che la bocca et la rozza penna mia si sia posta a ragionare et scrivere gl’immortali meriti degli honor suoi. Et se poco havrò detto come che molto havessi da ragionare, non per questo tengo di meritar biasimo, perché se i meriti et le dovute lodi delle virtù et gratie che sono in lei et nel sangue suo havessi voluto spiegare in carte, oltre che mai non ne sarei venuto a fine, che lodi mi sarebbono poi restate di poter dare ai meriti dell'altre? Et di più, chi potrebbe mai descrivere a pieno la liberalità, la cortesia l’honestà et la magnanimità di quella, gratie in lei tutte perfette et compiute et delle quali n’è tempio et solo splendore al mondo, s'ella sola ha vera cognitione et sa come queste et molte altre virtù sono fatte? So essere molto più honor mio [p. 003R] confessar veramete haver detto poco et che sia restato di poter dire assai, che haver voluto dare ad intendere di spiegarne il tutto et non haver poi fatto nulla. V. S. Illustriss. si degnerà ancho per maggior honor suo, ma bene per grande favor mio che questa picciola et debile mia fatica porti il nome dell'Illustriss. CAMILLA PALLAVICINA in fronte non riguardando altrimenti lo stile basso et vile, ma la natura alta et degna. Perciò che non è da ricercare di qual conio la moneta sia battuta, ma si bene di qual metallo ella si sia. Et non alcuno che più tosto non togliesse un dinaro d'una stampa abietta et rozza, ma d'oro puro et vero, che un contrafatto bene adornato et di bellissima stampa, sotto il cui ornamento si nascondesse la falsità. Voglio dir io che quella non riguardi all'auttore, ma alla materia, non alla stampa, cioé allo stile, ma all'inuentione, non alle parole che potrebbono essere scritte con più ornamento, chi vi havesse aggiunto qualche falsità et voluto contrafare le cose, ma alla purità di quelle, alla verità dell'historie, et a i meriti delle virtù che da se senz'altro sono chiarissimi. V.S.Illustriss. accetti l’opra tanto più degna di lei quant'io sono più inde [p. 003V] gno d'haverla scritta et più lontano dal merito della gratia sua, la qual prego che non sdegni per humanità sua la mia tanto affettionata quanto inutile servitù con quel core ch'a lei l'appresento che s'io potrò conoscere che le sia accetta, come senza dubbio spero, terrò per fermo di non haver già mai meglio impiegato le speranze mie. N.S. Iddio la prosperi in felicità, ch’io humilmente le bacio le mani.
Di Vinegia
Giovanni Boccaccio, Libro delle donne illustri, Traducteur Betussi, Giuseppe, Venezia, Pietro Nicolini da Sabbio, al segno del Nettuno, 1547.
Exemplaire reproduit : München, Bayerische Staatsbibliotek, Biogr.c. 46
Giovanni Boccaccio (auteur)
Giuseppe
Betussi
(traducteur, dédicateur)
DBI (1967)
Camilla Pallavicino (dédicataire) (1515-1561) Marquise de Cortemaggiore, épouse de Girolamo Pallavicino, lors de la dédicace elle était probablement prisonnière de Pier Luigi Farnese
Autres personnalités citéesPietro Aretino DBI (1962)