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Il terzo discorso di guerra di M. Ascanio Centorio, nel quale si tratta della qualità, ufficio, et autorità d’un mastro di campo generale
[p. 001R]

All’illustrissimo et eccellentissimo signor mio, il S. Consalvo Ferrante di corduba Duca di Sessa, Capitan generale del re d’Inghelterra et governatore dello stato di Melano.

Nessuna cosa è al mondo (invitto Signor mio,) che debba essere più celebrata in Prencipe grande che la gloria de’ valorosi fatti, la quale giamai non si suole acquistar da gli huomini per starsi continuamente ne gli ocii, e ne’ piaceri del corpo, ma per travagliarsi in quelle opere [p. 001V] lodevoli che possono loro rendere con il tempo eterni. Onde, se tanto per lo acquisto di questa fama si travaglia, quanto maggiormente si devrebbe affaticare ogn’uno per conseguire quel bel candore di virtù, il quale suole con il mezo de’ gloriosi gesti, a modo dello splendore del Sol rendere gli huomini al mondo chiari, & oltre a ciò alzargli a quel più alto volo che desiar si possa, in cui né morte né fortuna o tempo vi havran l’impero sopra, & anco che al salire di sì alti gradi non si possa havere da noi così facilmente in arbitrio il desiderio e la fortuna insieme uniti; però coloro a’ quali la rimembranza del valore de gli antichi punge non devrebbono mai lasciare, se non in tutto, in parte, di non imitare i loro passati vestigi. Et ben fu ragionevole il pianto di Cesare nel rimirar la statua di Alessandro, considerando ch’egli in sì poca età e minor tempo havea di sé lasciato tra mortali una istupenda memoria; & ei (premendogli il cuore d’una lodata invidia) non havesse potuto fino allhora far cosa che l’havesse (come egli) fatto di quella fama degno, vedendosi apertamente che’l valore di quelle anime eccelse non fu mai misurato con le parole ma solo con la perfettione de gli honorati [p. 002R] fatti i quali, accompagnati da’ giudiciosi pareri, han dato materia a’ scrittori di celebrar le loro vittoriose imprese. Et di qui nasce che Scipione Africano si esalta & Annibale s’honora, per ciò che eglino nella militia sono stati (forse con pace di tutti gli altri prima) i padri, & ambi dui per il loro isvegliato ingegno l’hanno a confusione di que’ passati tempi risuscitata & in essa ottenuto tanti & sì stupende vittorie, che di loro ne rimarrà per tutto eternamente il grido, sì come io penso che hora avverrà in vostra Eccellentia la quale (mercé di Iddio che vi ha fatto nascere, per risorgere un’altra volta la spenta antica militia, che hor si vede ne’ nostri essere in su l’estremo condotta) ha partorito di sé nella terra una rara & singolar memoria. Et sì come Cesare non solo appareggiosi ma superò tutti gli altri del suo tempo di liberalità e di clemenza, così lei con i suoi virtuosi & magnanimi effetti ha superato ogn’altro di questo tempo di splendidezza e di valore. Et essendo disceso da quello invito e raro capitano del suo sangue, del nome del quale per tutta Europa, & massimamente nel Regno di Napoli, ancora ne vive l’honorata fama, con la memoria delle sue uniche [p. 002V] e singolari virtù, deesi isforzare di agguagliarsi de’ fatti a lui, acciò dimostrando quanto la bontà & quanto il rispetto della religione in un giusto & vero prencipe possa in lui rinverda quella felice successione che in Nerva, in Traiano & in Adriano riverdire si vied. Et poi che è piaciuto a quell’invitto & inclito Re d’Inghilterra eleggervi nello stato di Melano per suo capitan generale in guerra & governatore, spero che di voi darete a’ popoli afflitti quella vera aspettatione della bontà & sincerità, & assaggio della vostra grandezza, che fin qui in tutte le parti ove vi sete trovato, con istupore di tutti havete dato, e l’Italia fin qui colma di tante miserie, sotto il vostro regimento incominciarà ad alzare la testa e rasserenarsi alquanto, sperando con il vostro mezo di uscir tosto fuore di quegli affanni ne’ quali ve l’ha la discordia intricata e ridursi un’altra volta in pace; e la militia (hor corrotta) rendersi ne’ primi stati, ove farassi conoscere al mondo qual sia l’ufficio d’un prudente generale & quale quello d’un accorto mastro di campo, di cui sotto il nome del signor duca di Parma & di Piacenza mio signore ne ho voluto dar fuore un discorso; & a voi (come [p. 003R] quello che più l’ama) mandarlo, acciò che ogni prencipe sappia di che importanza sia, & a loro poi dia lume (volendo eglino guerreggiare) di havere ne’ suoi eserciti persone tali che sappiano (come io le depingo) la qualità di cotali ufficii per condurre i suoi voti a que’ felici successi che si desiano, & finire le guerre che s’incominciano con prestezza, fuggendo la loro lunghezza, la quale suol fare al fine molte cose sottoposte alla fortuna, onde non misurandosi il sapere delle virtuti né l’ardire de’ gloriosi effetti con la moltitudine de’ soldati ma con l’isperienza de’ buoni consigli, deono tutti quei signori che bramano haver honore delle imprese che dissegnano di fare tenere in questo, più che in altra cosa, riguardo, giudicando non essere manco importante il mastro di campo in uno esercito che sia il generale, dell’autorità, potestà, l’ufficio & qualità del quale (lasciando il descrivere delle distanze de gli alloggiamenti da parte, & delle lunghezze & ampiezze per essere scritte assai largamente da molti autori sì antichi come moderni) ho lungamente transcorso, supplicando vostra eccellentia ad accettar queste mie righe, le quali saranno dimostratrici dell’affettione [p. 003V] che l’animo mio le porta, il quale per questa eternamente se gli dona & dedica.

Di V. E.
Servitore
Ascanio Centorio de' Hortensii

Di Milano il VII di giugno 1558.
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Références ouvrage

Ascanio Centorio, Il terzo discorso di guerra di M. Ascanio Centorio, nel quale si tratta della qualità, ufficio, et autorità d’un mastro di campo generale, Venezia, appresso Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1558.

USTC n° 821585
EDIT16 n° 10788

Exemplaire reproduit : Bobbio, Università degli Studi di Torino, A*Patetta35 G14/.03

Notices biographiques

Ascanio Centorio (auteur, dédicateur) DBI (1979)
(moitié du XVIe siècle à Milan ou Rome? – probablement di du XVIe s.)

Consalvo Ferrante de Cordova (dédicataire) EI (1938)
Duc di Sessa (1520-1578)

Autres personnalités citées

Scipion l'Africain

Caïus Julius César

Hannibal

Alexandre le Grand

Octave Farnese