










LA MAGGIOR parte de i giovani fuggono di maniera lo studio delle lettere che mettono stupore ne gli animi de gli huomini letterati et prudenti, et se addimandati vengono della cagione rispondono fuggirlo, chi per povertà, chi per rozzezza d’ingegno, chi per influenza celeste, chi per impedimento, chi per non la giudicar cosa conveniente alla sua conditione et professione. Et nondimeno chiara cosa è che moltissimi poveri hanno dato opera in guisa alle lettere che tutto il mondo è rimaso pieno di maraviglia altissima, i quali in questo foglio racconterei a confusione di coloro che vogliono scusare la perdita del tempo loro con la povertà, ma mi basterà solo l’essempio di Virgilio, che poverissimo essendo, attese tanto alli studij delle lettere quanto seppero i secoli passati et sa tuttavia il nostro secolo. Dico che mi basterà solo questo essempio, perché dalle sue opere si conosce che fu perfetto Poeta, perfetto Oratore, Filosofo perfetto et che in somma in ogni arte, dottrina et scienza perfettamente fiorì. Gli altri poi, che si scusano con l’esser rozzi d’ingegno, usano scusa debole, perché niuno è cosi rozzo che volendo studiare et continuare nelle lettere, non impari, quando anco una fune tirata spesso sopra qualche marmo, vince la sua durezza et la gocciola d’acqua continuamente sopra alcuna pietra cadendo, la pertugia. Successivamente, che per influenza delle stelle o luminari celesti, altri dicano di non essere inchinati alle lettere, et che però non imparano né imparerebbero mai, s’ingannano, se pure è vero, che ciò dicano da [p. 001V] dovero, perché l’influenze possono cagionare e variare moralità et bontà et malignità dispositivamente, et contingentemente et non necessariamente et compiutamente; et se l’influenze de i corpi superiori possono destare nell’anima affettioni per le quali nascano effetti ad esse conformi, può anco l’istessa anima le medesime affettioni a freno tenere. Quanto agli impedimenti, non accade parlarne, perché niuno è così impedito che fra giorno et notte non possa far nascere un poco di tempo, et rubarlo per studiare. Ultimamente, il giudicare men che convenevole lo studio delle lettere alla sua conditione et professione è giudicio falso, anzi è espressa pazzia, perché senza l’ornamento et lo splendor delle lettere ogni conditione et professione è come genma in letame, è come oro in luoco oscuro. Da queste cose segue conclusione che ciascuno può imparar lettere, purché ne habbia volontà, et dee giudicarle a sé dicevoli, sia di che fortuna et professione essere si voglia et stimarle pretiose et abbracciarle, come quelle che possono ornarlo et fare il suo nome risplendere. Et si può insieme concludere che chi dà opera alle lettere et le stima et abbraccia merita laude, et quella grandissima nel qual numero sete Voi M. PETROBELLO gentilissimo et cortesissimo, perché tutto il tempo che steste alla mia disciplina deste opera alli studij delle lettere con tanto affetto che (et sia detto senza adulatione) mai non vi viddi un’ora intera senza libro o senza penna in mano, il che fu cagione di farvi riuscire in prosa latina et volgare candido scrittore, et in verso dell’una et l’altra lingua, sopra i termini della vostra età valoroso. Andaste poi allo studio di Padova, ove del sicuro eravate per acquistar gloria immortale, se il Mag. M. GIROLAMO PETROBELLI vostro padre a casa non vi chiamava et così per tempo non vi dava moglie. Ma havendovi la diligenza di tanto padre fatto uno de i più ricchi del Polesine, et essendo egli tanto prudente che il Clarissimo et Prudentissimo M. GIROLAMO GRIMANI il Procuratore, che è stato uno de i savij gentilhuomini, che habbia mai havuta la Republica Venetiana, molte volte si lasciò uscir di bocca [p. 002R] che amava et stimava M. Girolamo Petrobelli, perché era uno de i prudenti huomini che conoscesse giamai. Che si può dire altro se non che habbia prudentemente fatto a darvi moglie? Et particolarmente una figliuola del Signor VINCENZO MALMIGNATTI il cavaliere, che è la istessa gentilezza et cortesia? Oltre di ciò, che contento sarebbe il vostro, se il Signor ALBERTO MALMIGNATTI fratello della onorata moglie, che vi havete presa non vi venia con tanto tradimento et crudeltà ucciso? Ahi povero signore Alberto: che gli hanno giovato le belle et buone lettere, che da me con tanto studio et sudori acquistò? che la incomparabile bontà? che la pietà verso tutti? che la magnanimità? che le tante altre virtù le quali lo adornavano, come stelle il cielo? Ma non più di ciò, perché non può far che la sua innocenza, non impetri giusta vendetta dalla tremenda man di Dio. Io so che voi sete molto oltre nelle lettere, so che non vi sete ammogliato per abbandonare li studij, ma per obedire al prudente vostro padre, ma per havere un suocero così degno, come è il Signor Cavaliere Malmignatti, ma per far bene, come certo havete fatto, et so ancora, che seguite studiando. Però, stampandosi questi miei discorsi, ho voluto dedicargli a voi, che tanto stimate i frutti del mio ingegno, et vi prego ad accettarli per testimomanza perpetua della mia affettione verso il vostro valore. Iddio vi conservi lungamente in vita, et sempre felice. Di Venetia a i XXV. di Giugno MDLXXV.
Orazio Toscanella, Discorsi cinque di Oratio Toscanella, il I. Per studiare una epistola di Cic. II. Per tradurre. III. Per studiare diversi autori di humanità. IV. Per studiare un poeta volgare, & latino. V. Per trovar materia da discorrere sopra ogni occorente concetto, Venezia, Pietro De Franceschi et nipoti, 1575.
Exemplaire reproduit : Cremona, Biblioteca Statale, FA Ingr.F.2.20/1
Orazio Toscanella
(auteur, dédicateur)
DBI (2019)
Petrobello Petrobelli (dédicataire) Membre de la famille Petrobelli de Lendinara
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