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Discorsi sopra l'inondation del Tevere alla santità di nostro signore Clemente VIIIdove oltra il disputarsi e risolversi in questa materia varii e diversi dubbii non men'utili che curiosi, si va mostrando con particolar diligenza quali siano state le vere cagioni di tal'inondatione, e quali siano i sicuri & efficaci rimedii. Del s. Paolo Beni da Ugubbio. Posti in luce da Gaspare Ruspa
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SOMMARIO E SCOPO DI TVTTA L'OPRA : ALLA SANTITA DI NOSTRO SIGNORE CLEMENTE VIII

Non è dubbio, Padre Santissimo, che per assicurar Roma dall'inondation del Teuere, massime da inondation simile a questa del 98 fon necessarie cinque cose.

La prima investigar diligentemente e riconoscer quanta per apunto in tempo di detta inondatione sia stata lamaggior corrente venut'addosso a Ponte Molle, et indi a Prati, Borgo, e Roma.

La seconda che va in conseguenza, riconoscer e stabilire qual e quant'alveo sia necessario a tal corrente accioché non più inondi o trabocchi.

La terza mostrar chiaramente, che in Roma, o vogliam dire da Ponte Molle fin'a Porta Portese, tanto l'alveo quanto i Ponti del Tevere si possono commodamente ridurre a capacità proportionata alla sopraddetta corrente.

La quarta che il far questo non ricerchi eccessiva et intollerabile spesa, ma moderata.

La quinta che il rimedio poi (fatta la spesa) sia per riuscir efficace, durabile e sicuro.

Hor tutte queste cose si spiegano in questi Discorsi, percioché dopo essersi descritti gli accrescimenti, confini, e successi della presente inondatione, con investigarne le cagioni, e questo tanto riprovando le false, quanto facendo chiare le vere, e dopo essersi mostrat'appresso quanto sia superstitioso e vano il credere che l'inondation del Tevere sia presagio d'altra futura calamità, finalmente si viene a ristretto de' rimedi, i quali (scoperto prima e fatto costare che la Natura al presente porge a noi bellissima commodità di dar sicuro rimedio al'linondation del Tevere, e di porre ad effetto quello che riuscì vano etiandio a Monarchi del Mondo) si vanno proponendo, con provar'in somma e stabilire con demostrative ragioni i seguenti Capi.

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I. Che il rimediar all'inondation del Tevere non sia impossibile ma possibile

II. Che non sia oltramodo arduo e difficile al presente, ma più tosto facile.

III. Che i rimedi da noi proposti, oltr'esser facili, sian per riuscir efficaci, durabili e sicuri.

IV. Che (come s'è detto) non ricerchino eccessiva et intolerabile spesa, ma mediocre.

V. Che per tal rimedio la Navigation del Tevere non venga a sminuirsi ma megliorarsi e rendersi spedita et agevole.

VI. Che di più Castello, Borgo, e Roma tutta sia per riceverne molt'altri commodi et utilità.

VII. Ch'ogni altro rimedio potrebbe facilmente riuscir vano, et talvolta anco dannos.

VIII. Che per ciò stante da una parte il gran pericolo nel quale al presente più che mai si trova Roma di nuovi danni e ruine (che quest'nco si mostra chiaramente) e dall'altra la buona commodità che ci si porge di darvi efficace e sicuro rimedio, non si debba differire il porre ciò ad effetto.

E certo, havendo la Santità Vostra, tant'opportunamente e con tanta sua gloria proveduto all'afflitto Regno di Francia, posto in pace due Re potentissimi, e con questi tant'altri Prencipi e Nationi; soccorsa con tanta felicità la Germania, l'Ongheria, et altre parti, e di più ricuperato a questa Santa Sede (quello che fu stimato più arduo) il bello e munito stato di Ferrara, et in somma atte tante segnalat'opre e fatiche a benefitio della Christianità, non par che homai le resti cosa di maggior necessità, come ne anco di maggior gloria, che sovvenire (già che il rimedio proposto e per riuscir securo) a questa povera et afflitta Città, che vuol dire liberar da imminente ruina e porre in securo la Sede della Religione, la Maestra delle Genti, e Regina del Mondo, Roma. Che perciò parmi in certa maniera di vederla, sparte le chiome e ricoperta di lugubre manto, deplorar oltre mill'altri ricevuti danni et oltraggi, le ceneri de' suo fedeli, le sacre e venerande Reliquie de Martiri, e gli stessi suoi figli, dissipat'e sommersi dal Tebro. Ma quello che più l'affligge, è che non venendo tostamente soccorsa, va temendo danni et oltraggi maggiori, anzi l'ultime essequie. E tanto sia da me detto per rappresentar in breve lo scopo di questi miei Discorsi, et accompagnarli insieme, già che, così piacendo altrui, li trovo in procinto di andar in luce.

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Références ouvrage

Paolo Beni, Discorsi sopra l'inondation del Tevere alla santità di nostro signore Clemente VIIIdove oltra il disputarsi e risolversi in questa materia varii e diversi dubbii non men'utili che curiosi, si va mostrando con particolar diligenza quali siano state le vere cagioni di tal'inondatione, e quali siano i sicuri & efficaci rimedii. Del s. Paolo Beni da Ugubbio. Posti in luce da Gaspare Ruspa, Roma, Niccolò Muzi, 1599.

USTC n° 813795
EDIT16 n° 5303

Exemplaire reproduit : Roma, Biblioteca Nazionale Centrale, 34. 7.F.10.1

Notices biographiques

Paolo Beni (auteur, dédicateur) DBI (1966)
(1552?-1625), jésuite, lettré, philologue

Clément VIII Pape (dédicataire) DBI (1982)
(Ippolito Aldobrandini, 1536-1605)