












MOLTE sono le virtù, le quali col chiaro lume hanno illustrato non meno le antiche, che le moderne donne, molto Magnifica Signora mia, fra le quali la vostra gentil sorella Fiore, non men per la bellezza del corpo et castità dell’animo, che per molte altre virtù che sono hoggidì rare nelle donne al mondo, ella ne può (senz’alcuna adulatione, la qual schivo come la peste) andare non che a pari dell’altre, ma qualche grado innanzi, come ogn’uno che la vede, conosce chiaramente, dico conosce che IDDIO delle sue rare gratie gli ha fatto un singolarissimo dono, havendola ornata di tanta bellezza et virtù d’animo, et io quantunque non sia bastevole d’essaltare le sue chiare virtù, come oggetto non conforme al suo maraviglioso splendore, posso almeno con questi Dialogi manifestare, ch’ella da me sia maggiormente amata et riverita con animo puro et divoto; oltre che la stretta amicitia, la quale ella tiene con la mia diletta consorte, più che con nessun’altra, mi ha dato molta cagione, che da me così arditamente con questo mio rozzo stile la sua [p. 001V] bellezza sia celebrata, et in amore essaltata; percioché a me, che di basso ingegno sono, si disconviene di sì alta materia, com’è quella, ragionare; essendo che come cosa divina, saria degna di qualche divino ingegno, che la descrivesse, et massimamente quando col fregio di chiarissima honestà, sommo ornamento delle donne, ella si trova perfettamente ornata, le quali, doti della bellezza et honestà, come gratiose et honeste sorelle, nella vostra sorella insieme insieme sic sono congiunte. Per il che crederò, che nell’ardir mio non sarà tanta colpa, se l’affettione è tale, che supera l’ingegno, il quale non potendo fare quanto debbe, farà quanto può. Et perché fu sempre costume, che chiunque voleva mandar in luce qualche sua opera, per mostrar al mondo i fiori et frutti del suo ingegno, il più delle volte quella dedicava a persona alla quale maggior amor portasse, overo per qualche altra causa degna; però havendo io deliberato mandar fuori questi Dialogi della Bellezza, et d’Amore, per fargli conoscere a molti, ho voluto presentarli et dedicarli a Vostra Signoria come a quella, che per molte cause mi spinge a far questo: et prima per esser lei quella degna sorella d’un tanto fiore, a cui non meno è congiunta nella nobiltà del sangue, che nella bellezza del corpo, et nella prudenza dell’animo; poi perché sendo ella con Vostra Signoria nodrita, et cresciuta, da nessuno meglio che da lei può essere conosciuta; onde crederò ch’ella prenderà maggior piacere d’alcun’altre, leggendo quei medesimi ragionamenti, ch’ella altre volte con la mia diletta consorte fece in villa. Se questo mio affetto dunque d’essaltare dalla sua virtù la gentilissima, vostra sorella è stato nell’animo mio chiaramente prodotto, a chi potevo io meglio che a voi quello dedicare, et consecrare? Hora se a qualch’uno parrà nuovo, ch’io habbia introdotto due donne in sì fatti Dialogi Platonici, quel tale anco m’haverà per iscusato, se havendo riguardo alla cagione che a ciò mi ha mosso troverà ch’io l’ho fatto per sodisfar’in parte all’intenso mio desiderio, che ho di celebrare queste donne quanto maggiormente posso, amandole io, et [p. 002R] honorandole più ch’altra persona del mondo. Oltre che se della bellezza et d’amore (dono veramente dalla natura più alle donne che a gli huomini concesso) deliberai di trattare, parvemi, se a loro la natura di questi doni è stata più cortese et liberale, ch’elle più convenientemente di questi ragionar possino, havendo principio tutti questi accidenti dall’animo nostro intrinseco; onde molto mi fanno maravigliare coloro che stimano il sesso feminile essere tanto abietto, et tanto vile, che non sia degno d’esser introdotto a ragionare delle virtù che fanno gli animi nostri perfetti; conciosia che (se vogliamo credere) all’autorità d’Aristotile, et di Platone et anco alla ragione naturale, trovaremo le donne essere più atte, che gli huomini, a imparare ogni scienza, perché tutte le nostre cognitioni ci vengono dal senso, per esser elle più vicine alla temperatura, come vogliono i più periti medici, hanno anco senso più temperato; seguita però che l’intelletto loro sia anco del nostro più perfetto: il che mostra, ch’elle siano superiori a gli huomini nel poter imparar lettere, et attender alle virtù contemplative. Ora, se vien detto che l’huomo sia superiore alle donne, ciò aviene, perché egli è più atto all’armi, et alla militia, sendo più forte più animoso, et più atto alli negocij, et alle mercantie, et a quelli studij di lettere che sono rivolti alle attioni et perciò potendo egli sostener più fatiche, sì quelle che si sopportano nello studio, come quelle che si sopportano ne gli altri negocij; però questa è stata la cagione che gli huomini si sono usurpati la maggioranza, et hanno ridotte le donne ad arti servili, quasi invidiosi della perfettione loro; il che se in questo gli si cede, non si cede però ch’elle non possano essere più disposte ad apprender tutte le eccellenti discipline dell’intelletto; per il che stando queste cose vere, come in effetto stanno, non havranno alcuna ragione coloro che mi riprenderanno per haver io intradotte queste due donne da me tanto amate e honorate, dimostrandosi massimamente nella perfettione della lor bellezza, quella dispositione dell'animo c’ho detto alle lettere speculative. [p. 002V] La quale dispositione in questi Dialogi m’è parso con molta ragione ridurre all’atto. Laonde Vostra Signoria mi farà gratia singolare nell’accettar questa mia fatica (anzi non mia, ma di suo gentil Fiore) insieme con l’animo mio sempre prontissimo di servirla; et leggendola, supplire con la perfettione del suo ingegno a quanto havessi mancato, che gliene restarò con molto obligo; et quando conoscerò, che questo picciol dono gli sia stato grato, cercarò nell’avenire di far meglio conoscere al mondo l’osservanza mia verso di Vostra Signoria alla quale riverentemente bacio le mani.
Di Ragugia, il primo d’Aprile. MDLXXXI.
Di vostra Signora affettionatissimo,
Nicolò Vito di Gozzi.
Niccolò Vito di Gozze, Dialogo della bellezza detto Antos, secondo la mente di Platone. Composto da m. Nicolò Vito di Gozze, gentilhuomo ragugeo. Nuovamente posto in luce, Venezia, Francesco Ziletti, 1581.
Exemplaire reproduit : Lyon, Bibliothèque Municipale, 380847
Nicolò Vito di
Gozze (Nikola Vitov Gučetić)
(auteur, dédicateur)
VIAF n° 34763556
Notice Wikipedia
Nika Zuzzori (Zuzorić, Nika) (dédicataire) Nike ou Nika Zuzzori (Zuzorić). Soeur de Flora Zuzorić, issue d’une famille marchande de Raguse, installée à Ancone, vers 1562.
Autres personnalités citéesFiore Zuzzori (Zuzorić, Cvijeta) VIAF n° 281500161 Notice Wikipedia
M. Favaro, “Personaggi femminili e filosofia d’amore. Sul Dialogo d’amore di Nicolò Vito di Gozze”, SigMa 4/2020, p. 507-526.