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Dialogo della infinità di amore
[p. 002V]

Alla molto eccellente Signora Tullia d’Aragona. Il Mutio Iustinopolitano.

Valorosa Donna. Siccome due sono quelle parti, donde è composta la humana creatura, delle quali l’una è terrestre e mortale, l’altra celeste e eterna, così ancora (come voi ottimamente sapete), due sono le maniere delle bellezze : e queste, seguitando la natura delle parti loro, sono l’una frale e caduca, e l'altra vivace e immortale. Hor questi due splendori de’ corpi e degli animi nostri, per lo [p. 003R] mezo de’ sensi agli altrui animi appresentandosi accendono ne' sentimenti e negli animi quel desiderio, il quale è chiamato amore : e di questo due ne sono anchora le maniere non altramente che si siano quelle della beltà : che quale della corporal vaghezza invaghito, e quale dello interno lume illuminato, ciascuno è tirato a quello oggetto, che più a lui si mostra disiderabile. E sì come detto habbiamo, che le bellezze seguitano la natura di quelle parti, delle quali elle sono ornamento, conseguente è anchora che tali siano gli affetti dell’uno e dell’altro amore, perché venendo a meno col tempo il fior della spoglia nostra terrena, sarà medesimamente da dire che il disiderio di quello habbia a mancare ; et da altra [p. 003V] parte crescendo ogni dì la luce de' nostri animi, sarà ragionevole che chi di quella una volta si sentirà acceso, di giorno in giorno maggiormente se ne infiammi. Queste cosenon intendendosi per aventura da ogniuno, non ci sono mancati di coloro i quali meravigliati si sono che in questa età, nella quale par loro che altri agli amorosi desideri debbia già haver posto fine, io mostri di amarvi non meno che fatto mi habbia già più anni a dietro. E di ciò nelle loro menti mi hanno forse dannato et riputato da meno. Perché io voglio lor dire liberamente che non pur vi amo io non meno che amata vi habbia per lo passato, ma molto più anchora per essere in voi cresciuta quella beltà, la quale primieramente ad amarvi mi indusse [p. 004R] et per non essere in me mancato il conoscimento di quella. E se essi forse non la scorgono, è percioche non vi mirano con quegli occhi co' quali vi miro io : che se con vista simile alla mia a voi si rivolgessero, quella affisserebbeno in parte, che e essi dell'amor di voi si accenderebbono, me loderebbono del mio. A me dello accrescimento della bellezza vostra ha fatto gran dimostratione il Dialogo da voi scritto della infinità di amore : il quale, a voi scrivendo, non mi affaticherò di ornare con lode convenevoli, non mi parendo massimamente potergliene dare alcuna maggiore che haverlo giudicato degno che egli non stia più lungamente sepolto in tenebre. Voi (quale è la vostra cortesia per me), a me ne faceste parte, [p. 004V] come di cosa che vi fosse a grado di comunicar meco, e non che si havesse a publicare. Et io (quale è l’amore mio verso di voi, che mi fa studioso non meno del vostro che del mio honore) non mi sono potuto contenere che non lo habbia mandato in Iuce. E forse che a ciò mi ha spinto anchora un particolar disiderio dell’honor moi : che intendendosi di fuori, che io amo beltà atta a producer così gloriosi parti, sono securo che nel cospetto de’ più gentili spiriti io ne doverò andare lodato e honorato assai. Grande è quella securtà che porge amore a chi veramente ama. Io non solamente ho preso ardire di publicare questa opera vostra senza vostra saputa, ma sono anchor passato più oltre. Voi introducete [p. 005R] un ragionamento fatto tra voi, il Varchi e il dottor Benucci ; e percioché in quello si dicono molte cose della virtù vostra e delle vostre lode, a voi non pareva che vi si convenisse nominarvi per lo proprio vostro nome, e per modestia vi eravate appellata Sabina. Or non parendo a me che bene stesse in un dialogo un nome finto tra due veri, e giudicando che o tutti finti o tutti veri doverebbono essere, vedeva che se lasciando il vostro così mutato avessi mutati gli altri, haverei fatto ingiuria a quei nobilissimi spiriti, a’ quali vi era piaciuto dar vita nelle vostre carte : e per ciò presi per partito, quelli lasciando come si stavano, di rimetter Tullia in luogo di Sabina, e ciò quando io non havessi [p. 005V] fatto per altro sì lo haverei fatto io per una tal cagione che essendovi piaciuto di fare che il non men dotto che eloquente Varchi di me faccia honorevole mentione, come di cosa vostra io non so di essere mai stato di alcuna Sabina : so bene di essere stato e di essere della Signora Tullia. E quello che dico io, sono certo che direbbe anche l’Eccellente M.Sprone per vostro medesimamente sentendosi nominare. Tanto ho preso baldanza di mutare io in quel Dialogo ; né ad altro si è stesa la mia censura. E questo ardir mio, e quello di haverlo da me publicato, mi assecura amore che voi lo prenderete per bene, da poi che non altro che amore me ne istato cagione. Benché di questa publicatione fatta senza consentimento vostro [p. 006R] ne dovereste esser voi contentissima : percioché quando la cosa non fosse tale, che fosse degna di vera lode, non voi che la volevate tener nascosta, ma io che la ho mandata fuori, ne doverei essere biasmato. Ma sono certo che con vostra eterna fama il mondo a me delle fatiche vostre ne haverà perpetua obligatione.

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Références ouvrage

Tullia d'Aragona, Dialogo della infinità di amore, Venezia, Gabriele Giolito De Ferrari, 1547.

USTC n° 810163
EDIT16 n° 2286

Exemplaire reproduit : Lyon, Bibliothèque municipale, 380856

Notices biographiques

Tullia d' Aragona (auteur, dédicataire) DBI (2020)
(Roma, 1510 circa – Roma, 1556) poetessa e letterata italiana.

Girolamo Muzio (dédicateur, éditeur) DBI (2012)
(Padova 1496 – 1576 Monsanto di Barberino Valdelsa (Firenze), letterato, poeta e trattatista

Autres personnalités citées

Lattanzio Benucci DBI (1966)

Sperone Speroni DBI (2018)

Benedetto Varchi DBI (2020)