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Due dialoghi […] del modo di disegnare le piante delle fortezze secondo Euclide; et del modo di comporre i modelli, et torre in disegno le piante della città
[p. 001R]

ALLO ILLUSTRE ET MOLTO GENEROSO SIG. IL SIG. CAVALIER MARC’ANTONIO MORO, IACOMO DE’ LANTERI DA PARATICO.

[p. 001V]

Havendo io virtuosissimo signor mio lungo tempo desiderato che V. S. sapesse quanta sia l’affettione che io meritamente porto alle rare vostre qualità, non mi parea convenevole di recare a fine questo mio desiderio con altro mezo che con questo, cioè me stesso offerendomivi, insieme con queste primitie dell’orto del mio debile ingegno. Le quali (quantunque da non molto bene coltivata pianta prodotte) son certo che non rifiuterete, cosi affidandomi la gentilezza che per relatione di molti gentili spiriti intendo essere in V.S. Due sono state le ragioni che a ciò fare mi hanno astretto. La prima delle quali era l’intenso desiderio ch’io havea che V.S conoscesse quanto io le fossi affettionato. L’altra poi era la comune usanza che hanno sempre havuta gli scrittori, così antichi come [p. 002R] moderni, cioè di dedicare gli scritti loro a qualche valoroso personaggio, acciochè illustrati dal splendore del nome di coloro a cui s’indirizzano, dalle calunnie de’ detrattori, sicuri per le mani de gli huomini gir se ne potessero. Al che dover fare astretto anch’io (com’ho detto) dal comune uso, mi risolsi di dover mandare in luce per publica utilità questi due miei dialoghi, sotto il nome d’alcuni de’ miei compatrioti gentil’huomini. La onde, fatta una diligente essaminatione, a niuno pensai meglio convenire questo primo che a V. S., sendo egli quasi un ritratto di molte propositioni d’Euclide, della lettura delle quali (come m’ha certificato messer Girolamo Catanio Piemontese) so che vi pigliate non poco diletto; sì come ancho non cessate punto di dar opera a gli alti studi della divina philosophia. Tal che (per quel che io veggo) non se ne passa hora del giorno che da V. S. virtuosamente dispensata non sia. Così volesse Iddio che facessero buona parte di coloro che hanno commodità di poterlo fare, che si vedrebbe il mondo forse d’altri panni rivestito, mostrandoci oro a tutte le parti in vece del fango che sporco & lordo, per i molti viti lo ci rende. Voi almeno (imitando quegli antichi vasi di virtute che lasciorno de i gesti loro eterno essempio) non solo il tempo, ma le vostre intrate anchora, lodevolmente dispensate. La onde quel che a molti è di [p. 002V] lussuria cagione & d’eterna sepoltura altresì a i nomi loro, a V.S. per le sue virtù d’eterno & immortal nome sia cagione. Percioché non è a molti nascosto, anzi infinito è il numero di quei che sanno con quanta fatica & diligenza tutt’hora ve ne gite poggiando per l’erto & stretto calle che conduce l’anima humana al colmo della perfettione. Taccio con quanta liberalità vi siete sempre sforzato non solo di mercare le virtuti per voi stesso, ma & di sovvenire con larghissima mano a tutti coloro che di quelle havete conosciuti desiderosi, del numero de’ quali (che molti sono) due ve n’ha che pienissima fede ne fanno a chi con loro ragiona, i quali appena capitati nella nostra città, & quasi da niuno conosciuti, furono accarezzati & liberissimamente sovvenuti da V.S., cosa in vero degna del nobilissimo animo vostro. Queste sono le pretiose merci che dalle mani dell’empia fortuna sono preservate, che che ne senta o dica il vulgo, da i pensieri & costumi del quale sa ogniuno quanto siate con l’animo & con l’opre lontano. Il che fu cagione ch’io mi deliberassi di sempre amare, honorare & riverire il raro nome vostro. Contentatevi adunque Signor mio che le mie poche forze di ciò vi mostrino quel segno che potervi dimostrare le si concede, grato havendo questo mio basso & picciol dono, il quale mi rendo certo che (vostra [p. 003R] mercè) non isdegnerete, di quello appagandovi per insino a tanto che questo mio debile ingegno potrà produr cosa che maggior segno dimostri, quanta sia l’affettione ch’io porto & porterò sempre a V.S., alla quale mi raccomando & bascio le virtuose mani.

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Références ouvrage

Giacomo Lanteri, Due dialoghi […] del modo di disegnare le piante delle fortezze secondo Euclide; et del modo di comporre i modelli, et torre in disegno le piante della città, Venezia, appresso Vincenzo Valgrisi & Baldessar Costantini, 1557.

USTC n° 837348
EDIT16 n° 39108

Exemplaire reproduit : Napoli, Biblioteca Nazionale, SALA FARN. 35. D 65

Notices biographiques

Giacomo Lanteri (auteur, dédicateur) RAH
ATMA
(ou Lantieri) (Brescia 1530- Naples 1570

Marcantonio Moro (dédicataire) Chevalier bressan

Autres personnalités citées

Euclide

Girolamo Cataneo