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Arte militare terrestre e maritima; secondo la ragione, e l'uso de piu valorosi capitani antichi, e moderni. Già descritta, e divisa in quattro libri dall'illustrissimo signor Mario Sauorgnano conte di Belgrado; per istruttione de signori suoi nepoti Et hora ridotta alla sua integrità, & politezza da Cesare Campana, da esso data in luce. Con un essatissimo trattato a parte dell'artiglierie. Con una tavola delle cose più notabiliArte militare terrestre e maritima
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ALL’LLUSTRISSIMO ET ECCELLENTISSIMO SIGNORE IL SIGNOR CAMILLO CARACCIOLO Prencipe di Avellino, E CONSIGLIERO DI STATO DEL CATHOLICO RE DI SPAGNA. Cesare Campana

Gran danno apportò al mondo, gli anni a dietro, l'importuna morte dell’Illustrissimo Signor Conte Mario Savorgnano, Cavaliero di senno e di valor singolare, così per la perdita che si fece di un Signore che ne’ governi della pace e della guerra haveva pochi pari, come anche per havergli ella, come spess’ a molti far suole, interrotti li nobilissimi suoi pensieri di voler altamente giovar a’ posteri col ridurre ad arte e con ordine certo e sicuro, la profession militare. Il che poteva promettersi esso per aventura meglio di quel ch'altro fatto si havesse per adietro, come colui che non solo haveva lunga prattica di essa, trovatosi – e giovanetto e di età virile – in molte e diverse imprese di guerra, sicché come giuditiosissimo ch'egli era ne haveva ritratto l'intiero, osservandone le vere cagioni e gli effetti, nella dottissima schola di tanti Capitani che fiorirono sotto l'Imperatore Carlo Quinto, ma oltra di ciò perito, oltr' al mediocre, delle lingue migliori e delle scienze pertinenti ad honorato Cavaliero e versatissimo nelle storie, pareva che non gli restasse impedimento da [p. 001V] rendergli men che perfetta l'opera nella sua mente disegnata. Ma la morte, invidiando all'età future tanto beneficio, tosto che vide poco più ch'abozzato il disegno, non patì che con la finezza e vivacità de’ colori egli si figurasse. E nondimeno, cotanto danno, cagionatoci dalla destruttrice delle cose humane, poteva forse con qualche quietezza di animo sofferirsi, se non si fosse più ingiuriosamente aggiunta la iniquità et impietà degli huomini ; percioché desiderando pur gli Illustrissimi, per istruttion de' quali principalmente l'opera si formava ch'ella, se ben parto abortivo, apportasse qualche giovamento al mondo, la raccommandarono al giuditio di alcuni huomini dotti et saputi (i cui nomi per modestia si tacciono) accioché dalla man loro, né senza lode di pietà, si andasse aggiungendo o risecando, tutto quel di mancamento o di superfluo, ch'il corrente stile dell'autore, vi havesse lasciato nel fervor de' primi concetti. Ma costoro, o tocchi da invidia propostasi prima essi la materia stessa da trattare, o rifiutando superbamente la fatica, nell’altrui fatiche, o scioperatamente disprezzando il già fatto, si è poi veduto che chi si è servito delle cose migliori, in quell'opera trovate, chi dopo lungo tempo senza pur considerarla, e chi mutilata, lacera et conquassata, l'ha restituita a quei Signori. Havendosi ella dunque, dopo tante disaventure, per opera disperata, se n’era deposto ogni pensiero di ristoramento, quando già otto anni sono, l'Illustrissimo Signor Conte Mario, il giovane, hora Marchese anche di Cereseda, Colonnello ordinario, e Condottiere di cavalli della Serenissima Republica me ne fece motto, in Legnago, e poi chiamatomi a Brescia, me ne mostrò li quinterni del libro, tutti sossopra e confusi, che veramente mi cagionarono compassione. Mosso dunque da certo sdegno verso coloro, che così maltrattato l'havevano, e più tosto animoso che giuditioso, troppo di me promettendomi, offerì l'opera mia a quel Signore, e vantaimi di riporlo in istato migliore. Ho poi trovato in prattica la fatica molto maggiore di quello che da principio mi parve, et hovvi penato molti anni, percioché del primo libro se n'era smarrita una gran parte, e negli altri molti essempi e molte autorità mancavano, citati a' luoghi solamente gli autori, o Greci o Latini, né [p. 002R] quelle autorità punto tradotte nella nostra lingua, et alcune cose aggiunte al primo abozzo dall'autore, et attaccata la carta rimessa con cera, si era o tolta dal luogo assegnatole, o del tutto perduta. Aggiungevasi che lo stile non era costante, atteso che le materie rivedute dall'autore erano descritte con maggior politezza, altre non haveva mosse dal primo abozzo, talmente, che nell'inventione, nella dispositione e nella elocutione mi è stato di bisogno affaticarmi assai, accioché l'opera corrispondesse in tutte le parti a se stessa. Confesso di non esser potuto arrivar di gran lunga, ne’ mancamenti, cagionatile dalla inavertenza o malitia degli huomini, a quella grandezza di pensieri, che seminati prima vi haveva l'autore ; e confesso insieme che s'io non havessi havuto per guida un sommario di tutte le materie e di tutto l'ordine di esso, già cavato dal Porcacci (per render a ciascuno l'honor delle sue fatiche) mentr’esso hebbe tutta l'opera intiera, per polirla ; come havria fatto se di quei giorni non fosse morto, in casa di questi Signori, che perciò chiamato l'havevano ; io non haverei potuto far nulla, che bene stesse. Ma quali si siano state le mie vigilie in ciò, io non ne desidero, né me ne prometto altr’honore, né altra lode, se non di haver rimmessa insieme, e rattaccata quella materia, che con assai miglior forma l'autore havrebbe mandata alla luce se la morte, come si è detto, non glie l'havesse impedito, e poscia l'altrui iniquità talmente non l'havesse conquassata, che da huomini dotti e di qualche stima si giudicava il riunirla presso ch'impossibile. Goderò ben'io di esser sottentrato a così grave fatica, e riputerolla molto lieve, et a me profittevole oltramodo, se co'l suo mezo havrò potuto aprirmi degna strada, per venir a far le dovute riverenze all'Illustrissima et Eccellentissima Signoria Vostra ; alla qual già molti anni, havendo io bramato di esser devotissimo servitore, ella con innata benignità ha prevenuto l'effetto del mio desiderio, facendomi, e degno della sua gratia, et accertandomene con illustre testimonio di vera liberalità. Emmi paruto conveniente, che un'opera militare, già formata da Cavaliero intendentissimo di tal'arte, havendola io ridotta a quello essere, che per me si è potuto men reo, dopo tante disaventure avvenutele, non si dovesse da me drizzare ad altri, che all’Eccellenza Vostra : li cui [p. 002V] magnanimi pensieri, et le cui valorose attioni, impiegate all'honoratissimo servitio del suo Prencipe Naturale il grandissimo Re di Spagna Filippo Secondo, mostrarono gli anni adietro, nell'importantissima guerra di Fiandra, quanto egli sia nato e nodrito Prencipe valoroso e veramente guerriero : come colui, che non solo dalla natura, e dall'arte, ma da ogni altra benignità de’ Cieli, ha ottenuto il colmo di tutte quelle doti, che in un gran Capitano, intendente, prò, magnifico, e generoso, più tosto desiderar si sogliono, che riconoscersi in alcuno compitamente. Piaccia al Signor Iddio di conservar lungamente l'Illustrissima persona di Vostra Eccellenza, et a me doni occasione di poterla sempre riverentemente servire, come deva.

Di Venetia a dì 20 di Agosto MDIC

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Références ouvrage

Mario Savorgnano, Arte militare terrestre e maritima; secondo la ragione, e l'uso de piu valorosi capitani antichi, e moderni. Già descritta, e divisa in quattro libri dall'illustrissimo signor Mario Sauorgnano conte di Belgrado; per istruttione de signori suoi nepoti Et hora ridotta alla sua integrità, & politezza da Cesare Campana, da esso data in luce. Con un essatissimo trattato a parte dell'artiglierie. Con una tavola delle cose più notabili, Arte militare terrestre e maritima Venise, Héritiers Francesco De Franceschi, 1599.

USTC n° 855331
EDIT16 n° 28896

Exemplaire reproduit : München, Bayerische Staatsbibliothek, 2 Geneal. 116#Beibd.3

Notices biographiques

Mario Savorgnano (auteur) VIAF n° 40315181
OpenEdition
RAH
(Venise 1513 - Venise 1574). Fils de Girolamo Savorgnan, architecte militaire, conte de Belgrado.

Camillo Caracciolo (dédicataire) Avellinesi
(1563-1617). Il succède à son père, Marino, en 1591 comme prince d’Avellino et duc d’Atripalda. Il se consacre à une carrière militaire, notamment au service du condottière Alessandro Farnese. Il gagne l’estime des rois d’Espagne, notamment de Philippe III qui lui octroie le collier de la Toison d’or. En 1609 il est nommé Grand chancelier de Naples.

Cesare Campana (dédicateur) DBI (1974)
(1540 L’Aquila – 1606 Vicence). Responsable de la publication

Autres personnalités citées

Mario Savorgnano le jeune

Philippe III

Tommaso Porcacchi DBI (2016)

Charles Quint

Philippe II