










Di dolce et gratiosa natura Magnifico conte, si può dire che fusse Buon Mauro, il quale per utile et giovamento universalmente di ogni huomo di latino a questa lingua volgare cercò di rapportare i X libri de l’Architettura di Vetruvio, veramente opera a gran commodo et necessità lasciata in man de’ posteri. Similmente dopo costui, che fossino Agustin Gallo, Aluigi Pirovani et Cesaro Cesariani, da i quali conoscendo che per tutto non si era la mente di Vetruvio exposta, anzi in moltissimi luoghi in esso haver di più luce et chiarezza bisogno, parimente con diligentia grande et molta industria d’essi eccellenti Professori di questa arte, volseno farvici commento, et con la loro expositione abbondevolmente compire in modo che cosa più da questo canto non si dovesse disiderare. Ma poi anchor loro non havere pienamente nell’exporre qualunque intelligenza contentata, imperciò che oscuramente hanno parlato et con vocaboli et ragioni et auttoritati latine, tra me medesimo cominciai a pensare di non potere per aventura fare opera la quale più giovevole et grata fusse a questi huomini senza lictere, quanto che da questa mia poca dexterità et habitudine in essa arte, di soplire a’ diffetti del primo et de’ secondi. Et come che più ragioni mi movessino a dover farlo (per esser quella molto più a persone di mano che di scienza bisognevole et opportuna) fu la potissima questa, che essendo io bene spesso da molti stato d’alcuna cosa sopra di ciò ricercato di dire et per il più in altri pensieri astratto, poco soddisfatti mandandoli, dubbito che per questa non si siano fatti a credere ch’io o per ignoranza o più presto per malignità di natura, non l’habbia voluto mostrare. Là onde per rimovere cotal loro opinioni, che pur so anchor io tutti esser nati per dover giovare, né cosa più potessi fare grata di questa, con tutta quella diligenza d’ingegno la quale può usare un cotal fatto pittore, mi sono affaticato la metà dei X libri, primamente il texto et di poi la expositione, da le lor cose latine et oscure, riducere in questi nostri volgari et appertissimi. [p. 002V] Maxime, più exquisitamente trattando i luoghi che non erano bene intesi et dichiarati et aggiontovi di molte altre figure a più chiarezza d’intelligentia et in ultimo la tavola per nuovo modo aggevolissima nel ritrovare qualunque cosa si voglia. Ma già ispeditomi di dare al primo corpo luce et in questo foglio per più mia sodisfatione mi sovviene essermi debbito officio a dover fare, sì come si legge haver fatto gli antiqui, i quali ogni lor prima cosa presentavano a gli Dii, che io alla vostra Signoria, in segno di sincero amore et osservantia, questa mia fatiga come ella si sia, gl’intitoli et doni, sì come a quella che meritarebbe via più pregiato et maggior dono di questo, la quel ne i primi anni giovenili prese costumi et conditione illustre sotto il grande et invittissimo capitano, il Zito lo Perugino et dipoi appresso lo Illustrissimo signore quarto Malatesta Baglioni, capitano generale delle fantarie della Illustrissima S. di Vinetia, s’impetro luce di grandissima auttorità et maggiorezza nel governo di tutte le sue lancie spezzate et per questo più di giorno in giorno nella sua Città co ‘i primi esser chiaro et riguardoso, et tanto più anchora lo deggio fare quanto che non solo di questa scienza sommamente dilettare la veggio, ma d’ogni altra bella virtù et come conte prudentissimo et cortese piacerli gli huomini scienti et della patria et strani, et loro parimente abbracciare ingrandire et honorare. Per la qual cosa non altrimente tra l’altre sue virtuti immortali compare che riccha gemma si faccia in forbito oro, tal che di tutte le parti a li antiqui suoi avi, i quali ne la patria sempre sono vissi meritamente et di grado, si mostra superiore non che conforme. Ma per non prolissarmi in quello che ad ogniuno per la sua luce è chiaro, V.S. si contenterà di gratamente ricevere il dono, il quale comunque egli è per le nobili inventioni et mature industrie de gli antiqui alla vita humana bisognevoli, toltasi alcuna volta per quiete dalle molte occupationi, spero che dolce contentezza le darà et non poco piacere; appresso incontra gli altrui biasmi diffensione alcuna non le chiedo, imperò che mi stimo che gl’huomini idioti molto via più a l’utile et al giovamento che quindi ne viene guarderanno che a gli errori, che per aventura de’ molti esser ne possono sì come di colui il quale è nato huomo come gli altri. E gli addottrinati (che più ragionevolmente sel potrebbono fare) a Vetruvio istesso integro et senza diffetto alcuno, nelli loro bisogni potranno aggievolmente ricorrere et felicissima viva de’ suoi ricordevoli.
In Perugia il primo di Novembre MDXXXIIMarcus Pollio Vitruvius, Architettura con il suo commento et figure. Vetruvio in volgar lingua raportato per m. Gianbatista Caporali di Perugia, Traduction et commentaire d'oeuvre Giovanbattista Caporali, Perugia, Giano Bigazzini, 1536.
Exemplaire reproduit : Paris, Bibliothèque Nationale de France, Rès V 323
Marcus Pollio Vitruvius (auteur)
Giovanbattista Caporali
(traducteur, dédicateur)
DBI (1975)
Giano Bigazzini
(dédicataire, éditeur)
DBI (1968)
Fiche de L. Cellauro (2010) Architectura