








Considerando quanto Vostra Eccellenza si sia sempre dilettata di tutte le virtù, et di tutte le buone arti, et particularmente della Architettura, et vedendo con quanto studio et diligentia ella sempre si sia ingegnata, che coloro che hanno havuto a mettere ad effetto le molte, grandi, et varie muraglie che per tutto lo stato di quella, parte per fortificatione, parte per bisogno, et parte per ornamento ha fatte fare conoscessino il buono, et andassino quanto più potevano ritrovando quelle regole migliori, et quei modi più veri, che già usarono i Romani antichi, hora esortandoli ad esaminare diligentemente le cose scritte da Vitruvio, hora a misurare et a considerare quelle reliquie che ancora ci restano della grandezza dello Imperio romano, hora mostrandoli con la vivacità et prontezza del suo divino ingegno, non solamente quelle cose che da per loro stessi non conoscevano, ma quelle ancora, che né dagli scritti di Vitruvio, né da le muraglie antiche havevano sapute cavare, applicai l’animo a volere tradurre l’Architettura di Leonbatista Alberti, et quale ella mi riuscisse dedicarla a V. E. non perché quella havesse a imparare da essa cosa alcuna (percioché che cosa può imparare di questa nobilissima arte chi et per molto studio, et per lunga esperienza, et per naturale inclinatione, et per acutezza d’ingegno è in quella essercitassimo?), ma più tosto perchè essendo ella già stata dedicata da Bernardo fratello di Leonbatista alla felice memoria del Magnifico Lorenzo de Medici in lingua latina, mi pareva che in questa nostra lingua ancora se le aspettasse lo uscir fuori sotto il nome della Eccellenza Vostra ad utilità comune di coloro, che non havendo notitia della lingua latina, si dilettano di questa nobilissima arte, accioché e’ si potessino godere le belle fatiche di Leonbatista, le lodi del quale non fa mestiero raccontare, percioché oltre alle molte, et belle, et utili opere che et nell’una et nell’altra lingua di lui si truovano, a me pare che questa sola della Architettura sia tale che lodi a ba [p. 001V] stanza il bello ingegno, la molta dottrina, la accurata diligenzia, la gran fatica, et il lungo studio di quello, et che chi vorrà, spogliato al tutto di passione, giudicare il vero, conoscerà questa sua fatica non solamente essere stata et bella et utile, ma necessaria ancora. Conciosia che egli aperse largamente quelli ascosi segreti, che negli oscuri scritti di Vitruvio erano rinchiusi, et insegnò molte cose, che egli andò considerando, misurando, et conietturado da gli antichi edifitii, grandemente necessarie alla vita humana, le quali non si ritrovando né in Vitruvio né in altri ancora, mi accesono di ardentissimo desiderio di cavarle in luce. Et per mandarle fuori quanto più potevo corrette, andai raccogliendo quanto più diuersi testi potevo, et mi sono ingegnato parte servedomi di essi, parte accordando il testo con il testo stesso, secondo che dalla intentione, o da gli scritti dello Autore ho saputo, o potuto conietturare, di correggere quelli errori che non pochi si ritrovavano ne’ testi latini, anzi tanti et di tanta importanza che più volte mi havevano quasi che sbigottito, et fattomi ritirare dalla impresa, se non che pur finalmente confortato da la buona memoria di M. Francesco Campana, mi messi a darli fine, aggiugnendoci in disegno le Piante, i Proffili, et le Faccie de varii edifitii descritti da lo Autore, parte disegnati come egli stesso apunto gli descrive, parte ancora come a me è parso che egli ne habbia voluti descrivere alcuni che non era possibile di metterli mediante i suoi scritti così a pieno in disegno. Del che potrei forse da alcuni essere biasimato, così come mi potriano ancora dannare dello essermi messo, quasi troppo animoso, a tradurre uno Autore, che non solo è difficile mediante la materia di che egli tratta, ma mediante i nomi non pur latini antichi et approvati, ma nuovi et da lui stesso composti. Nondimeno io pur mi persuado anzi tengo per certo, che questi miei studii non solo si libereranno da un tale biasimo, ma che senza troppo timore potranno comparire infra gli altri, nel conspetto di ciascuno difesi solamente dalla ombra di V. E., la quale sarà contenta di accettarli non come dono conveniente alle regali doti dello animo suo, ma come possibili al basso potere et al poco saper mio, che ad immitatione di quel Greco, che presentando Cesare Augusto disse "Sacra Maiestà, questo mio presente non è secondo la gran fortuna, et le molte qualità tue, ma è secondo il poter mio, che se più havessi, più ti darei", ne fo dono a V. E. pregandola solamente che infra le sue tante grandezze, se la domanda non è però troppo altiera, alcuna volta si ricordi di me, come di suo fedelissimo servidore.
Di V. Illustrissima et Eccellentissima Signoria
Humilissimo et devotissimo servidore
Cosimo Bartholi.
Leon Battista Alberti, L'architettura. Con la aggiunta de disegni, Traduction et commentaire d'oeuvre Cosimo Bartoli, Firenze, Lorenzo Torrentino, 1550.
Exemplaire reproduit : Zurich, ETH Bibliotek, Rar 9906
Leon Battista Alberti
(auteur)
DBI (1960)
Cosimo Bartoli
(traducteur, dédicateur)
DBI (1964)
Cosimo I de' Medici duc de Florence
(dédicataire)
DBI (1984)
Lorenzo de Medici DBI (2009)
Francesco Campana DBI (1974)