








PERVENENDOME A Noticia, eccellentissimo et illustre signore, oltra del tuo pristino et continuato habito de tante memorande virtù et gloriosi gesti de cui notissima fama nelle decorate stelle trascende novamente del suave essercitio de Agricoltura delettarte, questo mio picolo libretto de la medesma opera trattante donarte deliberai. Et benché a tanta grandeza de animo et nobiltà de ingegno quale in tua Signoria relustrare se vede più alta materia et più elegante stilo requisito se havria, nientedimeno non come cosa conveniente a te, ma secondo alle mie deboli forze et intensa voluntà de servirte questo compensarai, supplicandote anchora con ogni debita reverentia che de accettarlo et legerlo ti degni. Non ch’io prosumesse circa el detto magisterio documento alcuno mostrarte perché effetto de dottrina non se trova che tu de quello piena scientia non habbi, ma succedere potrebbe che forse la tua curiosa mente a più sublime studio et desciplina eretta che questi minimi della sua memoria postergati havesse. Però quanti diversi modi et novi esperimenti de cultivare io te dirò non per tuo amaestramento, ma per humile recordo prenderai et non come imparati, ma come recordati da [p. 001V] esperte mani usargli farai. Accioché con più facilità et meno fatiga el tuo gracioso giardino gubernare posse ben che necessario de guberno non habbia che per el nome solamente d’esser tuo in tanta eccellentia se trova che quanti per lo passato fuoro et quanti al presente memorabili sono da quello estinti et denigrati restano de modo che fama de tale sua bellezza le fanciulle hesperide sentendo vinte de invidia lo fatidico orto et gli aurei pomi in eterna ruina hanno posto. De la qual cosa Pomona letabonda ha lo amato Vertunno habbandonato et per refermare el tuo commosso animo alli suoi quieti studii con tanta dolcezza negli tuoi belli et affabili arbori se forza demonstrarse a tal che tu de quella sospinto te prenda piacere che de continuo el tuo giardino te veda et con el mio recordo nella tua serenissima et illustre memoria el tuo pratico agricola comandarai et quanti artifici et diversi modi de cultivare tutti a tua voluntà et per tuo sapere farse, massimamente questo non essendo misterio de villana gente, ma de gentili et maccanichi spiriti a cui da ogni hora essercitarlo videmo et quello solo non lo usa che ad operare nol sa. Onde tu secondo el mio ordine usandolo et trovando le perfettione come spero unica delettatione ne gustarai. De la quale altra remuneratione non domando eccetto che con allegra fronte nel numero de tuoi più minimi ma fedeli servitori mi recogli. Vale.
Antonino Venuti, De agricultura opusculum, Venezia, Melchiore Sessa, 1536.
Exemplaire reproduit : Paris, Bibliothèque Mazarine, 28780-5
Antonino Venuti
(auteur, dédicateur)
VIAF n° 205140551
Originaire de Noto (Sicile)
Federico Abbatelli Cardona
comte de Cammarata
(dédicataire)
DBI (1974)
R. P. Abbamonte, Il “De Agricoltura opusculum” di Antonino Venuto. Edizione diplomatico-interpretativa, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2008.