












TRA tutte le cose honorate, Cortesissimo Signor mio, con le quali l’huomo si può trattenere, con qualche dignità, una è l’Agricoltura, alla quale io non so vedere quale altra cosa se le possa agguagliare. Ché se noi favelliamo della mercatantia quale ufficio, o qual traffico si trova in questo mondo che sia più pericoloso al corpo et all’anima di lei? Perciò che ella è piena di travagli, di sollecitudini, di paure et quel ch’è peggio, d’inganni, di pergiuri et di falsità. Et ancora che la militia in apparenza paia superiore a tutte l’altre, nondimeno io crederò che la quiete et l’innocenza sia molto più desiderabile all’huomo che l’inquietudine et la crudeltà. Stimano i savi che l’attendere all’agricoltura sia vita santa, vita sicura, piena per se medesima [p. 001V] d’innocentia, et aliena molto dal peccato, perché ella toglie via l’otio dannoso alla vita humana, si conserva la sanità; si allungano gli anni e si fugge quella peste crudele della ambitione. Quanto poi ella dia consolatione et piacere, così a coloro che veggono la sua bellezza superficialmente, come a’ filosofanti et a' gli huomini di valore nelle dottrine et che sono speculatori de’ secreti di ciascuna cosa, è così chiaro et manifesto che non bisogna che io mi affatichi in dimostrarlo, percioché essi hanno tutta via occasione di stupire della grandezza di Dio, et di benedirlo et ringratiarlo sempre, considerando i beneficij infiniti che esso ci fa continovamente poi che egli per sua bontà crea sempre tante et sì diverse cose, secondo i tempi per nostro servigio. Dell’utile non ne favello. Solamente dirò che senza l’agricoltura non si può vivere et che ella contiene in sé perfettamente quelle tre sorti di beni che non si trovano cosi agevolmente uniti in ogni essercitio, cioè utile, piacere et honore, et gli contiene per sì fatto modo, che di qua ci giovano alla vita presente, et ne inviano di là alla vita eterna, perché sì come l’agricoltura fa buono il corpo, così anco fa buona la anima, contraria all’otio che fa male all’anima e al corpo. Questo modo di vivere è il più antico di tutti gli altri et si diedero all’agricoltura in ogni tempo, sommi Re, sommi Principi, sommi Patriarchi et sommi Profeti, et fu liberamente permessa dalle leggi a’ sacerdoti di Dio, onde riferisce Catone, che quando i Romani volevano lodare alcuno compiutamente solevano dire che egli era buono agricoltore. Et certo che fin tanto che essi elessero Capitani a’ loro esserciti lavoratori de campi, conservarono la loro libertà et la loro innocenza vivendo virtuosamente, et s’impatronirono della maggior parte del [p. 002R] mondo. Ma perché mi vado io distendendo in questa materia, se si sa per ogniuno che nobilissimi Imperadori Principi et Re, et nobilissimi Filosofi hanno scritto copiosamente dell’Agricoltura? Ora in così fatta arte nel vero nobile et piena di utile et di piacere, havendo io trovato il presente libro scritto dal Sig. Gabriello Alfonso di Herrera gentilhuomo Spagnuolo, ho voluto che egli venga a luce per le mie mani sotto lo honorato nome di V. Mag. non perché io non sia più che certo che ella sa molte belle et honorate cose intorno a questa materia, ma per mostrarle quanto io le porti affettione per le sue rare et illustri qualità, le quali non pure son conosciute dalla sua città di Padova, ma anco da tutta questa felicissima Repubblica, i cui Senatori principali l’amano, la honorano et l’accarezzano quanto ella merita per la bontà sua, per la sua destrezza nel trattare i negotij et publici et privati, et per la preminenza del suo veramente antichissimo et nobilissimo sangue, il quale altre volte correndo nel mondo sotto nome di Dauli ricordati nelle historie fra’ principali edificatori di questa sempiterna città, è stato in ogni secolo riguardevole nella città di Padova et mantenuto con riputatione et grandezza da infiniti huomini chiarissimi della sua famiglia et con lettere et con armi in ogni tempo. La qual mia affettione, ancora che alla V. Mag. non importi molto, pure ella non dee esser se non gradita, conciosiaché anco io sono uno di quelli che l’ama et l’osserva et che la celebra con puro cuore et sincero. Et tanto più crebbe in me il desiderio di riverirla et di honorarla quanto ch’ella mi mostrò per sue lettere pochi dì sono la prontezza dell’animo suo, alle quali se non ho risposto, come io doveva, me ne scusi per molte cagioni. Et con quell’animo ch’ella mi scrisse allhora, con quel [p. 002V] medesimo riceva la presente opera in vece di risposta. Avertisco bene la M. V. che s’ella troverà per aventura nel presente libro vocaboli non così regolati, et secondo la buona lingua Thoscana, non se ne dia maraviglia, perciò che chi lo scrisse, lo scrisse in lingua Spagnuola et chi lo tradusse nella Volgare (che fu Mambrino Roseo da Fabriano) lo tradusse in lingua Romana moderna o Italiana comune. Et a me non è punto piaciuto di rimuovergli dalla lor forma, perché s’al Roseo ha paruto d’usar la lingua in così fatta traduttione a suo modo, sarei stato troppo ardito a metter la mano nell’altrui biade. Lo riceva adunque lietamente, et si degni d’amarmi et comandarmi.
Gabriel Alonso de Herrera, Agricoltura tratta da diversi antichi et moderni scrittori, traduction et commentaire d'oeuvre Mambrino Roseo da Fabriano, Venezia, Francesco Sansovino, 1568.
Exemplaire reproduit : München, Bayerische Staatsbibliotek, 4 Oecon. 182
Gabriel Alonso de Herrera
(auteur)
RAH
Mambrino Roseo
(traducteur)
DBI (2017)
Francesco Sansovino
(éditeur scientifique, dédicateur)
DBI (2019)
Antonio Dotto de’ Dauli (dédicataire) Membre de la famille padouane Dotto de’ Dauli